{"id":7802,"date":"2023-04-21T06:30:06","date_gmt":"2023-04-21T04:30:06","guid":{"rendered":"https:\/\/www.mastereditoria.it\/ilblog\/?p=7802"},"modified":"2023-04-20T12:02:02","modified_gmt":"2023-04-20T10:02:02","slug":"maria-grazia-calandrone-memorie-ricostruite","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.mastereditoria.it\/ilblog\/maria-grazia-calandrone-memorie-ricostruite\/","title":{"rendered":"Maria Grazia Calandrone: memorie ricostruite"},"content":{"rendered":"<blockquote>\n<p style=\"margin: 0cm;text-align: left\">Ogni cosa che ho visto di te,<\/p>\n<p style=\"margin: 0cm;text-align: left\">te la restituisco amata.<\/p>\n<\/blockquote>\n<p>Con questo esergo si apre <em>Dove non mi hai portata<\/em>, il romanzo con cui Maria Grazia Calandrone (1964) torna nella <strong>dozzina<\/strong> del Premio Strega per l&#8217;edizione LXXVII. Pubblicato da Einaudi nella collana \u201cSupercoralli\u201d, viene cos\u00ec presentato dal poeta e saggista Franco Buffoni (ottobre 2022):<\/p>\n<blockquote><p>Propongo la candidatura del romanzo per due fondamentali motivi: la tenuta stilistica che non viene mai meno nelle 247 pagine del volume; la capacit\u00e0 dell\u2019autrice di coinvolgere il lettore in una vicenda storica e umana al calor bianco. [\u2026] un ritratto nitido, al contempo profondamente partecipe, ferocemente oggettivo ed emblematico nella sua attualit\u00e0.<\/p>\n<p><em>Dalla <a href=\"https:\/\/premiostrega.it\/PS\/libro\/dove-non-mi-hai-portata\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">pagina<\/a> del sito del Premio Strega dedicata a <\/em>Dove non mi hai portata.<\/p><\/blockquote>\n<p>La scelta di Buffoni si allinea a quella di altre proposte in gara che trattano dei rapporti familiari. \u00c8 il caso di <em>Mi limitavo ad amare t<\/em>e di Rossella Postorino (Feltrinelli), <em>Una minima infelicit<\/em>\u00e0 di Carmen Verde (Neri Pozza) e <em>Come d&#8217;aria<\/em> di Ada d&#8217;Adamo (Elliot). Nelle opere di Maria Grazia Calandrone, in particolare, il tema del rapporto madre-figlia viene esplorato sia in versi che in prosa.<\/p>\n<h4><em>Splendi come vita<\/em> e l&#8217;ingresso nella dozzina del 2021<\/h4>\n<p><img decoding=\"async\" class=\"alignleft wp-image-7816\" src=\"https:\/\/www.mastereditoria.it\/ilblog\/wp-content\/uploads\/2023\/04\/Splendi-come-vita-Calandrone-204x300.jpg\" alt=\"Splendi come vita, Maria Grazia Calandrone\" width=\"143\" height=\"210\" srcset=\"https:\/\/www.mastereditoria.it\/ilblog\/wp-content\/uploads\/2023\/04\/Splendi-come-vita-Calandrone-204x300.jpg 204w, https:\/\/www.mastereditoria.it\/ilblog\/wp-content\/uploads\/2023\/04\/Splendi-come-vita-Calandrone-16x24.jpg 16w, https:\/\/www.mastereditoria.it\/ilblog\/wp-content\/uploads\/2023\/04\/Splendi-come-vita-Calandrone-24x36.jpg 24w, https:\/\/www.mastereditoria.it\/ilblog\/wp-content\/uploads\/2023\/04\/Splendi-come-vita-Calandrone-33x48.jpg 33w, https:\/\/www.mastereditoria.it\/ilblog\/wp-content\/uploads\/2023\/04\/Splendi-come-vita-Calandrone.jpg 536w\" sizes=\"(max-width: 143px) 100vw, 143px\" \/><\/p>\n<p>Poetessa e scrittrice, drammaturga e artista visiva, ma anche autrice e conduttrice di programmi Rai, scrive per il \u201cIl Corriere della Sera\u201d, ed \u00e8 impegnata nel sociale con laboratori di poesia in scuole e carceri. <em>Splendi come vita<\/em> (Ponte alle Grazie, 2021) \u00e8 il romanzo\/lettera in cui Maria Grazia Calandrone racconta la sua storia di amore e disamore con la madre adottiva Consolazione (Ione). Il romanzo \u2013 composto da intime pagine di diario, ricordi feroci e ferite aperte \u2013 permette alla scrittrice di entrare nella dozzina del <strong>Premio Strega 2021<\/strong>, ma soprattutto la porta a raccogliere testimonianze e informazioni su un episodio di abbandono \u2013 avvenuto nell\u2019estate del 1965 \u2013 all\u2019entrata del parco romano di Villa Borghese.<\/p>\n<h4><\/h4>\n<h4>Unire i punti: <em>Dove non mi hai portata<\/em><\/h4>\n<p>In <em>Dove non mi hai portata<\/em>, ricostruendo la storia delle vite dei\u00a0genitori, Calandrone spezza la prosa con <strong>versi taglienti<\/strong> che, a partire dagli spazi grafici, si immergono nell\u2019io di quella bambina di otto mesi, che scopriremo essere lei. La ricostruzione della verit\u00e0 parte dai luoghi in cui Lucia, sua madre biologica, nasce e vive, agognando un futuro migliore. L\u2019autrice tesse una trama che, a partire dai dolori di un sud retrogrado, mostra il <strong>volto dell\u2019Italia<\/strong> che negli anni cinquanta e sessanta \u00e8 nel boom economico, ma \u00e8 ancora madre degli articoli 559 e 560 del codice penale che condannano rispettivamente l\u2019adulterio e il concubinato da parte della donna \u2013 dichiarati incostituzionali, in tutti i comma, solo con la sentenza n. 147 del 3 dicembre 1969. Cinquant\u2019anni dopo, nel 2021, Calandrone si mette in macchina, con al fianco sua figlia Anna, e inizia un viaggio tra gli spazi vissuti da sua madre, obbligata ad accettare un matrimonio privo di amore e denso di solitudine e umiliazioni, condannata dal suo paese \u2013 e dalla legge \u2013 per aver amato un altro uomo e aver rifiutato la permanenza sotto il violento tetto coniugale.<\/p>\n<p>Le parole di Calandrone si vestono dell\u2019emarginazione che perseguita Lucia e Giuseppe, da Palata a Milano, dove l\u2019inquietudine degli amanti non gli permette di reinventarsi una nuova vita nell\u2019attesa del frutto del loro amore. Attraverso documenti anagrafici, lettere e pagine di cronaca, l\u2019autrice ci consegna la tenerezza e il mistero delle ultime ore di vita dei suoi genitori, <strong>dall\u2019abbandono al loro suicidio<\/strong> nelle acque del Tevere, dove Lucia non l\u2019ha portata. Calandrone ci mette di fronte a indizi che, dapprima frammentari, si fanno ipotesi, smentite e racconto: la successione degli spostamenti, l\u2019indagine sugli oggetti che Lucia e Giuseppe si lasciano dietro, lo studio delle modalit\u00e0 in cui un corpo pu\u00f2 morire, la lettera spedita a \u201cL\u2019Unit\u00e0\u201d e pubblicata dal giornale nel 1965.<\/p>\n<p>Il ritmo della narrazione viene scandito in momenti e pause precise, dove la scrittrice riflette e immagina, utilizzando il <strong>dialetto molisano<\/strong> per connotare la dimensione della voce sociale che ha oppresso la vita di Lucia, e i <strong>versi latini<\/strong> come preghiere, a rendere solenni i pensieri attraverso i quali impara a conoscerla e capirla. L\u2019autrice indaga lo strato sotto la superficie, ribaltando il suo ruolo di figlia e divenendo madre compassionevole che nell\u2019imperativo di trovare Lucia, la incontra e la rende poesia.<\/p>\n<h6 style=\"text-align: right\">Alessia Bova<\/h6>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Ogni cosa che ho visto di te, te la restituisco amata. Con questo esergo si apre Dove non mi hai portata, il romanzo con cui Maria Grazia Calandrone (1964) torna nella dozzina del Premio Strega per l&#8217;edizione LXXVII. Pubblicato da Einaudi nella collana \u201cSupercoralli\u201d, viene cos\u00ec presentato dal poeta e saggista Franco Buffoni (ottobre 2022): Propongo la candidatura del romanzo per due fondamentali motivi: la tenuta stilistica che non viene mai meno nelle 247 pagine del volume; la capacit\u00e0 dell\u2019autrice di coinvolgere il lettore in una vicenda storica e umana al calor bianco. 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