{"id":9601,"date":"2026-04-22T13:05:32","date_gmt":"2026-04-22T11:05:32","guid":{"rendered":"https:\/\/www.mastereditoria.it\/ilblog\/?p=9601"},"modified":"2026-04-27T17:04:20","modified_gmt":"2026-04-27T15:04:20","slug":"popolo-di-santi-poeti-e-navigatori-non-di-brava-gente-m-luomo-della-provvidenza","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.mastereditoria.it\/ilblog\/popolo-di-santi-poeti-e-navigatori-non-di-brava-gente-m-luomo-della-provvidenza\/","title":{"rendered":"Popolo di santi, poeti e navigatori&#8230; non di brava gente. \u201cM \u2013 L\u2019uomo della Provvidenza\u201d"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"has-text-align-center wp-block-paragraph\"><em>Continua la saga letteraria dedicata al dittatore d\u2019Italia. Con il secondo capitolo, <\/em>M \u2013 L\u2019Uomo della Provvidenza<em>, Antonio Scurati si cimenta nel ritratto umano del Duce, in un\u2019opera tanto ardita nelle sue ambizioni quanto onesta nelle sue intenzioni.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Un poeta inglese vissuto a cavallo tra XVI e XVII secolo disse \u00abnessun uomo \u00e8 un\u2019isola\u00bb. \u00c8 ragionevole presumere che per Scurati quel poeta inglese fosse quanto meno un uomo che godeva di ottima salute. Magari il problema dello Scurati romanziere \u00e8 sempre stato questo: nessun uomo \u00e8 un&#8217;isola, e per giunta gli uomini che tratta sono sani. Al di l\u00e0 di ogni disquisizione sullo stile, al di l\u00e0 di ogni costruzione romanzesca, al di l\u00e0 dei corsi e ricorsi storici, un uomo in buona salute tende alla socialit\u00e0 e al potere, tende soprattutto a non farsi incasellare nella trappola intimista costruita ad arte da quei bravi scrittori (come Scurati) per i quali un personaggio merita di essere raccontato solo nel suo hic et nunc, sia pure questo personaggio un dittatore che tiene le redini della geopolitica europea. A onor del vero, Scurati \u00e8 un maestro di questo \u201cimmobilismo\u201d, e quando gioca in trasferta sul campo di una materia assai dinamica, quale \u00e8 il 1919-1945 italiano, lo fa con cognizione di causa, non tanto perch\u00e9 Scurati ha dalla sua quelle velleit\u00e0 punk degli scrittori alternativi che combattono contro i propri romanzi, quanto perch\u00e9, dove altri vedono un impedimento da correggere, Scurati invece trova una dialettica su cui posare la leva del grande romanzo intimo delle cose esogene, dei dissidi degli uomini sani che fuori muovono la Storia. Questo parlando in fumosa teoria, perch\u00e9 a prendere la penna in mano con questi propositi ti fai male, se non sei Scurati. Ma a volte succede che sei Scurati e per un romanzo ti va anche bene; per il primo romanzo puoi immortalare l\u2019attimo esatto della crepa serpeggiante sull\u2019io degli uomini sani. Poi la saga continua, la dialettica alla lunga stanca e soprattutto la Storia ti dice che nel 1925 Mussolini \u00e8 quasi all\u2019apice del suo potere, che tra le righe significa: per quanto ancora tu scrittore puoi restare fedele al tuo manifesto ribaltando luci e ombre di un uomo che, a conti fatti, sta vincendo?.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Giocando a carte scoperte, ecco come. <em>M \u2013 L\u2019uomo della provvidenza, <\/em>pubblicato da Bompiani nel 2020,si apre con il manifesto della poetica di Scurati: Mussolini riverso nel suo vomito, in preda ad atroci fitte addominali. S\u00ec \u00e8 vero, Mussolini non \u00e8 mai stato pi\u00f9 potente di cos\u00ec, s\u00ec il Duce ha l\u2019Italia ai suoi piedi, tutto questo Scurati non lo nega. Eppure eccolo l\u00ec: sta malissimo, forse tra poco muore. E nella sua malattia \u00e8 profondamente solo. L\u2019uomo \u00e8 diventato isola, Mussolini \u00e8 potente ma solo e malato, l\u2019autore lo sa e pu\u00f2 scrivere di lui prima ancora di quello che fa.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>M \u2013 L\u2019uomo della Provvidenza <\/em>resta per\u00f2 fedele alla formula vincente del suo predecessore e non cessa di essere un romanzo furbo, ossia non un vero romanzo. Quello che fa sostanzialmente Scurati \u00e8 prendere delle fonti storiche \u2013 per lo pi\u00f9 lettere, telegrammi, intercettazioni telefoniche, articoli di giornale, riviste \u2013 e metterle in scena, come a teatro. Da qui, capitoli molto brevi, tanto lirismo, ancor di pi\u00f9 melodramma, che si traducono in una pletora di personaggi invischiati spiritualmente nel corso di un tempo illiberale e antidemocratico. L\u2019azione prende piede dal 1925 al 1932, un periodo che ha suscitato poco interesse nella rappresentazione mediatica contemporanea del fascismo, e i protagonisti del capitolo precedente vengono rimpiazzati dalla nuova generazione di fascisti che si passano ostilmente il testimone in un turbinio di prevaricazione e violenza. Il Duce poi, ha fascistizzato la sua solitudine, e si avvia verso il baratro di una nuova versione del suo mostro personale: un mostro istituzionale, un mostro immobile e isolato, un dogma che si sovvenziona della catastrofe politica da lui messa in piedi.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il progetto di Scurati \u00e8 ambizioso, e a conti fatti un\u2019operazione di questo tipo manca nella letteratura italiana, tanto che lo stile scelto \u00e8 giocoforza ampolloso, sublime, enfatico; tuttavia il libro scorre piacevolmente grazie a una paradossale concatenazione di diversi fattori che singolarmente non avrebbero funzionato, e che non sempre nel primo capitolo hanno funzionato. Un\u2019ipotesi azzardata, ma che viene avvalorata pagina dopo pagina, trova la spiegazione nella materia storica: la rivoluzione fascista \u2013 l\u2019argomento del primo capitolo (dal 1919 al 1924) \u2013 \u00e8 sempre stata una questione ridicola. Patetici i personaggi, grottesche le vicende, assurdi i risvolti, la caduta dell\u2019Italia nella dittatura \u00e8 stata una triste e violenta cialtronata. Scurati ci aveva provato a prendere in mano la penna di Balzac e nobilitare le abiette passioni di quegli individui, ma un buffone resta un buffone, e il lirismo esacerbato non sempre gli si adatta, anche quando dietro a quel lirismo c\u2019\u00e8 un talento vero come lo \u00e8 Scurati. Qui per\u00f2 la Storia gli viene incontro: la vuota campagna militare in Libia dove si combattono i fantasmi, la quota 90, gli scontri intestini del Partito, le trattative con la Chiesa, la consolidazione del regime&#8230; Tutto si affievolisce, tutto si incartoccia su se stesso, e Scurati pu\u00f2 finalmente mettere da parte il saggiatore per costruire il vuoto dell\u2019abisso sui suoi nuovi protagonisti troppo umani. Ma a scrivere un romanzo deve essere il suo autore o la materia? Finch\u00e9 il romanzo funziona va bene anche non chiederselo.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-right wp-block-paragraph\">di Gabriele Beninati<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Continua la saga letteraria dedicata al dittatore d\u2019Italia. Con il secondo capitolo, M \u2013 L\u2019Uomo della Provvidenza, Antonio Scurati si cimenta nel ritratto umano del Duce, in un\u2019opera tanto ardita nelle sue ambizioni quanto onesta nelle sue intenzioni. Un poeta inglese vissuto a cavallo tra XVI e XVII secolo disse \u00abnessun uomo \u00e8 un\u2019isola\u00bb. \u00c8 ragionevole presumere che per Scurati quel poeta inglese fosse quanto meno un uomo che godeva di ottima salute. Magari il problema dello Scurati romanziere \u00e8 sempre stato questo: nessun uomo \u00e8 un&#8217;isola, e per giunta gli uomini che tratta sono sani. 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A onor del vero, Scurati \u00e8 un maestro di questo \u201cimmobilismo\u201d, e quando gioca in trasferta sul campo di una materia assai dinamica, quale \u00e8 il 1919-1945 italiano, lo fa con cognizione di causa, non tanto perch\u00e9 Scurati ha dalla sua quelle velleit\u00e0 punk degli scrittori alternativi che combattono contro i propri romanzi, quanto perch\u00e9, dove altri vedono un impedimento da correggere, Scurati invece trova una dialettica su cui posare la leva del grande romanzo intimo delle cose esogene, dei dissidi degli uomini sani che fuori muovono la Storia. Questo parlando in fumosa teoria, perch\u00e9 a prendere la penna in mano con questi propositi ti fai male, se non sei Scurati. Ma a volte succede che sei Scurati e per un romanzo ti va anche bene; per il primo romanzo puoi immortalare l\u2019attimo esatto della crepa serpeggiante sull\u2019io degli uomini sani. Poi la saga continua, la dialettica alla lunga stanca e soprattutto la Storia ti dice che nel 1925 Mussolini \u00e8 quasi all\u2019apice del suo potere, che tra le righe significa: per quanto ancora tu scrittore puoi restare fedele al tuo manifesto ribaltando luci e ombre di un uomo che, a conti fatti, sta vincendo?. Giocando a carte scoperte, ecco come. M \u2013 L\u2019uomo della provvidenza, pubblicato da Bompiani nel 2020,si apre con il manifesto della poetica di Scurati: Mussolini riverso nel suo vomito, in preda ad atroci fitte addominali. S\u00ec \u00e8 vero, Mussolini non \u00e8 mai stato pi\u00f9 potente di cos\u00ec, s\u00ec il Duce ha l\u2019Italia ai suoi piedi, tutto questo Scurati non lo nega. Eppure eccolo l\u00ec: sta malissimo, forse tra poco muore. E nella sua malattia \u00e8 profondamente solo. L\u2019uomo \u00e8 diventato isola, Mussolini \u00e8 potente ma solo e malato, l\u2019autore lo sa e pu\u00f2 scrivere di lui prima ancora di quello che fa. 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Il Duce poi, ha fascistizzato la sua solitudine, e si avvia verso il baratro di una nuova versione del suo mostro personale: un mostro istituzionale, un mostro immobile e isolato, un dogma che si sovvenziona della catastrofe politica da lui messa in piedi. Il progetto di Scurati \u00e8 ambizioso, e a conti fatti un\u2019operazione di questo tipo manca nella letteratura italiana, tanto che lo stile scelto \u00e8 giocoforza ampolloso, sublime, enfatico; tuttavia il libro scorre piacevolmente grazie a una paradossale concatenazione di diversi fattori che singolarmente non avrebbero funzionato, e che non sempre nel primo capitolo hanno funzionato. Un\u2019ipotesi azzardata, ma che viene avvalorata pagina dopo pagina, trova la spiegazione nella materia storica: la rivoluzione fascista \u2013 l\u2019argomento del primo capitolo (dal 1919 al 1924) \u2013 \u00e8 sempre stata una questione ridicola. Patetici i personaggi, grottesche le vicende, assurdi i risvolti, la caduta dell\u2019Italia nella dittatura \u00e8 stata una triste e violenta cialtronata. Scurati ci aveva provato a prendere in mano la penna di Balzac e nobilitare le abiette passioni di quegli individui, ma un buffone resta un buffone, e il lirismo esacerbato non sempre gli si adatta, anche quando dietro a quel lirismo c\u2019\u00e8 un talento vero come lo \u00e8 Scurati. Qui per\u00f2 la Storia gli viene incontro: la vuota campagna militare in Libia dove si combattono i fantasmi, la quota 90, gli scontri intestini del Partito, le trattative con la Chiesa, la consolidazione del regime&#8230; Tutto si affievolisce, tutto si incartoccia su se stesso, e Scurati pu\u00f2 finalmente mettere da parte il saggiatore per costruire il vuoto dell\u2019abisso sui suoi nuovi protagonisti troppo umani. Ma a scrivere un romanzo deve essere il suo autore o la materia? 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A onor del vero, Scurati \u00e8 un maestro di questo \u201cimmobilismo\u201d, e quando gioca in trasferta sul campo di una materia assai dinamica, quale \u00e8 il 1919-1945 italiano, lo fa con cognizione di causa, non tanto perch\u00e9 Scurati ha dalla sua quelle velleit\u00e0 punk degli scrittori alternativi che combattono contro i propri romanzi, quanto perch\u00e9, dove altri vedono un impedimento da correggere, Scurati invece trova una dialettica su cui posare la leva del grande romanzo intimo delle cose esogene, dei dissidi degli uomini sani che fuori muovono la Storia. Questo parlando in fumosa teoria, perch\u00e9 a prendere la penna in mano con questi propositi ti fai male, se non sei Scurati. Ma a volte succede che sei Scurati e per un romanzo ti va anche bene; per il primo romanzo puoi immortalare l\u2019attimo esatto della crepa serpeggiante sull\u2019io degli uomini sani. Poi la saga continua, la dialettica alla lunga stanca e soprattutto la Storia ti dice che nel 1925 Mussolini \u00e8 quasi all\u2019apice del suo potere, che tra le righe significa: per quanto ancora tu scrittore puoi restare fedele al tuo manifesto ribaltando luci e ombre di un uomo che, a conti fatti, sta vincendo?. Giocando a carte scoperte, ecco come. M \u2013 L\u2019uomo della provvidenza, pubblicato da Bompiani nel 2020,si apre con il manifesto della poetica di Scurati: Mussolini riverso nel suo vomito, in preda ad atroci fitte addominali. S\u00ec \u00e8 vero, Mussolini non \u00e8 mai stato pi\u00f9 potente di cos\u00ec, s\u00ec il Duce ha l\u2019Italia ai suoi piedi, tutto questo Scurati non lo nega. Eppure eccolo l\u00ec: sta malissimo, forse tra poco muore. E nella sua malattia \u00e8 profondamente solo. L\u2019uomo \u00e8 diventato isola, Mussolini \u00e8 potente ma solo e malato, l\u2019autore lo sa e pu\u00f2 scrivere di lui prima ancora di quello che fa. 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Il Duce poi, ha fascistizzato la sua solitudine, e si avvia verso il baratro di una nuova versione del suo mostro personale: un mostro istituzionale, un mostro immobile e isolato, un dogma che si sovvenziona della catastrofe politica da lui messa in piedi. Il progetto di Scurati \u00e8 ambizioso, e a conti fatti un\u2019operazione di questo tipo manca nella letteratura italiana, tanto che lo stile scelto \u00e8 giocoforza ampolloso, sublime, enfatico; tuttavia il libro scorre piacevolmente grazie a una paradossale concatenazione di diversi fattori che singolarmente non avrebbero funzionato, e che non sempre nel primo capitolo hanno funzionato. Un\u2019ipotesi azzardata, ma che viene avvalorata pagina dopo pagina, trova la spiegazione nella materia storica: la rivoluzione fascista \u2013 l\u2019argomento del primo capitolo (dal 1919 al 1924) \u2013 \u00e8 sempre stata una questione ridicola. Patetici i personaggi, grottesche le vicende, assurdi i risvolti, la caduta dell\u2019Italia nella dittatura \u00e8 stata una triste e violenta cialtronata. Scurati ci aveva provato a prendere in mano la penna di Balzac e nobilitare le abiette passioni di quegli individui, ma un buffone resta un buffone, e il lirismo esacerbato non sempre gli si adatta, anche quando dietro a quel lirismo c\u2019\u00e8 un talento vero come lo \u00e8 Scurati. Qui per\u00f2 la Storia gli viene incontro: la vuota campagna militare in Libia dove si combattono i fantasmi, la quota 90, gli scontri intestini del Partito, le trattative con la Chiesa, la consolidazione del regime&#8230; Tutto si affievolisce, tutto si incartoccia su se stesso, e Scurati pu\u00f2 finalmente mettere da parte il saggiatore per costruire il vuoto dell\u2019abisso sui suoi nuovi protagonisti troppo umani. Ma a scrivere un romanzo deve essere il suo autore o la materia? 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Con il secondo capitolo, M \u2013 L\u2019Uomo della Provvidenza, Antonio Scurati si cimenta nel ritratto umano del Duce, in un\u2019opera tanto ardita nelle sue ambizioni quanto onesta nelle sue intenzioni. Un poeta inglese vissuto a cavallo tra XVI e XVII secolo disse \u00abnessun uomo \u00e8 un\u2019isola\u00bb. \u00c8 ragionevole presumere che per Scurati quel poeta inglese fosse quanto meno un uomo che godeva di ottima salute. Magari il problema dello Scurati romanziere \u00e8 sempre stato questo: nessun uomo \u00e8 un&#8217;isola, e per giunta gli uomini che tratta sono sani. Al di l\u00e0 di ogni disquisizione sullo stile, al di l\u00e0 di ogni costruzione romanzesca, al di l\u00e0 dei corsi e ricorsi storici, un uomo in buona salute tende alla socialit\u00e0 e al potere, tende soprattutto a non farsi incasellare nella trappola intimista costruita ad arte da quei bravi scrittori (come Scurati) per i quali un personaggio merita di essere raccontato solo nel suo hic et nunc, sia pure questo personaggio un dittatore che tiene le redini della geopolitica europea. A onor del vero, Scurati \u00e8 un maestro di questo \u201cimmobilismo\u201d, e quando gioca in trasferta sul campo di una materia assai dinamica, quale \u00e8 il 1919-1945 italiano, lo fa con cognizione di causa, non tanto perch\u00e9 Scurati ha dalla sua quelle velleit\u00e0 punk degli scrittori alternativi che combattono contro i propri romanzi, quanto perch\u00e9, dove altri vedono un impedimento da correggere, Scurati invece trova una dialettica su cui posare la leva del grande romanzo intimo delle cose esogene, dei dissidi degli uomini sani che fuori muovono la Storia. Questo parlando in fumosa teoria, perch\u00e9 a prendere la penna in mano con questi propositi ti fai male, se non sei Scurati. Ma a volte succede che sei Scurati e per un romanzo ti va anche bene; per il primo romanzo puoi immortalare l\u2019attimo esatto della crepa serpeggiante sull\u2019io degli uomini sani. Poi la saga continua, la dialettica alla lunga stanca e soprattutto la Storia ti dice che nel 1925 Mussolini \u00e8 quasi all\u2019apice del suo potere, che tra le righe significa: per quanto ancora tu scrittore puoi restare fedele al tuo manifesto ribaltando luci e ombre di un uomo che, a conti fatti, sta vincendo?. Giocando a carte scoperte, ecco come. M \u2013 L\u2019uomo della provvidenza, pubblicato da Bompiani nel 2020,si apre con il manifesto della poetica di Scurati: Mussolini riverso nel suo vomito, in preda ad atroci fitte addominali. S\u00ec \u00e8 vero, Mussolini non \u00e8 mai stato pi\u00f9 potente di cos\u00ec, s\u00ec il Duce ha l\u2019Italia ai suoi piedi, tutto questo Scurati non lo nega. Eppure eccolo l\u00ec: sta malissimo, forse tra poco muore. E nella sua malattia \u00e8 profondamente solo. L\u2019uomo \u00e8 diventato isola, Mussolini \u00e8 potente ma solo e malato, l\u2019autore lo sa e pu\u00f2 scrivere di lui prima ancora di quello che fa. M \u2013 L\u2019uomo della Provvidenza resta per\u00f2 fedele alla formula vincente del suo predecessore e non cessa di essere un romanzo furbo, ossia non un vero romanzo. Quello che fa sostanzialmente Scurati \u00e8 prendere delle fonti storiche \u2013 per lo pi\u00f9 lettere, telegrammi, intercettazioni telefoniche, articoli di giornale, riviste \u2013 e metterle in scena, come a teatro. Da qui, capitoli molto brevi, tanto lirismo, ancor di pi\u00f9 melodramma, che si traducono in una pletora di personaggi invischiati spiritualmente nel corso di un tempo illiberale e antidemocratico. L\u2019azione prende piede dal 1925 al 1932, un periodo che ha suscitato poco interesse nella rappresentazione mediatica contemporanea del fascismo, e i protagonisti del capitolo precedente vengono rimpiazzati dalla nuova generazione di fascisti che si passano ostilmente il testimone in un turbinio di prevaricazione e violenza. Il Duce poi, ha fascistizzato la sua solitudine, e si avvia verso il baratro di una nuova versione del suo mostro personale: un mostro istituzionale, un mostro immobile e isolato, un dogma che si sovvenziona della catastrofe politica da lui messa in piedi. Il progetto di Scurati \u00e8 ambizioso, e a conti fatti un\u2019operazione di questo tipo manca nella letteratura italiana, tanto che lo stile scelto \u00e8 giocoforza ampolloso, sublime, enfatico; tuttavia il libro scorre piacevolmente grazie a una paradossale concatenazione di diversi fattori che singolarmente non avrebbero funzionato, e che non sempre nel primo capitolo hanno funzionato. Un\u2019ipotesi azzardata, ma che viene avvalorata pagina dopo pagina, trova la spiegazione nella materia storica: la rivoluzione fascista \u2013 l\u2019argomento del primo capitolo (dal 1919 al 1924) \u2013 \u00e8 sempre stata una questione ridicola. Patetici i personaggi, grottesche le vicende, assurdi i risvolti, la caduta dell\u2019Italia nella dittatura \u00e8 stata una triste e violenta cialtronata. Scurati ci aveva provato a prendere in mano la penna di Balzac e nobilitare le abiette passioni di quegli individui, ma un buffone resta un buffone, e il lirismo esacerbato non sempre gli si adatta, anche quando dietro a quel lirismo c\u2019\u00e8 un talento vero come lo \u00e8 Scurati. Qui per\u00f2 la Storia gli viene incontro: la vuota campagna militare in Libia dove si combattono i fantasmi, la quota 90, gli scontri intestini del Partito, le trattative con la Chiesa, la consolidazione del regime&#8230; Tutto si affievolisce, tutto si incartoccia su se stesso, e Scurati pu\u00f2 finalmente mettere da parte il saggiatore per costruire il vuoto dell\u2019abisso sui suoi nuovi protagonisti troppo umani. Ma a scrivere un romanzo deve essere il suo autore o la materia? 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