{"id":8472,"date":"2024-05-22T15:23:09","date_gmt":"2024-05-22T13:23:09","guid":{"rendered":"https:\/\/www.mastereditoria.it\/ilblog\/?p=8472"},"modified":"2024-05-22T15:49:10","modified_gmt":"2024-05-22T13:49:10","slug":"la-mia-ingeborg-storia-di-unautodistruzione-centrifuga","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.mastereditoria.it\/ilblog\/la-mia-ingeborg-storia-di-unautodistruzione-centrifuga\/","title":{"rendered":"La mia Ingeborg: storia di un&#8217;autodistruzione centrifuga"},"content":{"rendered":"<p><em>La mia Ingeborg<\/em> \u00e8 un romanzo <em>sui generis<\/em>: <strong>una storia d\u2019amore carica della suspence propria del thriller<\/strong>. Uscita dalla penna di <strong>Tore Renberg<\/strong> (Stavanger, classe \u201972), l\u2019opera entra nel panorama editoriale norvegese nel 2020, per giungere in Italia lo scorso febbraio (Fazi Editore, collana \u201cLe strade\u201d, 2024). Si tratta di un romanzo forte nel suo essere scomodo: carico di paradossi, lascia al lettore l\u2019onere di districarsi nel<strong> groviglio di sentimenti contrastanti<\/strong> che scatena costantemente. Racconta la<strong> storia di un uomo autodistruttivo che riesce a visualizzare s\u00e9 stesso nel mondo soltanto attraverso una lente: sua moglie<\/strong>. Tollak \u00e8, per s\u00e9 stesso come per i suoi compaesani, <strong>\u00abTollak di Ingeborg\u00bb<\/strong> (<em>Tollak til Ingeborg<\/em>, titolo originale del romanzo), compagna amata fuor di misura che, scomparendo, ha sottratto al marito la possibilit\u00e0 di vivere il presente. <strong>Condannato a un\u2019esistenza di dolore<\/strong>, l\u2019uomo dichiara:<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<blockquote><p>\u00abAppartengo al passato. Lungi da me l\u2019idea di trovare il mio posto da qualsiasi altra parte\u00bb.<\/p><\/blockquote>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>La narrazione prepara sin da subito lettrici e lettori a quello che sar\u00e0 l\u2019evento cruciale del romanzo, situato nelle ultime pagine: <strong>la visita a casa, pretesa con urgenza da Tollak, da parte dei figli<\/strong>, la cui quotidianit\u00e0 si dispiega ormai lontano dal paesino norvegese in cui sono nati e cresciuti. Nell\u2019attesa dell\u2019arrivo di Hillevi e Jan Vidar, la vita coniugale di Tollak al fianco di Ingeborg si snocciola tra le pagine, carica di <strong>crude verit\u00e0 celate<\/strong>, la cui resa dei conti si avr\u00e0 nell\u2019unico vero \u2013 quanto doloroso \u2013 dialogo di un padre taciturno con due figli inaccessibili, fisicamente ed emotivamente. La storia, incentrata sul nucleo familiare di Tollak, avvolge un\u2019ulteriore figura, quella di <strong>Oddo, della cui cura Tollak ha deciso di farsi carico<\/strong>, manifestando un\u2019<strong>empatia atipica per il suo personaggio<\/strong>. Tale empatia \u00e8 strettamente connessa alla comunanza del male che affligge lui e \u00abOddoloscemo\u00bb, infelice epiteto affibbiato al ragazzo dai coetanei: <strong>entrambi sono incapaci di relazionarsi all\u2019esterno mediante i codici comportamentali cui tutti ricorrono<\/strong>.<\/p>\n<p>\u00c8 <strong>un romanzo quanto mai contemporaneo nella narrazione della decadenza<\/strong>. Tollak (nome che significa \u201cguerra\u201d, \u201clotta\u201d) \u00e8 un uomo restio a quel progresso che vorrebbe dal maschio l\u2019esplicitazione dei propri sentimenti, a s\u00e9 stesso e agli altri. Nascondendosi dietro al mito del \u201csi \u00e8 sempre fatto cos\u00ec\u201d, il protagonista si rende cieco a una verit\u00e0 che ha davanti agli occhi: <strong>rifuggire l\u2019espressione di ci\u00f2 che ha provato e che prova non far\u00e0 altro che privarlo di ogni cosa<\/strong>, in un processo che non \u00e8 una distruzione sub\u00ecta, ma un\u2019autodistruzione innescata \u2013 non del tutto inconsciamente.<\/p>\n<p><strong>La copertina, illustrazione di Alisher Kushakov, raffigura un abbraccio di colori caldi<\/strong>, che fa pregustare al lettore il racconto di un<strong> amore forte e riparatore<\/strong>. Ma \u00e8 gi\u00e0 dalle prime pagine che ci si trova a fare i conti con un uomo complesso, crudo persino nel modo in cui esprime l\u2019amore e la sua perdita:<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<blockquote><p>\u00abLei mi manca cos\u00ec tanto che mi sembra di sanguinare dietro gli occhi\u00bb.<\/p><\/blockquote>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>La scrittura di Renberg \u00e8 sassosa e aspra<\/strong>, cos\u00ec come lo sono le immagini: la torbiera, luogo dove vita e morte si fondono ciclicamente, diventa la sede deputata ai momenti in cui il protagonista ha esigenza di riflettere. La <strong>narrazione in prima persona<\/strong> \u2013 molto vicina al monologo \u2013 rende il mondo intorno a Tollak un accidente, eccezion fatta per Ingeborg, la cui percezione \u00e8 coerentemente radicata dentro di lui. <strong>Lo stile \u00e8 asciutto, il linguaggio \u00a0ruvido, il ritmo incalzante<\/strong>. La <strong>traduzione \u00e8 di Margherita Podest\u00e0 Heir<\/strong>, traduttrice del Premio Nobel 2023 Jon Fosse. Podest\u00e0 Heir, come riportato da Angelo Ferracuti nella \u201cLettura\u201d (\u201cIl Corriere della Sera\u201d), ha entusiasticamente definito il romanzo di Renberg uno tra i migliori libri che abbia mai letto e tradotto.<\/p>\n<p>La quarta di copertina presenta in rassegna i pareri positivi che il panorama editoriale internazionale ha espresso sul testo di Renberg: il romanzo si \u00e8 infatti aggiudicato il <strong>Premio dei Librai norvegesi<\/strong>, il <strong>Premio dei blogger di libri norvegesi<\/strong> e il <strong>Premio Ordknappen<\/strong>. Ne risulta che la comparsa del titolo nel catalogo di Fazi Editore, che coincide con l\u2019ingresso dell\u2019autore nel panorama letterario italiano, sia una conquista per la collettivit\u00e0 intera. A conferma di ci\u00f2, la <strong>candidatura del romanzo al Premio Strega Europeo 2024<\/strong>.<\/p>\n<p><strong>Il titolo italiano restituisce chiaramente il bipolarismo di un amore tanto forte quanto totalizzante<\/strong>. Il destino di Ingeborg \u00e8 stato rinunciare a s\u00e9 stessa, e Tollak ne \u00e8 del tutto consapevole:<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<blockquote><p>\u00abAvrei potuto darle quello che desiderava cos\u00ec tanto \u2013 <em>Un po\u2019 pi\u00f9 di vita intorno a me, Tollak<\/em> \u2013 invece non l\u2019ho fatto. Non riesco ad avere troppa gente intorno. Con il passare degli anni lo aveva capito poco alla volta e alla fine avevamo trovato il nostro modo quieto e silenzioso di vivere, il mio\u00bb.<\/p><\/blockquote>\n<h6 style=\"text-align: right\"><strong>Laura Lanciotti<\/strong><\/h6>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La mia Ingeborg \u00e8 un romanzo sui generis: una storia d\u2019amore carica della suspence propria del thriller. Uscita dalla penna di Tore Renberg (Stavanger, classe \u201972), l\u2019opera entra nel panorama editoriale norvegese nel 2020, per giungere in Italia lo scorso febbraio (Fazi Editore, collana \u201cLe strade\u201d, 2024). Si tratta di un romanzo forte nel suo essere scomodo: carico di paradossi, lascia al lettore l\u2019onere di districarsi nel groviglio di sentimenti contrastanti che scatena costantemente. Racconta la storia di un uomo autodistruttivo che riesce a visualizzare s\u00e9 stesso nel mondo soltanto attraverso una lente: sua moglie. Tollak \u00e8, per s\u00e9 stesso come per i suoi compaesani, \u00abTollak di Ingeborg\u00bb (Tollak til Ingeborg, titolo originale del romanzo), compagna amata fuor di misura che, scomparendo, ha sottratto al marito la possibilit\u00e0 di vivere il presente. Condannato a un\u2019esistenza di dolore, l\u2019uomo dichiara: &nbsp; \u00abAppartengo al passato. Lungi da me l\u2019idea di trovare il mio posto da qualsiasi altra parte\u00bb. &nbsp; La narrazione prepara sin da subito lettrici e lettori a quello che sar\u00e0 l\u2019evento cruciale del romanzo, situato nelle ultime pagine: la visita a casa, pretesa con urgenza da Tollak, da parte dei figli, la cui quotidianit\u00e0 si dispiega ormai lontano dal paesino norvegese in cui sono nati e cresciuti. Nell\u2019attesa dell\u2019arrivo di Hillevi e Jan Vidar, la vita coniugale di Tollak al fianco di Ingeborg si snocciola tra le pagine, carica di crude verit\u00e0 celate, la cui resa dei conti si avr\u00e0 nell\u2019unico vero \u2013 quanto doloroso \u2013 dialogo di un padre taciturno con due figli inaccessibili, fisicamente ed emotivamente. La storia, incentrata sul nucleo familiare di Tollak, avvolge un\u2019ulteriore figura, quella di Oddo, della cui cura Tollak ha deciso di farsi carico, manifestando un\u2019empatia atipica per il suo personaggio. Tale empatia \u00e8 strettamente connessa alla comunanza del male che affligge lui e \u00abOddoloscemo\u00bb, infelice epiteto affibbiato al ragazzo dai coetanei: entrambi sono incapaci di relazionarsi all\u2019esterno mediante i codici comportamentali cui tutti ricorrono. \u00c8 un romanzo quanto mai contemporaneo nella narrazione della decadenza. Tollak (nome che significa \u201cguerra\u201d, \u201clotta\u201d) \u00e8 un uomo restio a quel progresso che vorrebbe dal maschio l\u2019esplicitazione dei propri sentimenti, a s\u00e9 stesso e agli altri. Nascondendosi dietro al mito del \u201csi \u00e8 sempre fatto cos\u00ec\u201d, il protagonista si rende cieco a una verit\u00e0 che ha davanti agli occhi: rifuggire l\u2019espressione di ci\u00f2 che ha provato e che prova non far\u00e0 altro che privarlo di ogni cosa, in un processo che non \u00e8 una distruzione sub\u00ecta, ma un\u2019autodistruzione innescata \u2013 non del tutto inconsciamente. La copertina, illustrazione di Alisher Kushakov, raffigura un abbraccio di colori caldi, che fa pregustare al lettore il racconto di un amore forte e riparatore. Ma \u00e8 gi\u00e0 dalle prime pagine che ci si trova a fare i conti con un uomo complesso, crudo persino nel modo in cui esprime l\u2019amore e la sua perdita: &nbsp; \u00abLei mi manca cos\u00ec tanto che mi sembra di sanguinare dietro gli occhi\u00bb. &nbsp; La scrittura di Renberg \u00e8 sassosa e aspra, cos\u00ec come lo sono le immagini: la torbiera, luogo dove vita e morte si fondono ciclicamente, diventa la sede deputata ai momenti in cui il protagonista ha esigenza di riflettere. La narrazione in prima persona \u2013 molto vicina al monologo \u2013 rende il mondo intorno a Tollak un accidente, eccezion fatta per Ingeborg, la cui percezione \u00e8 coerentemente radicata dentro di lui. Lo stile \u00e8 asciutto, il linguaggio \u00a0ruvido, il ritmo incalzante. La traduzione \u00e8 di Margherita Podest\u00e0 Heir, traduttrice del Premio Nobel 2023 Jon Fosse. Podest\u00e0 Heir, come riportato da Angelo Ferracuti nella \u201cLettura\u201d (\u201cIl Corriere della Sera\u201d), ha entusiasticamente definito il romanzo di Renberg uno tra i migliori libri che abbia mai letto e tradotto. La quarta di copertina presenta in rassegna i pareri positivi che il panorama editoriale internazionale ha espresso sul testo di Renberg: il romanzo si \u00e8 infatti aggiudicato il Premio dei Librai norvegesi, il Premio dei blogger di libri norvegesi e il Premio Ordknappen. Ne risulta che la comparsa del titolo nel catalogo di Fazi Editore, che coincide con l\u2019ingresso dell\u2019autore nel panorama letterario italiano, sia una conquista per la collettivit\u00e0 intera. A conferma di ci\u00f2, la candidatura del romanzo al Premio Strega Europeo 2024. Il titolo italiano restituisce chiaramente il bipolarismo di un amore tanto forte quanto totalizzante. Il destino di Ingeborg \u00e8 stato rinunciare a s\u00e9 stessa, e Tollak ne \u00e8 del tutto consapevole: &nbsp; \u00abAvrei potuto darle quello che desiderava cos\u00ec tanto \u2013 Un po\u2019 pi\u00f9 di vita intorno a me, Tollak \u2013 invece non l\u2019ho fatto. Non riesco ad avere troppa gente intorno. Con il passare degli anni lo aveva capito poco alla volta e alla fine avevamo trovato il nostro modo quieto e silenzioso di vivere, il mio\u00bb. 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Lungi da me l\u2019idea di trovare il mio posto da qualsiasi altra parte\u00bb. &nbsp; La narrazione prepara sin da subito lettrici e lettori a quello che sar\u00e0 l\u2019evento cruciale del romanzo, situato nelle ultime pagine: la visita a casa, pretesa con urgenza da Tollak, da parte dei figli, la cui quotidianit\u00e0 si dispiega ormai lontano dal paesino norvegese in cui sono nati e cresciuti. Nell\u2019attesa dell\u2019arrivo di Hillevi e Jan Vidar, la vita coniugale di Tollak al fianco di Ingeborg si snocciola tra le pagine, carica di crude verit\u00e0 celate, la cui resa dei conti si avr\u00e0 nell\u2019unico vero \u2013 quanto doloroso \u2013 dialogo di un padre taciturno con due figli inaccessibili, fisicamente ed emotivamente. La storia, incentrata sul nucleo familiare di Tollak, avvolge un\u2019ulteriore figura, quella di Oddo, della cui cura Tollak ha deciso di farsi carico, manifestando un\u2019empatia atipica per il suo personaggio. Tale empatia \u00e8 strettamente connessa alla comunanza del male che affligge lui e \u00abOddoloscemo\u00bb, infelice epiteto affibbiato al ragazzo dai coetanei: entrambi sono incapaci di relazionarsi all\u2019esterno mediante i codici comportamentali cui tutti ricorrono. \u00c8 un romanzo quanto mai contemporaneo nella narrazione della decadenza. Tollak (nome che significa \u201cguerra\u201d, \u201clotta\u201d) \u00e8 un uomo restio a quel progresso che vorrebbe dal maschio l\u2019esplicitazione dei propri sentimenti, a s\u00e9 stesso e agli altri. Nascondendosi dietro al mito del \u201csi \u00e8 sempre fatto cos\u00ec\u201d, il protagonista si rende cieco a una verit\u00e0 che ha davanti agli occhi: rifuggire l\u2019espressione di ci\u00f2 che ha provato e che prova non far\u00e0 altro che privarlo di ogni cosa, in un processo che non \u00e8 una distruzione sub\u00ecta, ma un\u2019autodistruzione innescata \u2013 non del tutto inconsciamente. La copertina, illustrazione di Alisher Kushakov, raffigura un abbraccio di colori caldi, che fa pregustare al lettore il racconto di un amore forte e riparatore. Ma \u00e8 gi\u00e0 dalle prime pagine che ci si trova a fare i conti con un uomo complesso, crudo persino nel modo in cui esprime l\u2019amore e la sua perdita: &nbsp; \u00abLei mi manca cos\u00ec tanto che mi sembra di sanguinare dietro gli occhi\u00bb. &nbsp; La scrittura di Renberg \u00e8 sassosa e aspra, cos\u00ec come lo sono le immagini: la torbiera, luogo dove vita e morte si fondono ciclicamente, diventa la sede deputata ai momenti in cui il protagonista ha esigenza di riflettere. La narrazione in prima persona \u2013 molto vicina al monologo \u2013 rende il mondo intorno a Tollak un accidente, eccezion fatta per Ingeborg, la cui percezione \u00e8 coerentemente radicata dentro di lui. Lo stile \u00e8 asciutto, il linguaggio \u00a0ruvido, il ritmo incalzante. La traduzione \u00e8 di Margherita Podest\u00e0 Heir, traduttrice del Premio Nobel 2023 Jon Fosse. Podest\u00e0 Heir, come riportato da Angelo Ferracuti nella \u201cLettura\u201d (\u201cIl Corriere della Sera\u201d), ha entusiasticamente definito il romanzo di Renberg uno tra i migliori libri che abbia mai letto e tradotto. La quarta di copertina presenta in rassegna i pareri positivi che il panorama editoriale internazionale ha espresso sul testo di Renberg: il romanzo si \u00e8 infatti aggiudicato il Premio dei Librai norvegesi, il Premio dei blogger di libri norvegesi e il Premio Ordknappen. Ne risulta che la comparsa del titolo nel catalogo di Fazi Editore, che coincide con l\u2019ingresso dell\u2019autore nel panorama letterario italiano, sia una conquista per la collettivit\u00e0 intera. A conferma di ci\u00f2, la candidatura del romanzo al Premio Strega Europeo 2024. Il titolo italiano restituisce chiaramente il bipolarismo di un amore tanto forte quanto totalizzante. Il destino di Ingeborg \u00e8 stato rinunciare a s\u00e9 stessa, e Tollak ne \u00e8 del tutto consapevole: &nbsp; \u00abAvrei potuto darle quello che desiderava cos\u00ec tanto \u2013 Un po\u2019 pi\u00f9 di vita intorno a me, Tollak \u2013 invece non l\u2019ho fatto. Non riesco ad avere troppa gente intorno. Con il passare degli anni lo aveva capito poco alla volta e alla fine avevamo trovato il nostro modo quieto e silenzioso di vivere, il mio\u00bb. 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Uscita dalla penna di Tore Renberg (Stavanger, classe \u201972), l\u2019opera entra nel panorama editoriale norvegese nel 2020, per giungere in Italia lo scorso febbraio (Fazi Editore, collana \u201cLe strade\u201d, 2024). Si tratta di un romanzo forte nel suo essere scomodo: carico di paradossi, lascia al lettore l\u2019onere di districarsi nel groviglio di sentimenti contrastanti che scatena costantemente. Racconta la storia di un uomo autodistruttivo che riesce a visualizzare s\u00e9 stesso nel mondo soltanto attraverso una lente: sua moglie. Tollak \u00e8, per s\u00e9 stesso come per i suoi compaesani, \u00abTollak di Ingeborg\u00bb (Tollak til Ingeborg, titolo originale del romanzo), compagna amata fuor di misura che, scomparendo, ha sottratto al marito la possibilit\u00e0 di vivere il presente. Condannato a un\u2019esistenza di dolore, l\u2019uomo dichiara: &nbsp; \u00abAppartengo al passato. Lungi da me l\u2019idea di trovare il mio posto da qualsiasi altra parte\u00bb. &nbsp; La narrazione prepara sin da subito lettrici e lettori a quello che sar\u00e0 l\u2019evento cruciale del romanzo, situato nelle ultime pagine: la visita a casa, pretesa con urgenza da Tollak, da parte dei figli, la cui quotidianit\u00e0 si dispiega ormai lontano dal paesino norvegese in cui sono nati e cresciuti. Nell\u2019attesa dell\u2019arrivo di Hillevi e Jan Vidar, la vita coniugale di Tollak al fianco di Ingeborg si snocciola tra le pagine, carica di crude verit\u00e0 celate, la cui resa dei conti si avr\u00e0 nell\u2019unico vero \u2013 quanto doloroso \u2013 dialogo di un padre taciturno con due figli inaccessibili, fisicamente ed emotivamente. La storia, incentrata sul nucleo familiare di Tollak, avvolge un\u2019ulteriore figura, quella di Oddo, della cui cura Tollak ha deciso di farsi carico, manifestando un\u2019empatia atipica per il suo personaggio. 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La copertina, illustrazione di Alisher Kushakov, raffigura un abbraccio di colori caldi, che fa pregustare al lettore il racconto di un amore forte e riparatore. Ma \u00e8 gi\u00e0 dalle prime pagine che ci si trova a fare i conti con un uomo complesso, crudo persino nel modo in cui esprime l\u2019amore e la sua perdita: &nbsp; \u00abLei mi manca cos\u00ec tanto che mi sembra di sanguinare dietro gli occhi\u00bb. &nbsp; La scrittura di Renberg \u00e8 sassosa e aspra, cos\u00ec come lo sono le immagini: la torbiera, luogo dove vita e morte si fondono ciclicamente, diventa la sede deputata ai momenti in cui il protagonista ha esigenza di riflettere. La narrazione in prima persona \u2013 molto vicina al monologo \u2013 rende il mondo intorno a Tollak un accidente, eccezion fatta per Ingeborg, la cui percezione \u00e8 coerentemente radicata dentro di lui. Lo stile \u00e8 asciutto, il linguaggio \u00a0ruvido, il ritmo incalzante. La traduzione \u00e8 di Margherita Podest\u00e0 Heir, traduttrice del Premio Nobel 2023 Jon Fosse. Podest\u00e0 Heir, come riportato da Angelo Ferracuti nella \u201cLettura\u201d (\u201cIl Corriere della Sera\u201d), ha entusiasticamente definito il romanzo di Renberg uno tra i migliori libri che abbia mai letto e tradotto. La quarta di copertina presenta in rassegna i pareri positivi che il panorama editoriale internazionale ha espresso sul testo di Renberg: il romanzo si \u00e8 infatti aggiudicato il Premio dei Librai norvegesi, il Premio dei blogger di libri norvegesi e il Premio Ordknappen. Ne risulta che la comparsa del titolo nel catalogo di Fazi Editore, che coincide con l\u2019ingresso dell\u2019autore nel panorama letterario italiano, sia una conquista per la collettivit\u00e0 intera. A conferma di ci\u00f2, la candidatura del romanzo al Premio Strega Europeo 2024. Il titolo italiano restituisce chiaramente il bipolarismo di un amore tanto forte quanto totalizzante. 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