{"id":9728,"date":"2026-07-15T09:25:32","date_gmt":"2026-07-15T07:25:32","guid":{"rendered":"https:\/\/www.mastereditoria.it\/ilblog\/?p=9728"},"modified":"2026-07-15T09:25:33","modified_gmt":"2026-07-15T07:25:33","slug":"maschio-o-femmina-dovevo-scegliere-michela-panichi-racconta-la-cecilia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.mastereditoria.it\/ilblog\/maschio-o-femmina-dovevo-scegliere-michela-panichi-racconta-la-cecilia\/","title":{"rendered":"\u00abMaschio o femmina: dovevo scegliere\u00bb: Michela Panichi racconta La Cecilia"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"has-text-align-center wp-block-paragraph\"><em>Michela Panichi, scrittrice di origini napoletane classe 2000, non ha nemmeno trent\u2019anni, ma pu\u00f2 gi\u00e0 vantare risultati importanti: con il racconto <\/em>Meduse<em> ha vinto il Campiello Giovani nel 2020, e con il suo romanzo d\u2019esordio <\/em>La Cecilia<em> \u00e8 arrivata in finale sia al premio Calvino nel 2024 che, dopo la pubblicazione per Nottetempo, al premio IngeFeltrinelli nel 2025.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Cecilia ha tredici anni ed \u00e8 come ogni anno in vacanza con la famiglia a Ischia: nel corso di un\u2019estate sospesa tra il mondo dei maschi e quello delle femmine, cos\u00ec come tra l\u2019infanzia e l\u2019et\u00e0 adulta, vive il tentativo di definire la propria identit\u00e0 \u2013 sociale, sessuale e di genere \u2013 come una missione che la ossessiona e che passa inevitabilmente attraverso la dimensione corporea. In modo non del tutto dissimile dalla sua protagonista, anche Michela, divisa tra la narrativa e la sceneggiatura cinematografica e televisiva, tra i modelli che sono per lei di ispirazione e le proprie ossessioni letterarie, sente di dover rispondere a una chiamata ben precisa: continuare a scrivere storie in tutte le loro forme.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong><em>La Cecilia<\/em> parla di una ragazza che, nell\u2019estate dei suoi tredici anni, affronta le difficolt\u00e0 della<\/strong> <strong>crescita, dello sviluppo e della scoperta della sua sessualit\u00e0: se dovesse descrivere il romanzo con una parola?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Anfibio.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Dal romanzo emerge abbastanza chiaramente che, dal punto di vista di Cecilia, il valore morale dei vari modelli femminili sia connesso al loro modo di approcciarsi al proprio corpo e alla propria sessualit\u00e0; le figure maschili, invece, come vengono rappresentate? Anche in questo caso, sembra valere la connessione tra corporeit\u00e0 e morale, come si vede, ad esempio, nel progressivo degrado del padre di Cecilia man mano che si scopre il suo legame \u201csporco\u201d col corpo: che differenze ci sono tra la sua rappresentazione della corporeit\u00e0 maschile e quella femminile?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Nel romanzo ho dato grandissimo spazio ai corpi femminili, soffermandomi di meno sui maschi. Questo perch\u00e9, nel raccontare la crescita e lo sviluppo sessuale di Cecilia, avevo necessit\u00e0 di mostrare a lei \u2013 e al lettore \u2013 il caleidoscopio di possibilit\u00e0 che le si apriva davanti. Che \u201cfemmina\u201d diventer\u00e0 Cecilia da grande? Sua madre, Barbara, \u00e8 l\u2019unico modello possibile? No, perch\u00e9 esistono anche Alba, Veronica, Gaia etc. I maschi, invece, sono tutti accomunati da una maggiore libert\u00e0. La loro sessualit\u00e0 sconvolge Cecilia sicuramente di meno, perch\u00e9 in genere la morale pesa pi\u00f9 sulle femmine che sui maschi. E quindi, durante la propria crescita, Cecilia pensa che un corpo maschile sia pi\u00f9 abitabile del suo. E quindi si fa chiamare Luca.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Peccato che, pi\u00f9 Cecilia si fa strada nel mondo dei maschi, pi\u00f9 si rende conto che le sue considerazioni granitiche sono sbagliate. Anche i ragazzi si vergognano del loro corpo; quando sono in gruppo, sono costretti a ostentare una sicurezza che non posseggono; sono performanti, cattivi, giudicanti; tendono a coalizzarsi contro una sola persona; sono \u201csporchi\u201d anche loro. Grazie a queste scoperte Cecilia, che come narratrice \u00e8 molto critica, inizia a valutare suo padre in modo diverso: non appena si rende conto delle sue bugie, del suo tradimento, Cecilia allontana il padre e va in crisi, perch\u00e9 non sa pi\u00f9 che tipologia di adulto vorr\u00e0 diventare. \u00abMaschio o femmina: dovevo scegliere\u00bb (p. 191) \u00e8 una richiesta d\u2019aiuto. Non si tratta tanto di scegliere il genere a cui appartenere, quanto le caratteristiche caratteriali e psicologiche che automaticamente vengono associate ai generi. E Cecilia non si ritrova in nessuna di queste.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Che valore assume, in quest\u2019ottica, la volont\u00e0 di Cecilia di assomigliare ai maschi della sua vita, ad esempio prendendo il nome del fratello, Luca, o indossando i suoi vestiti e quelli di Sergio o del padre?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Cecilia vuole che la sua vita da adolescente rimanga assolutamente identica a quella infantile. Intrappolata tra due soli modelli possibili \u2013 quello di suo padre e quello di sua madre \u2013 si convince che il modo pi\u00f9 comodo e confortevole di esistere sia quello dei maschi. D\u2019altronde, suo padre le sembra pi\u00f9 libero, un individuo che esiste tranquillamente senza darne conto a nessuno, una persona priva di vergogne e imbarazzi. Meglio essere suo padre, che assomigliare a sua madre.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Ho cercato di raccontare questa scelta nella scena in cui Cecilia si mette ai piedi le vecchie infradito di suo padre. Cecilia vuole essere libera come lui, vuole avere con lui un legame strettissimo, ma lei \u00e8 femmina e lui \u00e8 maschio. Aggiungo anche un\u2019altra particolarit\u00e0 della <em>Cecilia<\/em>. In questo romanzo ho raccontato un <em>coming of age <\/em>queer: Cecilia \u00e8 innamorata di Alba, dunque \u00e8 omosessuale o quantomeno bisessuale. Ma gli unici modelli che ha davanti a s\u00e9 sono di coppie eterosessuali poco funzionanti, in cui stereotipicamente i maschi si comportano in un modo e le femmine in un altro. Ma\u2026 Se a Cecilia piacciono le donne\u2026 <em>Lei quindi si deve comportare come un uomo?<\/em> Da questa considerazione nasce un putiferio. Cecilia, femmina, si ritrova a comportarsi come immagina dovrebbe comportarsi un maschio adolescente: anzi, per appartenere al gruppo dei Maronti e non essere sbugiardata (lei che maschio non \u00e8), si trova a fare considerazioni maschiliste, a trattare male Federica, a disprezzare la libert\u00e0 sessuale di Alba. Diventa \u00abil peggiore dei maschi\u00bb (p. 227).<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>In un\u2019intervista con Ludovica Passeri per SkyTg24, notava che \u00abmolti giovanissimi autori, soprattutto se donne, parlano di corpo\u00bb: in cosa crede che la sua rappresentazione del corpo, nello specifico femminile, sia diversa da quelle altrui? E che significato d\u00e0 al corpo nel suo insieme?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Da un punto di vista narrativo e tematico un romanzo cambia molto se il protagonista \u00e8 un maschio o una femmina. Sembra una affermazione orientata, ma vi assicuro che non lo \u00e8. Se il mio protagonista \u00e8 un ragazzo, posso affacciarmi prioritariamente su un certo <em>range<\/em> di temi: posso parlare dell\u2019amicizia tra maschi, del complesso rapporto tra un padre e un figlio, di come il maschilismo impedisce ai ragazzi di esprimere i propri sentimenti, di uno sviluppo sessuale molto ingombrante. Se la mia protagonista \u00e8 femmina, beh, cambia tutto. Per secoli nei romanzi avere una protagonista donna \u00e8 stata una prospettiva limitante: l\u2019adulterio in letteratura \u00e8 pi\u00f9 grave se lo compie una donna, in Italia fino al 1946 le donne non votavano, le donne facevano certi tipi di lavori (o non lavoravano). Insomma, se parlavi di \u201cfemmine\u201d potevi toccare dei temi ma eri di certo impossibilitato a toccarne altri. Era molto pi\u00f9 comodo avere un protagonista uomo, pi\u00f9 avventuroso, pi\u00f9 libero: <em>Piccole donne<\/em> \u00e8 diverso da <em>Piccoli uomini<\/em>, eppure la scrittrice \u00e8 la stessa.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Partendo da questa considerazione tematica, mi sembra abbastanza evidente che uno dei temi pi\u00f9 ricorrenti della letteratura con protagoniste donne sia il corpo, sia grazie alla liberazione sessuale sia per colpa dello stato di subordinazione in cui le donne hanno vissuto per secoli. Ora che possiamo far sentire la nostra voce, parlare del nostro corpo \u2013 meno studiato dal punto di vista medico, meno raccontato in letteratura \u2013 significa liberarsi degli stigmi sociali e rivendicare una tipologia di narrazione diversa.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Che rapporto ha col suo, di corpo?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Ora che il romanzo \u00e8 uscito da quasi un anno e posso considerarlo come altro da me, capita spesso che alle presentazioni mi venga fatta questa domanda. Trovo straordinario come il rapporto con il proprio corpo cambi nel corso degli anni in maniera enorme, ma silente. Noi abitiamo in un corpo e notiamo tutti i suoi cambiamenti: battagliamo continuamente con la nostra apparenza fisica. E, finch\u00e9 vivremo, saremo un corpo.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Ho iniziato <em>La Cecilia<\/em> che avevo impressa nel cervello la mia adolescenza: credo che \u00abio mi detestavo\u00bb (p. 210) sia una sensazione che hanno provato tutti, con intensit\u00e0 diverse. Del resto i ragazzi sono sempre assoluti nelle loro valutazioni, nei loro amori e odi. Scrivere <em>La Cecilia<\/em> mi ha aiutato a dare nome e forma agli incubi che abitano il passaggio dalla preadolescenza all\u2019adolescenza. Tutti abbiamo pensato almeno una volta nella vita \u201cfaccio schifo\u201d, tutti abbiamo pianto pensando che non saremmo mai stati felici, tutti ci siamo sentiti sbagliati. La cosa meravigliosa \u00e8 che queste preoccupazioni a un certo punto smettono di assillarci in maniera cos\u00ec distruttiva. Mentre a tredici anni mi disprezzavo, oggi non \u00e8 pi\u00f9 cos\u00ec: mi piaccio, anche se qualche remora estetica e caratteriale rimane sempre.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Un altro nucleo centrale della <em>Cecilia<\/em> \u00e8 la relazione conflittuale e alterna con i genitori, specialmente con la madre (e qui si sente un po\u2019 l\u2019eco dell\u2019<em>Amica geniale<\/em>): pensa che sia un problema di questa generazione nello specifico, o un qualcosa che \u00e8 sempre esistito?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Sempre esistito, se consideriamo che il primo modello con cui ogni figlia si confronta \u00e8 la propria madre e il rapporto tra creatore e creatura \u00e8 spesso conflittuale. Banalmente siamo tutti nati da un utero.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Per quanto riguarda le ispirazioni della <em>Cecilia<\/em>, io dell\u2019<em>Amica geniale <\/em>ho visto solo la serie. Mentre scrivevo, pensavo pi\u00f9 alla madre di <em>Lady Bird<\/em> o a quella di <em>Tre Manifesti ad Ebbing<\/em>. Come modello romanzesco mi sono ispirata molto ad <em>Agostino<\/em> di Moravia: nonostante il protagonista sia un ragazzino, questo romanzo tratta del rapporto conflittuale tra Agostino e sua madre nel momento in cui il protagonista scopre il sesso. Quando Agostino si rende conto che sua madre ha degli amanti e la sua vita non \u00e8 interamente dedicata a lui, va in crisi ed inizia ad odiarla. Ho sempre trovato il rapporto madre-figlia un tema molto interessante, sia quando simbiotico che quando difficile (ad esempio, <em>L\u2019Arminuta<\/em>). Mi incuriosisce molto che, nel momento in cui gli adolescenti si rendono conto di non essere il centro della vita dei propri genitori, il loro mondo va in crisi. Lo raccontai in <em>Meduse<\/em>, il racconto con cui vinsi il Campiello Giovani nel 2020, ho continuato ad occuparmene nella <em>Cecilia<\/em>. I rapporti familiari sono una delle mie ossessioni letterarie.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Nella sua testa, cosa succede dopo la rivelazione finale di Cecilia?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Di fronte all\u2019accettazione da parte di sua madre, Cecilia smette di detestarsi con cos\u00ec tanta intensit\u00e0. Magari a un certo punto della sua vita si sentir\u00e0 in pace con s\u00e9 stessa, accetter\u00e0 il suo orientamento sessuale e la sua identit\u00e0 di genere, qualunque essi siano.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Ho deciso di concludere il romanzo con una rivelazione perch\u00e9 l\u2019omosessualit\u00e0 di Cecilia \u00e8 il motivo per cui lei si disprezza maggiormente, per cui arriva a travestirsi e rinnegare il proprio corpo. Nei turbamenti di Cecilia si sente l\u2019eco di secoli di storia: l\u2019omosessualit\u00e0 \u00e8 contro natura, \u00e8 un peccato. \u00c8 sbagliata anche se in natura esistono animali ermafroditi, animali che cambiano sesso, e gli esseri umani sono i primi ad aver rinnegato la naturalit\u00e0 per la civilizzazione (come dice Ungaretti in <em>Comizi d\u2019amore<\/em>). Inoltre, mi piaceva che Cecilia iniziasse il romanzo dicendo che le femmine le fanno schifo, per poi cambiare idea alla fine. E quando Cecilia si rende conto che le ragazze le piacciono, a quel punto pu\u00f2 scegliere come vuole essere. Non binaria, femmina, maschio\u2026 Alla fine del romanzo queste definizioni non hanno pi\u00f9 importanza, perch\u00e9 il periodo della vergogna e delle bugie \u00e8 finito.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong><em>La Cecilia<\/em> ha alcuni evidenti punti di contatto con altre opere della letteratura italiana, da <em>L\u2019isola di Arturo<\/em>, a cui ha esplicitamente dichiarato di essersi ispirata, all\u2019<em>Amica geniale<\/em>: non teme il confronto? Non ha paura che il romanzo possa essere considerato una \u201ccopia di\u2026\u201d?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Tutti i romanzi sono copie di altri, riscritture. E se un testo non cita nulla, \u00e8 un testo privo di storia e di profondit\u00e0. Un tempo inserirsi in un solco, in un genere letterario, significava adottarne gli stilemi e confrontarsi con tutta la sua storia letteraria: basta vedere la letteratura antica e medievale. Virgilio cita Catullo che cita Saffo, Ariosto cita Lucrezio, Dante cita Virgilio etc. E le citazioni non erano indice di mancanza di originalit\u00e0: gli scrittori erano costretti a trovare l\u2019originalit\u00e0 all\u2019interno di una struttura prestabilita, prendendosi delle libert\u00e0, stravolgendo un genere letterario dall\u2019interno. Quindi no, non ho paura che il mio romanzo sembri <em>una copia di<\/em>.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Per quanto riguarda l\u2019<em>Amica Geniale<\/em>, credo di averla citata soltanto una volta. So che la spiaggia dove Lila e Len\u00f9 vanno ad Ischia sono i Maronti, me lo disse mia madre. Tuttavia, ho letto molti romanzi di Starnone, soprattutto tra la seconda e la terza stesura del romanzo, e mi sono resa conto di trattare temi somiglianti a quelli di uno dei capitoli di Via Gemito. Forse l\u2019immaginario della <em>Cecilia<\/em> \u00e8 stato un pochino plasmato dalle mie letture, chiss\u00e0, ma sono davvero fiera di poter ringraziare, nel mio romanzo, tutte le penne che mi hanno ispirata.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Esiste una \u201cscrittura femminile\u201d? Se s\u00ec, si riconosce nella definizione?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Mi ricordo discussioni interminabili su questo tema durante i miei ultimi anni universitari. Come ho detto in precedenza, avere una protagonista donna apre alla narrazione determinate possibilit\u00e0 e ne chiude altre. \u00c8 indubbio che, nei secoli, le donne hanno avuto minori libert\u00e0: che il diritto all\u2019aborto (e quindi l\u2019autodeterminazione sul proprio corpo) sia stato concesso nel 1978 \u00e8 un dato sconcertante.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Sono stata a lungo convinta che la scrittura femminile fosse caratterizzata dall\u2019intimit\u00e0 morbosa, l\u2019acutezza psicologica, una certa corporeit\u00e0 della parola. Pensavo anche che la scrittura maschile invece cercasse la limpidezza e leggerezza di Calvino, ma molti autori mi hanno convinta del contrario (Starnone, Sartre). I miei modelli sono Elsa Morante, Alice Munro, Fausta Cialente, Yasmina Reza; a loro si aggiungono Michele Mari, Domenico Starnone e Joseph Roth. Personalmente adoro le sinestesie, la scrittura \u201ccarnale\u201d, i drammi interiori che esplodono in scene visive, la narrazione per oggetti. Mi piace pensare che la carnalit\u00e0 sia una caratteristica pi\u00f9 femminile che maschile, perch\u00e9 noi donne ci rendiamo conto di essere carne fin dal primo momento in cui mettiamo piede nel mondo. Da questo tema io non ho mai voluto allontanarmi: se parlo di rapporti tra fratelli, lo faccio con una scrittura sensoriale; se racconto dell\u2019inquietudine del post-laurea, parto sempre dalla materialit\u00e0 dei miei personaggi; gli incubi di Cecilia sono sempre incubi di corpi etc. Tuttavia, nel mio romanzo ho cercato di applicare la mia prospettiva ad entrambe le adolescenze \u2013 quella dei maschi e quella delle femmine \u2013 perch\u00e9 sono scomode, complesse e mostruose entrambe, ognuna a suo modo. E solo notando il disagio altrui, oltre che il proprio, Cecilia poteva crescere davvero.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Si augura di vedere la sua storia prendere vita anche sul grande schermo, o crede che sia meglio che resti su carta?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Da quando <em>La Cecilia<\/em> \u00e8 uscita, mi auguro due cose. Uno, vorrei che il mio romanzo venisse tradotto, ma non \u00e8 un percorso semplice. Due, vorrei davvero tanto che diventasse un film. Negli ultimi due anni dalla narrativa mi sono spostata verso il mondo della sceneggiatura proprio grazie alla <em>Cecilia<\/em>. \u00c8 un romanzo scritto per scene, molto visivo, con dialoghi brevi come nella realt\u00e0. Mandai alcune sue pagine alla selezione per il Master di RAI fiction e mi hanno scelta nonostante fossi pi\u00f9 una letterata che non una sceneggiatrice. Per me <em>La Cecilia<\/em> \u00e8 un testo adattabile con pochi sforzi. E poi apprezzerei molto di lavorare con qualcuno (editor o registi) sul miglioramento di un mio testo perch\u00e9 ora, nel rileggerlo, mi sembra che alcuni dettagli, alcune scene potessero essere sviluppati meglio. In sceneggiatura si chiamano \u201csemine\u201d e dovrebbero essere \u201craccolte\u201d. Vedremo\u2026<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Cosa possiamo aspettarci dal suo futuro di autrice? E cosa si aspetta Lei?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Mi sono resa conto che non riesco a evitare di scrivere e inventare storie. Qualche giorno fa ero a Ischia e mi si \u00e8 rotto il PC: ho aspettato un giorno prima di riuscire ad utilizzarlo di nuovo, e quel tempo \u00e8 stato interminabile. Dovevo scrivere, non avevo accesso alle mie storie e ai miei appunti (murati nel PC) e mi sono sentita completamente impotente. Ho camminato avanti e indietro per casa per almeno un\u2019ora. E cos\u00ec ho capito che sono condannata a creare storie perch\u00e9, se non lo faccio, do di matto.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Ultimamente sono pi\u00f9 attiva sul versante della sceneggiatura: scrivo soggetti di lungometraggi, serie, spesso in collaborazione con altri giovani autori. Un paio di queste le sto ideando insieme al mio fidanzato. Sono certa che alcune di queste idee possano migrare dalla scrittura cinematografica a quella narrativa, devo solo capire quali.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-right wp-block-paragraph\">di Maria Vittoria Di Michele<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Michela Panichi, scrittrice di origini napoletane classe 2000, non ha nemmeno trent\u2019anni, ma pu\u00f2 gi\u00e0 vantare risultati importanti: con il racconto Meduse ha vinto il Campiello Giovani nel 2020, e con il suo romanzo d\u2019esordio La Cecilia \u00e8 arrivata in finale sia al premio Calvino nel 2024 che, dopo la pubblicazione per Nottetempo, al premio IngeFeltrinelli nel 2025. Cecilia ha tredici anni ed \u00e8 come ogni anno in vacanza con la famiglia a Ischia: nel corso di un\u2019estate sospesa tra il mondo dei maschi e quello delle femmine, cos\u00ec come tra l\u2019infanzia e l\u2019et\u00e0 adulta, vive il tentativo di definire la propria identit\u00e0 \u2013 sociale, sessuale e di genere \u2013 come una missione che la ossessiona e che passa inevitabilmente attraverso la dimensione corporea. In modo non del tutto dissimile dalla sua protagonista, anche Michela, divisa tra la narrativa e la sceneggiatura cinematografica e televisiva, tra i modelli che sono per lei di ispirazione e le proprie ossessioni letterarie, sente di dover rispondere a una chiamata ben precisa: continuare a scrivere storie in tutte le loro forme. La Cecilia parla di una ragazza che, nell\u2019estate dei suoi tredici anni, affronta le difficolt\u00e0 della crescita, dello sviluppo e della scoperta della sua sessualit\u00e0: se dovesse descrivere il romanzo con una parola? Anfibio. Dal romanzo emerge abbastanza chiaramente che, dal punto di vista di Cecilia, il valore morale dei vari modelli femminili sia connesso al loro modo di approcciarsi al proprio corpo e alla propria sessualit\u00e0; le figure maschili, invece, come vengono rappresentate? Anche in questo caso, sembra valere la connessione tra corporeit\u00e0 e morale, come si vede, ad esempio, nel progressivo degrado del padre di Cecilia man mano che si scopre il suo legame \u201csporco\u201d col corpo: che differenze ci sono tra la sua rappresentazione della corporeit\u00e0 maschile e quella femminile? Nel romanzo ho dato grandissimo spazio ai corpi femminili, soffermandomi di meno sui maschi. Questo perch\u00e9, nel raccontare la crescita e lo sviluppo sessuale di Cecilia, avevo necessit\u00e0 di mostrare a lei \u2013 e al lettore \u2013 il caleidoscopio di possibilit\u00e0 che le si apriva davanti. Che \u201cfemmina\u201d diventer\u00e0 Cecilia da grande? Sua madre, Barbara, \u00e8 l\u2019unico modello possibile? No, perch\u00e9 esistono anche Alba, Veronica, Gaia etc. I maschi, invece, sono tutti accomunati da una maggiore libert\u00e0. La loro sessualit\u00e0 sconvolge Cecilia sicuramente di meno, perch\u00e9 in genere la morale pesa pi\u00f9 sulle femmine che sui maschi. E quindi, durante la propria crescita, Cecilia pensa che un corpo maschile sia pi\u00f9 abitabile del suo. E quindi si fa chiamare Luca. Peccato che, pi\u00f9 Cecilia si fa strada nel mondo dei maschi, pi\u00f9 si rende conto che le sue considerazioni granitiche sono sbagliate. Anche i ragazzi si vergognano del loro corpo; quando sono in gruppo, sono costretti a ostentare una sicurezza che non posseggono; sono performanti, cattivi, giudicanti; tendono a coalizzarsi contro una sola persona; sono \u201csporchi\u201d anche loro. Grazie a queste scoperte Cecilia, che come narratrice \u00e8 molto critica, inizia a valutare suo padre in modo diverso: non appena si rende conto delle sue bugie, del suo tradimento, Cecilia allontana il padre e va in crisi, perch\u00e9 non sa pi\u00f9 che tipologia di adulto vorr\u00e0 diventare. \u00abMaschio o femmina: dovevo scegliere\u00bb (p. 191) \u00e8 una richiesta d\u2019aiuto. Non si tratta tanto di scegliere il genere a cui appartenere, quanto le caratteristiche caratteriali e psicologiche che automaticamente vengono associate ai generi. E Cecilia non si ritrova in nessuna di queste. Che valore assume, in quest\u2019ottica, la volont\u00e0 di Cecilia di assomigliare ai maschi della sua vita, ad esempio prendendo il nome del fratello, Luca, o indossando i suoi vestiti e quelli di Sergio o del padre? Cecilia vuole che la sua vita da adolescente rimanga assolutamente identica a quella infantile. Intrappolata tra due soli modelli possibili \u2013 quello di suo padre e quello di sua madre \u2013 si convince che il modo pi\u00f9 comodo e confortevole di esistere sia quello dei maschi. D\u2019altronde, suo padre le sembra pi\u00f9 libero, un individuo che esiste tranquillamente senza darne conto a nessuno, una persona priva di vergogne e imbarazzi. Meglio essere suo padre, che assomigliare a sua madre. Ho cercato di raccontare questa scelta nella scena in cui Cecilia si mette ai piedi le vecchie infradito di suo padre. Cecilia vuole essere libera come lui, vuole avere con lui un legame strettissimo, ma lei \u00e8 femmina e lui \u00e8 maschio. Aggiungo anche un\u2019altra particolarit\u00e0 della Cecilia. In questo romanzo ho raccontato un coming of age queer: Cecilia \u00e8 innamorata di Alba, dunque \u00e8 omosessuale o quantomeno bisessuale. Ma gli unici modelli che ha davanti a s\u00e9 sono di coppie eterosessuali poco funzionanti, in cui stereotipicamente i maschi si comportano in un modo e le femmine in un altro. Ma\u2026 Se a Cecilia piacciono le donne\u2026 Lei quindi si deve comportare come un uomo? Da questa considerazione nasce un putiferio. Cecilia, femmina, si ritrova a comportarsi come immagina dovrebbe comportarsi un maschio adolescente: anzi, per appartenere al gruppo dei Maronti e non essere sbugiardata (lei che maschio non \u00e8), si trova a fare considerazioni maschiliste, a trattare male Federica, a disprezzare la libert\u00e0 sessuale di Alba. Diventa \u00abil peggiore dei maschi\u00bb (p. 227). In un\u2019intervista con Ludovica Passeri per SkyTg24, notava che \u00abmolti giovanissimi autori, soprattutto se donne, parlano di corpo\u00bb: in cosa crede che la sua rappresentazione del corpo, nello specifico femminile, sia diversa da quelle altrui? E che significato d\u00e0 al corpo nel suo insieme? Da un punto di vista narrativo e tematico un romanzo cambia molto se il protagonista \u00e8 un maschio o una femmina. Sembra una affermazione orientata, ma vi assicuro che non lo \u00e8. Se il mio protagonista \u00e8 un ragazzo, posso affacciarmi prioritariamente su un certo range di temi: posso parlare dell\u2019amicizia tra maschi, del complesso rapporto tra un padre e un figlio, di come il maschilismo impedisce ai ragazzi di esprimere i propri sentimenti, di uno sviluppo sessuale molto ingombrante. Se la mia protagonista \u00e8 femmina, beh, cambia tutto. Per secoli nei romanzi avere una protagonista donna \u00e8 stata una prospettiva limitante: l\u2019adulterio in letteratura \u00e8 pi\u00f9 grave se lo compie una donna, in Italia fino al 1946 le donne non votavano, le donne facevano certi tipi di lavori (o non lavoravano). Insomma, se parlavi di \u201cfemmine\u201d potevi toccare dei temi ma eri di certo impossibilitato a toccarne altri. Era molto pi\u00f9 comodo avere un protagonista uomo, pi\u00f9 avventuroso, pi\u00f9 libero: Piccole donne \u00e8 diverso da Piccoli uomini, eppure la scrittrice \u00e8 la stessa. Partendo da questa considerazione tematica, mi sembra abbastanza evidente che uno dei temi pi\u00f9 ricorrenti della letteratura con protagoniste donne sia il corpo, sia grazie alla liberazione sessuale sia per colpa dello stato di subordinazione in cui le donne hanno vissuto per secoli. Ora che possiamo far sentire la nostra voce, parlare del nostro corpo \u2013 meno studiato dal punto di vista medico, meno raccontato in letteratura \u2013 significa liberarsi degli stigmi sociali e rivendicare una tipologia di narrazione diversa. Che rapporto ha col suo, di corpo? Ora che il romanzo \u00e8 uscito da quasi un anno e posso considerarlo come altro da me, capita spesso che alle presentazioni mi venga fatta questa domanda. Trovo straordinario come il rapporto con il proprio corpo cambi nel corso degli anni in maniera enorme, ma silente. Noi abitiamo in un corpo e notiamo tutti i suoi cambiamenti: battagliamo continuamente con la nostra apparenza fisica. E, finch\u00e9 vivremo, saremo un corpo. Ho iniziato La Cecilia che avevo impressa nel cervello la mia adolescenza: credo che \u00abio mi detestavo\u00bb (p. 210) sia una sensazione che hanno provato tutti, con intensit\u00e0 diverse. Del resto i ragazzi sono sempre assoluti nelle loro valutazioni, nei loro amori e odi. Scrivere La Cecilia mi ha aiutato a dare nome e forma agli incubi che abitano il passaggio dalla preadolescenza all\u2019adolescenza. Tutti abbiamo pensato almeno una volta nella vita \u201cfaccio schifo\u201d, tutti abbiamo pianto pensando che non saremmo mai stati felici, tutti ci siamo sentiti sbagliati. La cosa meravigliosa \u00e8 che queste preoccupazioni a un certo punto smettono di assillarci in maniera cos\u00ec distruttiva. Mentre a tredici anni mi disprezzavo, oggi non \u00e8 pi\u00f9 cos\u00ec: mi piaccio, anche se qualche remora estetica e caratteriale rimane sempre. Un altro nucleo centrale della Cecilia \u00e8 la relazione conflittuale e alterna con i genitori, specialmente con la madre (e qui si sente un po\u2019 l\u2019eco dell\u2019Amica geniale): pensa che sia un problema di questa generazione nello specifico, o un qualcosa che \u00e8 sempre esistito? Sempre esistito, se consideriamo che il primo modello con cui ogni figlia si confronta \u00e8 la propria madre e il rapporto tra creatore e creatura \u00e8 spesso conflittuale. Banalmente siamo tutti nati da un utero. Per quanto riguarda le ispirazioni della Cecilia, io dell\u2019Amica geniale ho visto solo la serie. Mentre scrivevo, pensavo pi\u00f9 alla madre di Lady Bird o a quella di Tre Manifesti ad Ebbing. Come modello romanzesco mi sono ispirata molto ad Agostino di Moravia: nonostante il protagonista sia un ragazzino, questo romanzo tratta del rapporto conflittuale tra Agostino e sua madre nel momento in cui il protagonista scopre il sesso. Quando Agostino si rende conto che sua madre ha degli amanti e la sua vita non \u00e8 interamente dedicata a lui, va in crisi ed inizia ad odiarla. Ho sempre trovato il rapporto madre-figlia un tema molto interessante, sia quando simbiotico che quando difficile (ad esempio, L\u2019Arminuta). Mi incuriosisce molto che, nel momento in cui gli adolescenti si rendono conto di non essere il centro della vita dei propri genitori, il loro mondo va in crisi. Lo raccontai in Meduse, il racconto con cui vinsi il Campiello Giovani nel 2020, ho continuato ad occuparmene nella Cecilia. I rapporti familiari sono una delle mie ossessioni letterarie. Nella sua testa, cosa succede dopo la rivelazione finale di Cecilia? Di fronte all\u2019accettazione da parte di sua madre, Cecilia smette di detestarsi con cos\u00ec tanta intensit\u00e0. Magari a un certo punto della sua vita si sentir\u00e0 in pace con s\u00e9 stessa, accetter\u00e0 il suo orientamento sessuale e la sua identit\u00e0 di genere, qualunque essi siano. Ho deciso di concludere il romanzo con una rivelazione perch\u00e9 l\u2019omosessualit\u00e0 di Cecilia \u00e8 il motivo per cui lei si disprezza maggiormente, per cui arriva a travestirsi e rinnegare il proprio corpo. Nei turbamenti di Cecilia si sente l\u2019eco di secoli di storia: l\u2019omosessualit\u00e0 \u00e8 contro natura, \u00e8 un peccato. \u00c8 sbagliata anche se in natura esistono animali ermafroditi, animali che cambiano sesso, e gli esseri umani sono i primi ad aver rinnegato la naturalit\u00e0 per la civilizzazione (come dice Ungaretti in Comizi d\u2019amore). Inoltre, mi piaceva che Cecilia iniziasse il romanzo dicendo che le femmine le fanno schifo, per poi cambiare idea alla fine. E quando Cecilia si rende conto che le ragazze le piacciono, a quel punto pu\u00f2 scegliere come vuole essere. Non binaria, femmina, maschio\u2026 Alla fine del romanzo queste definizioni non hanno pi\u00f9 importanza, perch\u00e9 il periodo della vergogna e delle bugie \u00e8 finito. La Cecilia ha alcuni evidenti punti di contatto con altre opere della letteratura italiana, da L\u2019isola di Arturo, a cui ha esplicitamente dichiarato di essersi ispirata, all\u2019Amica geniale: non teme il confronto? Non ha paura che il romanzo possa essere considerato una \u201ccopia di\u2026\u201d? Tutti i romanzi sono copie di altri, riscritture. E se un testo non cita nulla, \u00e8 un testo privo di storia e di profondit\u00e0. Un tempo inserirsi in un solco, in un genere letterario, significava adottarne gli stilemi e confrontarsi con tutta la sua storia letteraria: basta vedere la letteratura antica e medievale. Virgilio cita Catullo che cita Saffo, Ariosto cita Lucrezio, Dante cita Virgilio etc. E le citazioni non erano indice di mancanza di originalit\u00e0: gli scrittori erano costretti a trovare l\u2019originalit\u00e0 all\u2019interno di una struttura prestabilita, prendendosi delle libert\u00e0, stravolgendo un genere letterario dall\u2019interno. Quindi no, non ho paura che il mio romanzo sembri una copia di. Per quanto riguarda l\u2019Amica Geniale, credo di averla citata soltanto una volta. 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Cecilia ha tredici anni ed \u00e8 come ogni anno in vacanza con la famiglia a Ischia: nel corso di un\u2019estate sospesa tra il mondo dei maschi e quello delle femmine, cos\u00ec come tra l\u2019infanzia e l\u2019et\u00e0 adulta, vive il tentativo di definire la propria identit\u00e0 \u2013 sociale, sessuale e di genere \u2013 come una missione che la ossessiona e che passa inevitabilmente attraverso la dimensione corporea. In modo non del tutto dissimile dalla sua protagonista, anche Michela, divisa tra la narrativa e la sceneggiatura cinematografica e televisiva, tra i modelli che sono per lei di ispirazione e le proprie ossessioni letterarie, sente di dover rispondere a una chiamata ben precisa: continuare a scrivere storie in tutte le loro forme. La Cecilia parla di una ragazza che, nell\u2019estate dei suoi tredici anni, affronta le difficolt\u00e0 della crescita, dello sviluppo e della scoperta della sua sessualit\u00e0: se dovesse descrivere il romanzo con una parola? Anfibio. Dal romanzo emerge abbastanza chiaramente che, dal punto di vista di Cecilia, il valore morale dei vari modelli femminili sia connesso al loro modo di approcciarsi al proprio corpo e alla propria sessualit\u00e0; le figure maschili, invece, come vengono rappresentate? Anche in questo caso, sembra valere la connessione tra corporeit\u00e0 e morale, come si vede, ad esempio, nel progressivo degrado del padre di Cecilia man mano che si scopre il suo legame \u201csporco\u201d col corpo: che differenze ci sono tra la sua rappresentazione della corporeit\u00e0 maschile e quella femminile? Nel romanzo ho dato grandissimo spazio ai corpi femminili, soffermandomi di meno sui maschi. Questo perch\u00e9, nel raccontare la crescita e lo sviluppo sessuale di Cecilia, avevo necessit\u00e0 di mostrare a lei \u2013 e al lettore \u2013 il caleidoscopio di possibilit\u00e0 che le si apriva davanti. Che \u201cfemmina\u201d diventer\u00e0 Cecilia da grande? Sua madre, Barbara, \u00e8 l\u2019unico modello possibile? No, perch\u00e9 esistono anche Alba, Veronica, Gaia etc. I maschi, invece, sono tutti accomunati da una maggiore libert\u00e0. La loro sessualit\u00e0 sconvolge Cecilia sicuramente di meno, perch\u00e9 in genere la morale pesa pi\u00f9 sulle femmine che sui maschi. E quindi, durante la propria crescita, Cecilia pensa che un corpo maschile sia pi\u00f9 abitabile del suo. E quindi si fa chiamare Luca. Peccato che, pi\u00f9 Cecilia si fa strada nel mondo dei maschi, pi\u00f9 si rende conto che le sue considerazioni granitiche sono sbagliate. Anche i ragazzi si vergognano del loro corpo; quando sono in gruppo, sono costretti a ostentare una sicurezza che non posseggono; sono performanti, cattivi, giudicanti; tendono a coalizzarsi contro una sola persona; sono \u201csporchi\u201d anche loro. Grazie a queste scoperte Cecilia, che come narratrice \u00e8 molto critica, inizia a valutare suo padre in modo diverso: non appena si rende conto delle sue bugie, del suo tradimento, Cecilia allontana il padre e va in crisi, perch\u00e9 non sa pi\u00f9 che tipologia di adulto vorr\u00e0 diventare. \u00abMaschio o femmina: dovevo scegliere\u00bb (p. 191) \u00e8 una richiesta d\u2019aiuto. Non si tratta tanto di scegliere il genere a cui appartenere, quanto le caratteristiche caratteriali e psicologiche che automaticamente vengono associate ai generi. E Cecilia non si ritrova in nessuna di queste. Che valore assume, in quest\u2019ottica, la volont\u00e0 di Cecilia di assomigliare ai maschi della sua vita, ad esempio prendendo il nome del fratello, Luca, o indossando i suoi vestiti e quelli di Sergio o del padre? Cecilia vuole che la sua vita da adolescente rimanga assolutamente identica a quella infantile. Intrappolata tra due soli modelli possibili \u2013 quello di suo padre e quello di sua madre \u2013 si convince che il modo pi\u00f9 comodo e confortevole di esistere sia quello dei maschi. D\u2019altronde, suo padre le sembra pi\u00f9 libero, un individuo che esiste tranquillamente senza darne conto a nessuno, una persona priva di vergogne e imbarazzi. Meglio essere suo padre, che assomigliare a sua madre. Ho cercato di raccontare questa scelta nella scena in cui Cecilia si mette ai piedi le vecchie infradito di suo padre. Cecilia vuole essere libera come lui, vuole avere con lui un legame strettissimo, ma lei \u00e8 femmina e lui \u00e8 maschio. Aggiungo anche un\u2019altra particolarit\u00e0 della Cecilia. In questo romanzo ho raccontato un coming of age queer: Cecilia \u00e8 innamorata di Alba, dunque \u00e8 omosessuale o quantomeno bisessuale. Ma gli unici modelli che ha davanti a s\u00e9 sono di coppie eterosessuali poco funzionanti, in cui stereotipicamente i maschi si comportano in un modo e le femmine in un altro. Ma\u2026 Se a Cecilia piacciono le donne\u2026 Lei quindi si deve comportare come un uomo? Da questa considerazione nasce un putiferio. Cecilia, femmina, si ritrova a comportarsi come immagina dovrebbe comportarsi un maschio adolescente: anzi, per appartenere al gruppo dei Maronti e non essere sbugiardata (lei che maschio non \u00e8), si trova a fare considerazioni maschiliste, a trattare male Federica, a disprezzare la libert\u00e0 sessuale di Alba. Diventa \u00abil peggiore dei maschi\u00bb (p. 227). In un\u2019intervista con Ludovica Passeri per SkyTg24, notava che \u00abmolti giovanissimi autori, soprattutto se donne, parlano di corpo\u00bb: in cosa crede che la sua rappresentazione del corpo, nello specifico femminile, sia diversa da quelle altrui? E che significato d\u00e0 al corpo nel suo insieme? Da un punto di vista narrativo e tematico un romanzo cambia molto se il protagonista \u00e8 un maschio o una femmina. Sembra una affermazione orientata, ma vi assicuro che non lo \u00e8. Se il mio protagonista \u00e8 un ragazzo, posso affacciarmi prioritariamente su un certo range di temi: posso parlare dell\u2019amicizia tra maschi, del complesso rapporto tra un padre e un figlio, di come il maschilismo impedisce ai ragazzi di esprimere i propri sentimenti, di uno sviluppo sessuale molto ingombrante. Se la mia protagonista \u00e8 femmina, beh, cambia tutto. Per secoli nei romanzi avere una protagonista donna \u00e8 stata una prospettiva limitante: l\u2019adulterio in letteratura \u00e8 pi\u00f9 grave se lo compie una donna, in Italia fino al 1946 le donne non votavano, le donne facevano certi tipi di lavori (o non lavoravano). Insomma, se parlavi di \u201cfemmine\u201d potevi toccare dei temi ma eri di certo impossibilitato a toccarne altri. Era molto pi\u00f9 comodo avere un protagonista uomo, pi\u00f9 avventuroso, pi\u00f9 libero: Piccole donne \u00e8 diverso da Piccoli uomini, eppure la scrittrice \u00e8 la stessa. Partendo da questa considerazione tematica, mi sembra abbastanza evidente che uno dei temi pi\u00f9 ricorrenti della letteratura con protagoniste donne sia il corpo, sia grazie alla liberazione sessuale sia per colpa dello stato di subordinazione in cui le donne hanno vissuto per secoli. Ora che possiamo far sentire la nostra voce, parlare del nostro corpo \u2013 meno studiato dal punto di vista medico, meno raccontato in letteratura \u2013 significa liberarsi degli stigmi sociali e rivendicare una tipologia di narrazione diversa. Che rapporto ha col suo, di corpo? Ora che il romanzo \u00e8 uscito da quasi un anno e posso considerarlo come altro da me, capita spesso che alle presentazioni mi venga fatta questa domanda. Trovo straordinario come il rapporto con il proprio corpo cambi nel corso degli anni in maniera enorme, ma silente. Noi abitiamo in un corpo e notiamo tutti i suoi cambiamenti: battagliamo continuamente con la nostra apparenza fisica. E, finch\u00e9 vivremo, saremo un corpo. Ho iniziato La Cecilia che avevo impressa nel cervello la mia adolescenza: credo che \u00abio mi detestavo\u00bb (p. 210) sia una sensazione che hanno provato tutti, con intensit\u00e0 diverse. Del resto i ragazzi sono sempre assoluti nelle loro valutazioni, nei loro amori e odi. Scrivere La Cecilia mi ha aiutato a dare nome e forma agli incubi che abitano il passaggio dalla preadolescenza all\u2019adolescenza. Tutti abbiamo pensato almeno una volta nella vita \u201cfaccio schifo\u201d, tutti abbiamo pianto pensando che non saremmo mai stati felici, tutti ci siamo sentiti sbagliati. La cosa meravigliosa \u00e8 che queste preoccupazioni a un certo punto smettono di assillarci in maniera cos\u00ec distruttiva. Mentre a tredici anni mi disprezzavo, oggi non \u00e8 pi\u00f9 cos\u00ec: mi piaccio, anche se qualche remora estetica e caratteriale rimane sempre. Un altro nucleo centrale della Cecilia \u00e8 la relazione conflittuale e alterna con i genitori, specialmente con la madre (e qui si sente un po\u2019 l\u2019eco dell\u2019Amica geniale): pensa che sia un problema di questa generazione nello specifico, o un qualcosa che \u00e8 sempre esistito? Sempre esistito, se consideriamo che il primo modello con cui ogni figlia si confronta \u00e8 la propria madre e il rapporto tra creatore e creatura \u00e8 spesso conflittuale. Banalmente siamo tutti nati da un utero. Per quanto riguarda le ispirazioni della Cecilia, io dell\u2019Amica geniale ho visto solo la serie. Mentre scrivevo, pensavo pi\u00f9 alla madre di Lady Bird o a quella di Tre Manifesti ad Ebbing. Come modello romanzesco mi sono ispirata molto ad Agostino di Moravia: nonostante il protagonista sia un ragazzino, questo romanzo tratta del rapporto conflittuale tra Agostino e sua madre nel momento in cui il protagonista scopre il sesso. Quando Agostino si rende conto che sua madre ha degli amanti e la sua vita non \u00e8 interamente dedicata a lui, va in crisi ed inizia ad odiarla. Ho sempre trovato il rapporto madre-figlia un tema molto interessante, sia quando simbiotico che quando difficile (ad esempio, L\u2019Arminuta). Mi incuriosisce molto che, nel momento in cui gli adolescenti si rendono conto di non essere il centro della vita dei propri genitori, il loro mondo va in crisi. Lo raccontai in Meduse, il racconto con cui vinsi il Campiello Giovani nel 2020, ho continuato ad occuparmene nella Cecilia. I rapporti familiari sono una delle mie ossessioni letterarie. Nella sua testa, cosa succede dopo la rivelazione finale di Cecilia? Di fronte all\u2019accettazione da parte di sua madre, Cecilia smette di detestarsi con cos\u00ec tanta intensit\u00e0. Magari a un certo punto della sua vita si sentir\u00e0 in pace con s\u00e9 stessa, accetter\u00e0 il suo orientamento sessuale e la sua identit\u00e0 di genere, qualunque essi siano. Ho deciso di concludere il romanzo con una rivelazione perch\u00e9 l\u2019omosessualit\u00e0 di Cecilia \u00e8 il motivo per cui lei si disprezza maggiormente, per cui arriva a travestirsi e rinnegare il proprio corpo. Nei turbamenti di Cecilia si sente l\u2019eco di secoli di storia: l\u2019omosessualit\u00e0 \u00e8 contro natura, \u00e8 un peccato. \u00c8 sbagliata anche se in natura esistono animali ermafroditi, animali che cambiano sesso, e gli esseri umani sono i primi ad aver rinnegato la naturalit\u00e0 per la civilizzazione (come dice Ungaretti in Comizi d\u2019amore). Inoltre, mi piaceva che Cecilia iniziasse il romanzo dicendo che le femmine le fanno schifo, per poi cambiare idea alla fine. E quando Cecilia si rende conto che le ragazze le piacciono, a quel punto pu\u00f2 scegliere come vuole essere. Non binaria, femmina, maschio\u2026 Alla fine del romanzo queste definizioni non hanno pi\u00f9 importanza, perch\u00e9 il periodo della vergogna e delle bugie \u00e8 finito. La Cecilia ha alcuni evidenti punti di contatto con altre opere della letteratura italiana, da L\u2019isola di Arturo, a cui ha esplicitamente dichiarato di essersi ispirata, all\u2019Amica geniale: non teme il confronto? Non ha paura che il romanzo possa essere considerato una \u201ccopia di\u2026\u201d? Tutti i romanzi sono copie di altri, riscritture. E se un testo non cita nulla, \u00e8 un testo privo di storia e di profondit\u00e0. Un tempo inserirsi in un solco, in un genere letterario, significava adottarne gli stilemi e confrontarsi con tutta la sua storia letteraria: basta vedere la letteratura antica e medievale. Virgilio cita Catullo che cita Saffo, Ariosto cita Lucrezio, Dante cita Virgilio etc. E le citazioni non erano indice di mancanza di originalit\u00e0: gli scrittori erano costretti a trovare l\u2019originalit\u00e0 all\u2019interno di una struttura prestabilita, prendendosi delle libert\u00e0, stravolgendo un genere letterario dall\u2019interno. Quindi no, non ho paura che il mio romanzo sembri una copia di. Per quanto riguarda l\u2019Amica Geniale, credo di averla citata soltanto una volta. 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Cecilia ha tredici anni ed \u00e8 come ogni anno in vacanza con la famiglia a Ischia: nel corso di un\u2019estate sospesa tra il mondo dei maschi e quello delle femmine, cos\u00ec come tra l\u2019infanzia e l\u2019et\u00e0 adulta, vive il tentativo di definire la propria identit\u00e0 \u2013 sociale, sessuale e di genere \u2013 come una missione che la ossessiona e che passa inevitabilmente attraverso la dimensione corporea. In modo non del tutto dissimile dalla sua protagonista, anche Michela, divisa tra la narrativa e la sceneggiatura cinematografica e televisiva, tra i modelli che sono per lei di ispirazione e le proprie ossessioni letterarie, sente di dover rispondere a una chiamata ben precisa: continuare a scrivere storie in tutte le loro forme. La Cecilia parla di una ragazza che, nell\u2019estate dei suoi tredici anni, affronta le difficolt\u00e0 della crescita, dello sviluppo e della scoperta della sua sessualit\u00e0: se dovesse descrivere il romanzo con una parola? Anfibio. Dal romanzo emerge abbastanza chiaramente che, dal punto di vista di Cecilia, il valore morale dei vari modelli femminili sia connesso al loro modo di approcciarsi al proprio corpo e alla propria sessualit\u00e0; le figure maschili, invece, come vengono rappresentate? Anche in questo caso, sembra valere la connessione tra corporeit\u00e0 e morale, come si vede, ad esempio, nel progressivo degrado del padre di Cecilia man mano che si scopre il suo legame \u201csporco\u201d col corpo: che differenze ci sono tra la sua rappresentazione della corporeit\u00e0 maschile e quella femminile? Nel romanzo ho dato grandissimo spazio ai corpi femminili, soffermandomi di meno sui maschi. Questo perch\u00e9, nel raccontare la crescita e lo sviluppo sessuale di Cecilia, avevo necessit\u00e0 di mostrare a lei \u2013 e al lettore \u2013 il caleidoscopio di possibilit\u00e0 che le si apriva davanti. Che \u201cfemmina\u201d diventer\u00e0 Cecilia da grande? Sua madre, Barbara, \u00e8 l\u2019unico modello possibile? No, perch\u00e9 esistono anche Alba, Veronica, Gaia etc. I maschi, invece, sono tutti accomunati da una maggiore libert\u00e0. La loro sessualit\u00e0 sconvolge Cecilia sicuramente di meno, perch\u00e9 in genere la morale pesa pi\u00f9 sulle femmine che sui maschi. E quindi, durante la propria crescita, Cecilia pensa che un corpo maschile sia pi\u00f9 abitabile del suo. E quindi si fa chiamare Luca. Peccato che, pi\u00f9 Cecilia si fa strada nel mondo dei maschi, pi\u00f9 si rende conto che le sue considerazioni granitiche sono sbagliate. Anche i ragazzi si vergognano del loro corpo; quando sono in gruppo, sono costretti a ostentare una sicurezza che non posseggono; sono performanti, cattivi, giudicanti; tendono a coalizzarsi contro una sola persona; sono \u201csporchi\u201d anche loro. Grazie a queste scoperte Cecilia, che come narratrice \u00e8 molto critica, inizia a valutare suo padre in modo diverso: non appena si rende conto delle sue bugie, del suo tradimento, Cecilia allontana il padre e va in crisi, perch\u00e9 non sa pi\u00f9 che tipologia di adulto vorr\u00e0 diventare. \u00abMaschio o femmina: dovevo scegliere\u00bb (p. 191) \u00e8 una richiesta d\u2019aiuto. Non si tratta tanto di scegliere il genere a cui appartenere, quanto le caratteristiche caratteriali e psicologiche che automaticamente vengono associate ai generi. E Cecilia non si ritrova in nessuna di queste. Che valore assume, in quest\u2019ottica, la volont\u00e0 di Cecilia di assomigliare ai maschi della sua vita, ad esempio prendendo il nome del fratello, Luca, o indossando i suoi vestiti e quelli di Sergio o del padre? Cecilia vuole che la sua vita da adolescente rimanga assolutamente identica a quella infantile. Intrappolata tra due soli modelli possibili \u2013 quello di suo padre e quello di sua madre \u2013 si convince che il modo pi\u00f9 comodo e confortevole di esistere sia quello dei maschi. D\u2019altronde, suo padre le sembra pi\u00f9 libero, un individuo che esiste tranquillamente senza darne conto a nessuno, una persona priva di vergogne e imbarazzi. Meglio essere suo padre, che assomigliare a sua madre. Ho cercato di raccontare questa scelta nella scena in cui Cecilia si mette ai piedi le vecchie infradito di suo padre. Cecilia vuole essere libera come lui, vuole avere con lui un legame strettissimo, ma lei \u00e8 femmina e lui \u00e8 maschio. Aggiungo anche un\u2019altra particolarit\u00e0 della Cecilia. In questo romanzo ho raccontato un coming of age queer: Cecilia \u00e8 innamorata di Alba, dunque \u00e8 omosessuale o quantomeno bisessuale. Ma gli unici modelli che ha davanti a s\u00e9 sono di coppie eterosessuali poco funzionanti, in cui stereotipicamente i maschi si comportano in un modo e le femmine in un altro. Ma\u2026 Se a Cecilia piacciono le donne\u2026 Lei quindi si deve comportare come un uomo? Da questa considerazione nasce un putiferio. Cecilia, femmina, si ritrova a comportarsi come immagina dovrebbe comportarsi un maschio adolescente: anzi, per appartenere al gruppo dei Maronti e non essere sbugiardata (lei che maschio non \u00e8), si trova a fare considerazioni maschiliste, a trattare male Federica, a disprezzare la libert\u00e0 sessuale di Alba. Diventa \u00abil peggiore dei maschi\u00bb (p. 227). In un\u2019intervista con Ludovica Passeri per SkyTg24, notava che \u00abmolti giovanissimi autori, soprattutto se donne, parlano di corpo\u00bb: in cosa crede che la sua rappresentazione del corpo, nello specifico femminile, sia diversa da quelle altrui? E che significato d\u00e0 al corpo nel suo insieme? Da un punto di vista narrativo e tematico un romanzo cambia molto se il protagonista \u00e8 un maschio o una femmina. Sembra una affermazione orientata, ma vi assicuro che non lo \u00e8. Se il mio protagonista \u00e8 un ragazzo, posso affacciarmi prioritariamente su un certo range di temi: posso parlare dell\u2019amicizia tra maschi, del complesso rapporto tra un padre e un figlio, di come il maschilismo impedisce ai ragazzi di esprimere i propri sentimenti, di uno sviluppo sessuale molto ingombrante. Se la mia protagonista \u00e8 femmina, beh, cambia tutto. Per secoli nei romanzi avere una protagonista donna \u00e8 stata una prospettiva limitante: l\u2019adulterio in letteratura \u00e8 pi\u00f9 grave se lo compie una donna, in Italia fino al 1946 le donne non votavano, le donne facevano certi tipi di lavori (o non lavoravano). Insomma, se parlavi di \u201cfemmine\u201d potevi toccare dei temi ma eri di certo impossibilitato a toccarne altri. Era molto pi\u00f9 comodo avere un protagonista uomo, pi\u00f9 avventuroso, pi\u00f9 libero: Piccole donne \u00e8 diverso da Piccoli uomini, eppure la scrittrice \u00e8 la stessa. Partendo da questa considerazione tematica, mi sembra abbastanza evidente che uno dei temi pi\u00f9 ricorrenti della letteratura con protagoniste donne sia il corpo, sia grazie alla liberazione sessuale sia per colpa dello stato di subordinazione in cui le donne hanno vissuto per secoli. Ora che possiamo far sentire la nostra voce, parlare del nostro corpo \u2013 meno studiato dal punto di vista medico, meno raccontato in letteratura \u2013 significa liberarsi degli stigmi sociali e rivendicare una tipologia di narrazione diversa. Che rapporto ha col suo, di corpo? Ora che il romanzo \u00e8 uscito da quasi un anno e posso considerarlo come altro da me, capita spesso che alle presentazioni mi venga fatta questa domanda. Trovo straordinario come il rapporto con il proprio corpo cambi nel corso degli anni in maniera enorme, ma silente. Noi abitiamo in un corpo e notiamo tutti i suoi cambiamenti: battagliamo continuamente con la nostra apparenza fisica. E, finch\u00e9 vivremo, saremo un corpo. Ho iniziato La Cecilia che avevo impressa nel cervello la mia adolescenza: credo che \u00abio mi detestavo\u00bb (p. 210) sia una sensazione che hanno provato tutti, con intensit\u00e0 diverse. Del resto i ragazzi sono sempre assoluti nelle loro valutazioni, nei loro amori e odi. Scrivere La Cecilia mi ha aiutato a dare nome e forma agli incubi che abitano il passaggio dalla preadolescenza all\u2019adolescenza. Tutti abbiamo pensato almeno una volta nella vita \u201cfaccio schifo\u201d, tutti abbiamo pianto pensando che non saremmo mai stati felici, tutti ci siamo sentiti sbagliati. La cosa meravigliosa \u00e8 che queste preoccupazioni a un certo punto smettono di assillarci in maniera cos\u00ec distruttiva. Mentre a tredici anni mi disprezzavo, oggi non \u00e8 pi\u00f9 cos\u00ec: mi piaccio, anche se qualche remora estetica e caratteriale rimane sempre. Un altro nucleo centrale della Cecilia \u00e8 la relazione conflittuale e alterna con i genitori, specialmente con la madre (e qui si sente un po\u2019 l\u2019eco dell\u2019Amica geniale): pensa che sia un problema di questa generazione nello specifico, o un qualcosa che \u00e8 sempre esistito? Sempre esistito, se consideriamo che il primo modello con cui ogni figlia si confronta \u00e8 la propria madre e il rapporto tra creatore e creatura \u00e8 spesso conflittuale. Banalmente siamo tutti nati da un utero. Per quanto riguarda le ispirazioni della Cecilia, io dell\u2019Amica geniale ho visto solo la serie. Mentre scrivevo, pensavo pi\u00f9 alla madre di Lady Bird o a quella di Tre Manifesti ad Ebbing. Come modello romanzesco mi sono ispirata molto ad Agostino di Moravia: nonostante il protagonista sia un ragazzino, questo romanzo tratta del rapporto conflittuale tra Agostino e sua madre nel momento in cui il protagonista scopre il sesso. Quando Agostino si rende conto che sua madre ha degli amanti e la sua vita non \u00e8 interamente dedicata a lui, va in crisi ed inizia ad odiarla. Ho sempre trovato il rapporto madre-figlia un tema molto interessante, sia quando simbiotico che quando difficile (ad esempio, L\u2019Arminuta). Mi incuriosisce molto che, nel momento in cui gli adolescenti si rendono conto di non essere il centro della vita dei propri genitori, il loro mondo va in crisi. Lo raccontai in Meduse, il racconto con cui vinsi il Campiello Giovani nel 2020, ho continuato ad occuparmene nella Cecilia. I rapporti familiari sono una delle mie ossessioni letterarie. Nella sua testa, cosa succede dopo la rivelazione finale di Cecilia? Di fronte all\u2019accettazione da parte di sua madre, Cecilia smette di detestarsi con cos\u00ec tanta intensit\u00e0. Magari a un certo punto della sua vita si sentir\u00e0 in pace con s\u00e9 stessa, accetter\u00e0 il suo orientamento sessuale e la sua identit\u00e0 di genere, qualunque essi siano. Ho deciso di concludere il romanzo con una rivelazione perch\u00e9 l\u2019omosessualit\u00e0 di Cecilia \u00e8 il motivo per cui lei si disprezza maggiormente, per cui arriva a travestirsi e rinnegare il proprio corpo. Nei turbamenti di Cecilia si sente l\u2019eco di secoli di storia: l\u2019omosessualit\u00e0 \u00e8 contro natura, \u00e8 un peccato. \u00c8 sbagliata anche se in natura esistono animali ermafroditi, animali che cambiano sesso, e gli esseri umani sono i primi ad aver rinnegato la naturalit\u00e0 per la civilizzazione (come dice Ungaretti in Comizi d\u2019amore). Inoltre, mi piaceva che Cecilia iniziasse il romanzo dicendo che le femmine le fanno schifo, per poi cambiare idea alla fine. E quando Cecilia si rende conto che le ragazze le piacciono, a quel punto pu\u00f2 scegliere come vuole essere. Non binaria, femmina, maschio\u2026 Alla fine del romanzo queste definizioni non hanno pi\u00f9 importanza, perch\u00e9 il periodo della vergogna e delle bugie \u00e8 finito. La Cecilia ha alcuni evidenti punti di contatto con altre opere della letteratura italiana, da L\u2019isola di Arturo, a cui ha esplicitamente dichiarato di essersi ispirata, all\u2019Amica geniale: non teme il confronto? Non ha paura che il romanzo possa essere considerato una \u201ccopia di\u2026\u201d? Tutti i romanzi sono copie di altri, riscritture. E se un testo non cita nulla, \u00e8 un testo privo di storia e di profondit\u00e0. Un tempo inserirsi in un solco, in un genere letterario, significava adottarne gli stilemi e confrontarsi con tutta la sua storia letteraria: basta vedere la letteratura antica e medievale. Virgilio cita Catullo che cita Saffo, Ariosto cita Lucrezio, Dante cita Virgilio etc. E le citazioni non erano indice di mancanza di originalit\u00e0: gli scrittori erano costretti a trovare l\u2019originalit\u00e0 all\u2019interno di una struttura prestabilita, prendendosi delle libert\u00e0, stravolgendo un genere letterario dall\u2019interno. Quindi no, non ho paura che il mio romanzo sembri una copia di. Per quanto riguarda l\u2019Amica Geniale, credo di averla citata soltanto una volta. So che la spiaggia dove Lila e Len\u00f9 vanno ad Ischia sono i Maronti, me...","og_url":"http:\/\/www.mastereditoria.it\/ilblog\/maschio-o-femmina-dovevo-scegliere-michela-panichi-racconta-la-cecilia\/","og_site_name":"il BLOG di EDITORIA","article_published_time":"2026-07-15T07:25:32+00:00","article_modified_time":"2026-07-15T07:25:33+00:00","og_image":[{"width":300,"height":300,"url":"http:\/\/www.mastereditoria.it\/ilblog\/wp-content\/uploads\/2026\/07\/IMG-20260714-WA0001.jpg","type":"image\/jpeg"}],"author":"Studenti","twitter_misc":{"Scritto da":"Studenti","Tempo di lettura stimato":"15 minuti"},"schema":{"@context":"https:\/\/schema.org","@graph":[{"@type":"Article","@id":"http:\/\/www.mastereditoria.it\/ilblog\/maschio-o-femmina-dovevo-scegliere-michela-panichi-racconta-la-cecilia\/#article","isPartOf":{"@id":"http:\/\/www.mastereditoria.it\/ilblog\/maschio-o-femmina-dovevo-scegliere-michela-panichi-racconta-la-cecilia\/"},"author":{"name":"Studenti","@id":"https:\/\/www.mastereditoria.it\/ilblog\/#\/schema\/person\/6f9a05accb3a5aa7dc3ef4c332b4d171"},"headline":"\u00abMaschio o femmina: dovevo scegliere\u00bb: Michela Panichi racconta La Cecilia","datePublished":"2026-07-15T07:25:32+00:00","dateModified":"2026-07-15T07:25:33+00:00","mainEntityOfPage":{"@id":"http:\/\/www.mastereditoria.it\/ilblog\/maschio-o-femmina-dovevo-scegliere-michela-panichi-racconta-la-cecilia\/"},"wordCount":2661,"publisher":{"@id":"https:\/\/www.mastereditoria.it\/ilblog\/#organization"},"image":{"@id":"http:\/\/www.mastereditoria.it\/ilblog\/maschio-o-femmina-dovevo-scegliere-michela-panichi-racconta-la-cecilia\/#primaryimage"},"thumbnailUrl":"https:\/\/www.mastereditoria.it\/ilblog\/wp-content\/uploads\/2026\/07\/IMG-20260714-WA0001.jpg","keywords":["editoria","intervista","Master Professioni e prodotti dell\u2019editoria"],"articleSection":["Interviste"],"inLanguage":"it-IT"},{"@type":"WebPage","@id":"http:\/\/www.mastereditoria.it\/ilblog\/maschio-o-femmina-dovevo-scegliere-michela-panichi-racconta-la-cecilia\/","url":"http:\/\/www.mastereditoria.it\/ilblog\/maschio-o-femmina-dovevo-scegliere-michela-panichi-racconta-la-cecilia\/","name":"\u00abMaschio o femmina: dovevo scegliere\u00bb: Michela Panichi racconta La Cecilia - il BLOG di EDITORIA","isPartOf":{"@id":"https:\/\/www.mastereditoria.it\/ilblog\/#website"},"primaryImageOfPage":{"@id":"http:\/\/www.mastereditoria.it\/ilblog\/maschio-o-femmina-dovevo-scegliere-michela-panichi-racconta-la-cecilia\/#primaryimage"},"image":{"@id":"http:\/\/www.mastereditoria.it\/ilblog\/maschio-o-femmina-dovevo-scegliere-michela-panichi-racconta-la-cecilia\/#primaryimage"},"thumbnailUrl":"https:\/\/www.mastereditoria.it\/ilblog\/wp-content\/uploads\/2026\/07\/IMG-20260714-WA0001.jpg","datePublished":"2026-07-15T07:25:32+00:00","dateModified":"2026-07-15T07:25:33+00:00","breadcrumb":{"@id":"http:\/\/www.mastereditoria.it\/ilblog\/maschio-o-femmina-dovevo-scegliere-michela-panichi-racconta-la-cecilia\/#breadcrumb"},"inLanguage":"it-IT","potentialAction":[{"@type":"ReadAction","target":["http:\/\/www.mastereditoria.it\/ilblog\/maschio-o-femmina-dovevo-scegliere-michela-panichi-racconta-la-cecilia\/"]}]},{"@type":"ImageObject","inLanguage":"it-IT","@id":"http:\/\/www.mastereditoria.it\/ilblog\/maschio-o-femmina-dovevo-scegliere-michela-panichi-racconta-la-cecilia\/#primaryimage","url":"https:\/\/www.mastereditoria.it\/ilblog\/wp-content\/uploads\/2026\/07\/IMG-20260714-WA0001.jpg","contentUrl":"https:\/\/www.mastereditoria.it\/ilblog\/wp-content\/uploads\/2026\/07\/IMG-20260714-WA0001.jpg","width":300,"height":300},{"@type":"BreadcrumbList","@id":"http:\/\/www.mastereditoria.it\/ilblog\/maschio-o-femmina-dovevo-scegliere-michela-panichi-racconta-la-cecilia\/#breadcrumb","itemListElement":[{"@type":"ListItem","position":1,"name":"Home","item":"https:\/\/www.mastereditoria.it\/ilblog\/"},{"@type":"ListItem","position":2,"name":"\u00abMaschio o femmina: dovevo scegliere\u00bb: Michela Panichi racconta La Cecilia"}]},{"@type":"WebSite","@id":"https:\/\/www.mastereditoria.it\/ilblog\/#website","url":"https:\/\/www.mastereditoria.it\/ilblog\/","name":"il BLOG di EDITORIA","description":"Master Professioni e prodotti dell'editoria - Universit&agrave; 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