{"id":9765,"date":"2026-09-16T10:21:44","date_gmt":"2026-09-16T08:21:44","guid":{"rendered":"https:\/\/www.mastereditoria.it\/ilblog\/?p=9765"},"modified":"2026-09-16T15:28:17","modified_gmt":"2026-09-16T13:28:17","slug":"scrivere-per-necessita-in-compagnia-del-conte-di-montecristo-intervista-a-francesca-crescentini","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.mastereditoria.it\/ilblog\/scrivere-per-necessita-in-compagnia-del-conte-di-montecristo-intervista-a-francesca-crescentini\/","title":{"rendered":"Scrivere per necessit\u00e0 in compagnia del Conte di Montecristo: intervista a Francesca Crescentini"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"has-text-align-center wp-block-paragraph\"><em>Da anni amata sui social come traduttrice e divulgatrice letteraria, Francesca Crescentini (@Tegamini) \u00e8 in libreria con il suo primo \u2013 attesissimo \u2013 libro: <\/em>La vendetta \u00e8 un ballo in maschera. Un anno con il Conte di Montecristo<em>. Un \u00abesperimento\u00bb a met\u00e0 fra diario personale e romanzo in cui racconta come Edmond Dant\u00e8s e il suo autore Alexandre Dumas abbiano saputo accompagnarla e interrogarla in un momento complesso della sua vita.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>\u00abOgni libro che leggiamo interroga la nostra disponibilit\u00e0 a farci prendere per i fondelli. [\u2026] Il <em>Montecristo <\/em>\u00e8 un\u2019esagerazione. [\u2026] Sappiamo che \u00e8 troppo, ma a Dumas scegliamo di andar dietro volentieri. Forse perch\u00e9 ci fa comodo pensare che tutto sia possibile\u00bb. Cos\u00ec scrive nell\u2019incipit del suo libro: <\/strong><strong>che cosa l\u2019ha portata a lasciarsi trasportare in questa storia un po\u2019 implausibile?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Innanzitutto ci tira molto dentro Dumas. Lui era abituato a doversi far ascoltare e a tenere viva la curiosit\u00e0 di chi leggeva i suoi romanzi. Se pensiamo a come sono usciti \u2013 a puntate sul \u201cJournal des D\u00e9bats\u201d, in una sorta di pi\u00e8 di pagina \u2013 era assolutamente indispensabile che lui riuscisse in questo e che diventasse anche una priorit\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Secondo me ci si scopre molto disponibili a dargli retta, per quanto succedano continuamente delle cose che sono esagerate e visibilmente assurde, perch\u00e9 ci piace immaginare che ci sia dell\u2019altro, che le possibilit\u00e0 si possano espandere. Ogni tanto leggendo qualcosa di inverosimile, di troppo gigante per essere vero, si prende forse il coraggio di considerare il proprio mondo di lettori un pochino pi\u00f9 grande, un pochino pi\u00f9 speranzoso di quello che \u00e8 nella realt\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Si impara a scoprirsi disponibili vedendo che magari, anche in un posto immaginario, ci sono delle cose enormi che succedono e che vanno anche per il verso giusto. Poi \u00e8 chiaro che la vendetta \u00e8 costosa e difficile. Ci sono un sacco di interrogativi etici che ci possiamo porre nei confronti di quello che poi finisce per combinare il Conte di Montecristo. Per\u00f2 insomma, vedere che lui manovra questa materia gigantesca \u00e8 comunque fonte di conforto in un certo senso. Poi \u00e8 bello accompagnare la storia del Conte anche con la vita stessa di Dumas.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Durante la lettura del <em>Montecristo <\/em>ha appunto deciso di studiare e approfondire la vita dell\u2019autore, Alexandre Dumas: cosa l\u2019ha pi\u00f9 affascinata di questo personaggio, lui stesso un romanzo incarnato?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">All\u2019inizio mi sono molto incuriosita quando ho scoperto tutta la storia della sua famiglia. Mi sono poi messa a studiare il suo percorso biografico e mi \u00e8 sembrato che valesse la pena portarlo anche nel mio libro, anche se non era nei piani originali coinvolgerlo nel racconto.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Avevo impostato il mio esperimento con la voglia di imparare e soprattutto di tenere traccia di ci\u00f2 che succedeva anche fuori dal libro: volevo dare spazio alle cose che scoprivo lungo il percorso e che mi stavano appassionando. E cos\u00ec \u00e8 stato inevitabile includere la storia di Dumas.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Tra le cose che mi hanno stupito c\u2019\u00e8 sicuramente la sua inesauribile energia. Lui \u00e8 arrivato a Parigi, giovanissimo, da un paesino del nord della Francia senza aver un\u2019istruzione particolarmente solida e soprattutto senza avere particolari agganci, animato solamente dall\u2019idea di scrivere per il teatro e di partecipare al bel mondo e al fermento creativo e culturale della citt\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Nei primi vent\u2019anni ha trovato un lavoro, s\u00ec, ma ha anche fatto tantissimi esperimenti, ha cercato di imparare e poi si \u00e8 continuamente reinventato, riciclato e si \u00e8 posto come un innovatore per tantissimi versi: per anni si \u00e8 occupato di teatro, poi \u00e8 partito e ha iniziato a scrivere racconti di viaggio. E poi, quando \u00e8 passato ai romanzi, ha scompaginato completamente il panorama letterario di quel tempo a partire dal rapporto con il pubblico e le proporzioni del successo che si poteva riscuotere scrivendo. Alla fine, si \u00e8 riciclato di nuovo perch\u00e9 \u00e8 tornato al teatro, ne ha fondato uno suo, mettendo in scena sia i suoi lavori del passato ma anche riadattando quello che scriveva in forma romanzesca.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Dumas era capace di scrivere sempre, ovunque e con un\u2019ispirazione e una creativit\u00e0 che sembravano inesauribili. E questo credo che sia forse l\u2019aspetto pi\u00f9 stupefacente di quello che ha combinato. Pensiamo anche ai giornali che ha fondato e che continuava ad alimentare, al fatto che lui scrivesse veramente in ogni modo, ovunque e di qualsiasi cosa anche. Lo puoi fare solo se ci credi molto, secondo me. E se puoi davvero credere che tutta quella creativit\u00e0 non finir\u00e0 mai e che potrai sempre attingere da questa fonte meravigliosa. Quindi forse \u00e8 quello che, al di l\u00e0 delle mille avventure e delle mille assurdit\u00e0 della sua personalit\u00e0 straripante, dovrebbe lasciarci ancora oggi sbalorditi.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Quando ha deciso di intraprendere questo esperimento, come si \u00e8 svolto il processo di scrittura? Mentre leggeva le sue edizioni del <em>Conte di Montecristo <\/em>aveva gi\u00e0 idea della forma che avrebbero preso i suoi pensieri?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Ci sono state due grandi fasi. Io ho scritto il grosso del libro mentre stavo leggendo il romanzo quindi, come recita il sottotitolo <em>Un anno con il Conte di Montecristo<\/em>, ci ho davvero impiegato un anno per leggerlo e studiare. Tante riflessioni sono venute fuori durante la lettura e mentre tenevo traccia di quello che scoprivo, che mi ricordavo e che avevo voglia di collegare a quello che mi era successo, alle domande mie. Scrivevo tutto quello che sentivo necessario. Poi mi sono tenuta un po\u2019 di tempo per un lavoro di ristrutturazione: quando ero pi\u00f9 o meno arrivata in fondo, dovevo guadagnarmi una visione d\u2019insieme per capire dove inserire quello che avevo scoperto sulla vita di Dumas e per scegliere cosa valesse la pena scrivere.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Mi piaceva che fosse un libro in cui si vedeva un\u2019idea che prendeva forma e quindi consegnandola al lettore in quel modo l\u00ec, far partecipare anche chi legge al fatto che ci sia un pensiero che si sta facendo strada e che sta costruendo attorno a me qualcosa. \u00c8 stato un processo abbastanza anarchico anche se poi c\u2019\u00e8 stato il tempo della selezione: all\u2019inizio il libro era molto pi\u00f9 lungo. Abbiamo un po\u2019 sfoltito perch\u00e9 molto spesso, soprattutto quando si ricorda o si gestisce il tempo, lo si percepisce come lo percepisco io, un po\u2019 tutto insieme. Mettiamola cos\u00ec: ci sono delle cose che diventano ellittiche, o magari che abbiamo gi\u00e0 detto meglio da altre parti e quindi vedendo tutto quanto insieme \u00e8 diventato piuttosto facile riuscire poi a organizzarlo in maniera sensata.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Durante la seconda fase di ristrutturazione come \u00e8 stata accompagnata dalla casa editrice, dall\u2019editor? Quando effettivamente sono venuti a bussare alla sua porta?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Io ho iniziato senza avere una particolare ambizione, volevo semplicemente aggiustare della roba mia. Poi ho fatto leggere una cinquantina di pagine a mio marito [ndr Marco Figini, direttore editoriale di Magazzini Salani, Nord Sud Edizioni, Limina Edizioni, Ape Junior], che per deformazione professionale tende ad avere un buon occhio su quello che le persone scrivono, e lui mi ha detto che valeva la pena continuare soprattutto perch\u00e9 era una cosa che mi stava facendo bene, innanzitutto.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Cos\u00ec poi l\u2019ho fatto leggere alla mia agente Maria Vittoria per capire se fosse qualcosa che potesse essere inseribile in un\u2019offerta editoriale di questo pianeta. E alla fine anche lei mi ha convinto ad andare avanti. Poi l\u2019ha proposto sul mercato ed \u00e8 andata bene perch\u00e9 ha riscontrato interesse da diverse case editrici. Alla fine abbiamo deciso di darlo a Einaudi.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Sono stati molto pazienti perch\u00e9 io dovevo ancora finire di scrivere. E durante questa fase mi hanno chiesto un po\u2019 di aggiornamenti: io ho raccontato loro cosa volevo combinare, come mi immaginavo che la storia dovesse chiudersi, come tutto quanto dovesse funzionare per trovare un suo equilibrio. Ma abbiamo davvero iniziato a metterci le mani proprio quando io avevo finito, quando avevamo tutto il materiale a disposizione. Visto che ha una struttura cos\u00ec matta, un magico millefoglie fatto di tante anime diverse, \u00e8 stato importante che ci fosse tutto quanto, perch\u00e9 altrimenti sarebbe stato complicato riuscire a capire i reali equilibri tra le parti.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">E a quel punto l\u00ec mi hanno molto aiutato Marco Peano e Angela Rastelli [editor narrativa italiana Einaudi] che hanno fatto un lavoro di lettura diverso. Marco ha badato pi\u00f9 alla struttura suggerendomi cosa tenere e cosa limare mentre Angela ha fatto da controllore finale. L\u2019intervento \u00e8 stato molto utile e prezioso, hanno fatto un editing puntuale: spostiamo la virgola, cambiamo le paroline eccetera. A livello generale per\u00f2 non mi hanno praticamente toccato niente, non abbiamo fatto un intervento molto pesante; abbiamo soprattutto lavorato sulla struttura: \u00e8 stato fondamentale il loro occhio esterno.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>\u00abAi miglioramenti non domando ragioni, \u00e8 dei disastri che mi preme sviscerare le cause\u00bb. Nel libro lei si pone numerose domande, con<\/strong><strong> cui interroga se stessa, il romanzo, il lettore. Ad alcune di queste domande pensa di essere riuscita a trovare una risposta?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Sono pi\u00f9 brava a fare le domande che a dare delle risposte univoche. Oppure, quando rispondo, mi prendo un sacco di spazio, un sacco di tempo. Quindi non lo so. Io penso che anche farsi delle domande sia qualcosa che viene spontaneo leggendo il <em>Montecristo<\/em> e le storie di Dumas. Me le faccio quando leggo qualsiasi cosa e mi piace anche metterle a disposizione di chi viene a leggere che cosa penso di altri libri. Per me \u00e8 fondamentale capire cosa ci stiamo chiedendo quando affrontiamo la storia di qualcun altro.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Mi piaceva tenerle perch\u00e9 mi aiutano a orientarmi sia quando leggo che quando scrivo; penso che siano un modo molto spontaneo, molto semplice e molto normale per avvicinarsi anche a chi legge. Se tu leggi una domanda in qualche modo cerchi di rispondere a modo tuo, anche se magari \u00e8 una domanda che io sto facendo a me all\u2019interno di una storia. \u00c8 una mano tesa verso il cervello che deve mettersi in moto e il cuore che si deve orientare a cercare una risposta. Quindi per me \u00e8 un pezzo di struttura che ha questa duplice valenza: serve a me e mi piace che tenda una mano verso chi legge.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Il libro \u00e8 poi farcito di moltissimi inserti da \u201cCio\u00e8\u201d: <\/strong><strong>il test degli infami, mail dalla <\/strong><a href=\"mailto:provvidenza_senior@onnipotente.spa\"><strong>provvidenza_senior@onnipotente.spa<\/strong><\/a><strong>, bigini per capire a che punto siamo del romanzo di Dumas e usa moltissimo il maiuscolo. Si \u00e8 divertita a scrivere questi passaggi? Che funzione hanno?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Mi sono divertita moltissimo perch\u00e9 c\u2019\u00e8 un\u2019anima buffa e surreale nel libro che, essendo anche un esperimento metaletterario, richiedeva dei passaggi simili. Io li ho molto difesi e, in realt\u00e0, sia Marco che Angela li hanno molto amati quando li hanno trovati all\u2019inizio. Ci vuole un\u2019assurdit\u00e0 di tanto in tanto; penso che appartengano un po\u2019 anche al mio tono in generale, che \u00e8 piuttosto surreale.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Proprio all\u2019inizio del libro scrivo che questo \u00e8 il viaggio di una lettrice normale, di questo tempo, che prende in mano un libro che ha quasi duecento anni e lo intreccia a una realt\u00e0 in cui esistono le e-mail, esistono i titoli del telegiornale, sono esistiti i test del \u201cCio\u00e8\u201d, esistono le newsletter che ci consigliano come sviluppare la nostra creativit\u00e0. E quindi mi \u00e8 sembrato divertente molto spesso infilarci anche queste cose. Hanno due funzioni, devo dire, al di l\u00e0 della gioia cialtrona mia nel farle. Molto spesso, affinch\u00e9 la trama del <em>Montecristo<\/em> diventi comprensibile a tutti quanti senza scrivere due pagine di spiegone, io ho usato questi espedienti per tracciare il quadro della situazione. Quindi se abbiamo un ambiente da ricostruire possiamo lasciarlo fare a una contessa pettegola che su Twitter parla male di tutti oppure se abbiamo i viaggi che fa Dumas in Russia, al posto delle quindici pagine che avevo inizialmente scritto, si possono riassumere nei titoli di giornale.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Ma mi sono anche serviti per muovere il tono. Il libro ha dentro delle parti che sono pi\u00f9 difficili a livello emotivo: io sono una persona che anche nel brutto tende a sdrammatizzare e a usare il surreale come un\u2019arma di difesa e cos\u00ec mi sono accorta, rileggendolo, vedendo dove avevo messo queste cose, che le avevo inserite quando c\u2019era bisogno di alleggerire un momento che era diventato un po\u2019 pi\u00f9 cupo. Penso che alla fine nell\u2019insieme riescano a creare una specie di piccolo ottovolante su cui si va tutto sommato volentieri.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Il libro racconta diversi episodi molto personali della sua vita \u2013 dalla malattia di sua madre all\u2019intervento al cuore del suo secondo figlio appena nato \u2013, \u00e8 un diario che ha deciso di rendere pubblico. Certamente \u00e8 abituata a condividere sui social il suo lavoro e parte della sua vita privata, ma come si \u00e8 sentita quando il libro \u00e8 effettivamente arrivato nelle mani dei lettori?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Mi sono concentrata molto sul filtro che crea il fatto di star raccontando delle cose in un libro. L\u00ec sono molto pi\u00f9 coraggiosa di quanto io lo sia in realt\u00e0, ma posso esserlo perch\u00e9 \u00e8 un contesto diverso, ha un passo diverso e uno spazio diverso. E quindi si stabilisce davvero una nuova lente per dire delle cose che sono difficili, dolorose, non particolarmente edulcorate in tantissimi casi. Non \u00e8 stato complicato per me perch\u00e9 dentro a questo laboratorio mi sono sentita a mio agio, mi sono sentita in controllo forse per la prima volta.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Mi sono anche resa conto che quella materia l\u00ec deve essere percepita come una narrazione. Alla fine, anche quando noi pensiamo di ricordarci qualcosa in maniera oggettiva e raccontiamo quello che ci sembra di aver capito, stiamo raccontando solo quello che abbiamo capito noi. Non c\u2019\u00e8 niente dei nostri ricordi che sia davvero oggettivo, neutro. Nel momento in cui ricordiamo dei fatti del passato abbiamo determinati strumenti che durante quegli eventi non possedevamo ancora e quindi maneggiare la memoria e raccontare poi queste cose \u00e8 tutto un grande esperimento. Ed \u00e8 la cosa pi\u00f9 lontana dall\u2019essere oggettivi che si pu\u00f2 ottenere; \u00e8 il posto in cui si possono fare dei libri con un materiale di questo tipo, prendendo coscienza che le cose funzionano cos\u00ec, almeno per me.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>\u00abNon sono mai stata l\u2019ennesima Bambina Coraggiosa dei libri, ma non mi sorprendo che i libri siano sempre stati un posto in cui sentivo di poter pensare quel che mi pareva\u00bb. Il romanzo \u00e8 anche una sorta di diario da lettrice, racconta del valore che aveva la lettura per lei da bambina; ora che cosa significa leggere per lei? <\/strong><strong><\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La lettura per me \u00e8 sempre stata un posto molto felice. Adesso \u00e8 un posto molto felice in cui ci sono tante altre persone. \u00c8 diventata gradualmente un\u2019attivit\u00e0 sempre pi\u00f9 di relazione e ne sono molto contenta. Quando ero piccola sono stata l\u2019unica vera lettrice di casa; i libri erano proprio un posto dove spostarmi, dove non sentirmi controllata, gestita, blandita, costretta. Ed \u00e8 sorprendente, se pensiamo a tutto il resto del mio contesto, che nella lettura io sia stata lasciata cos\u00ec libera. Forse perch\u00e9 bastava leggere per essere automaticamente delle brave bambine.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Questa \u00e8 stata la mia grandissima missione per tutta l\u2019infanzia: essere una brava bambina, rispondere alle aspettative. Da grande mi sono accorta che potevo anche liberarmi di questa valenza della lettura e sono stata molto contenta di costruire pian piano un mio percorso che non \u00e8 rigoroso o accademico, ma che mi ha davvero aiutata a imparare, a spiegare il perch\u00e9. Una cosa mi sembrava degna di essere letta, degna di essere amata e soprattutto degna poi di essere condivisa. Oggi, avendo scritto un libro, \u00e8 molto affascinante per me poter parlare con le persone che lo stanno leggendo e che ne restituiscono ognuna un frammento, un effetto diverso che ha avuto. Questo penso sia un passo che non mi aspettavo di poter fare e che per\u00f2 si sta rivelando davvero meraviglioso.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Terminato il viaggio con il Conte di Montecristo, quali sono i classici che ancora non ha avuto la fortuna di leggere e che attendono sul comodino di essere scoperti?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Sono innumerevoli. Questa cosa mi distrugge. Dico che non c\u2019\u00e8 da vergognarsi, per\u00f2 in realt\u00e0 \u00e8 un lungo percorso imparare a non farlo. Io sono fortunatissima da questo punto di vista: devo ancora esplorare un sacco di russi. I classici anglosassoni sembrano non finire mai, quindi insomma io ne ho a volont\u00e0: vediamo dove andiamo a finire al prossimo giro. Sono inelencabili, mi mancano quasi tutti. Cos\u00ec sono fortunatissima.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a href=\"https:\/\/www.tegamini.it\/\"><\/a><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a href=\"https:\/\/www.tegamini.it\/\">Il blog di Tegamini<\/a><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a href=\"https:\/\/www.instagram.com\/tegamini\/\">La sua pagina Instagram<\/a><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Credito fotografico: di Eleonora Proietti<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-right wp-block-paragraph\">di Annalisa Barbero<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Da anni amata sui social come traduttrice e divulgatrice letteraria, Francesca Crescentini (@Tegamini) \u00e8 in libreria con il suo primo \u2013 attesissimo \u2013 libro: La vendetta \u00e8 un ballo in maschera. Un anno con il Conte di Montecristo. Un \u00abesperimento\u00bb a met\u00e0 fra diario personale e romanzo in cui racconta come Edmond Dant\u00e8s e il suo autore Alexandre Dumas abbiano saputo accompagnarla e interrogarla in un momento complesso della sua vita. \u00abOgni libro che leggiamo interroga la nostra disponibilit\u00e0 a farci prendere per i fondelli. [\u2026] Il Montecristo \u00e8 un\u2019esagerazione. [\u2026] Sappiamo che \u00e8 troppo, ma a Dumas scegliamo di andar dietro volentieri. Forse perch\u00e9 ci fa comodo pensare che tutto sia possibile\u00bb. Cos\u00ec scrive nell\u2019incipit del suo libro: che cosa l\u2019ha portata a lasciarsi trasportare in questa storia un po\u2019 implausibile? Innanzitutto ci tira molto dentro Dumas. Lui era abituato a doversi far ascoltare e a tenere viva la curiosit\u00e0 di chi leggeva i suoi romanzi. Se pensiamo a come sono usciti \u2013 a puntate sul \u201cJournal des D\u00e9bats\u201d, in una sorta di pi\u00e8 di pagina \u2013 era assolutamente indispensabile che lui riuscisse in questo e che diventasse anche una priorit\u00e0. Secondo me ci si scopre molto disponibili a dargli retta, per quanto succedano continuamente delle cose che sono esagerate e visibilmente assurde, perch\u00e9 ci piace immaginare che ci sia dell\u2019altro, che le possibilit\u00e0 si possano espandere. Ogni tanto leggendo qualcosa di inverosimile, di troppo gigante per essere vero, si prende forse il coraggio di considerare il proprio mondo di lettori un pochino pi\u00f9 grande, un pochino pi\u00f9 speranzoso di quello che \u00e8 nella realt\u00e0. Si impara a scoprirsi disponibili vedendo che magari, anche in un posto immaginario, ci sono delle cose enormi che succedono e che vanno anche per il verso giusto. Poi \u00e8 chiaro che la vendetta \u00e8 costosa e difficile. Ci sono un sacco di interrogativi etici che ci possiamo porre nei confronti di quello che poi finisce per combinare il Conte di Montecristo. Per\u00f2 insomma, vedere che lui manovra questa materia gigantesca \u00e8 comunque fonte di conforto in un certo senso. Poi \u00e8 bello accompagnare la storia del Conte anche con la vita stessa di Dumas. Durante la lettura del Montecristo ha appunto deciso di studiare e approfondire la vita dell\u2019autore, Alexandre Dumas: cosa l\u2019ha pi\u00f9 affascinata di questo personaggio, lui stesso un romanzo incarnato? All\u2019inizio mi sono molto incuriosita quando ho scoperto tutta la storia della sua famiglia. Mi sono poi messa a studiare il suo percorso biografico e mi \u00e8 sembrato che valesse la pena portarlo anche nel mio libro, anche se non era nei piani originali coinvolgerlo nel racconto. Avevo impostato il mio esperimento con la voglia di imparare e soprattutto di tenere traccia di ci\u00f2 che succedeva anche fuori dal libro: volevo dare spazio alle cose che scoprivo lungo il percorso e che mi stavano appassionando. E cos\u00ec \u00e8 stato inevitabile includere la storia di Dumas. Tra le cose che mi hanno stupito c\u2019\u00e8 sicuramente la sua inesauribile energia. Lui \u00e8 arrivato a Parigi, giovanissimo, da un paesino del nord della Francia senza aver un\u2019istruzione particolarmente solida e soprattutto senza avere particolari agganci, animato solamente dall\u2019idea di scrivere per il teatro e di partecipare al bel mondo e al fermento creativo e culturale della citt\u00e0. Nei primi vent\u2019anni ha trovato un lavoro, s\u00ec, ma ha anche fatto tantissimi esperimenti, ha cercato di imparare e poi si \u00e8 continuamente reinventato, riciclato e si \u00e8 posto come un innovatore per tantissimi versi: per anni si \u00e8 occupato di teatro, poi \u00e8 partito e ha iniziato a scrivere racconti di viaggio. E poi, quando \u00e8 passato ai romanzi, ha scompaginato completamente il panorama letterario di quel tempo a partire dal rapporto con il pubblico e le proporzioni del successo che si poteva riscuotere scrivendo. Alla fine, si \u00e8 riciclato di nuovo perch\u00e9 \u00e8 tornato al teatro, ne ha fondato uno suo, mettendo in scena sia i suoi lavori del passato ma anche riadattando quello che scriveva in forma romanzesca. Dumas era capace di scrivere sempre, ovunque e con un\u2019ispirazione e una creativit\u00e0 che sembravano inesauribili. E questo credo che sia forse l\u2019aspetto pi\u00f9 stupefacente di quello che ha combinato. Pensiamo anche ai giornali che ha fondato e che continuava ad alimentare, al fatto che lui scrivesse veramente in ogni modo, ovunque e di qualsiasi cosa anche. Lo puoi fare solo se ci credi molto, secondo me. E se puoi davvero credere che tutta quella creativit\u00e0 non finir\u00e0 mai e che potrai sempre attingere da questa fonte meravigliosa. Quindi forse \u00e8 quello che, al di l\u00e0 delle mille avventure e delle mille assurdit\u00e0 della sua personalit\u00e0 straripante, dovrebbe lasciarci ancora oggi sbalorditi. Quando ha deciso di intraprendere questo esperimento, come si \u00e8 svolto il processo di scrittura? Mentre leggeva le sue edizioni del Conte di Montecristo aveva gi\u00e0 idea della forma che avrebbero preso i suoi pensieri? Ci sono state due grandi fasi. Io ho scritto il grosso del libro mentre stavo leggendo il romanzo quindi, come recita il sottotitolo Un anno con il Conte di Montecristo, ci ho davvero impiegato un anno per leggerlo e studiare. Tante riflessioni sono venute fuori durante la lettura e mentre tenevo traccia di quello che scoprivo, che mi ricordavo e che avevo voglia di collegare a quello che mi era successo, alle domande mie. Scrivevo tutto quello che sentivo necessario. Poi mi sono tenuta un po\u2019 di tempo per un lavoro di ristrutturazione: quando ero pi\u00f9 o meno arrivata in fondo, dovevo guadagnarmi una visione d\u2019insieme per capire dove inserire quello che avevo scoperto sulla vita di Dumas e per scegliere cosa valesse la pena scrivere. Mi piaceva che fosse un libro in cui si vedeva un\u2019idea che prendeva forma e quindi consegnandola al lettore in quel modo l\u00ec, far partecipare anche chi legge al fatto che ci sia un pensiero che si sta facendo strada e che sta costruendo attorno a me qualcosa. \u00c8 stato un processo abbastanza anarchico anche se poi c\u2019\u00e8 stato il tempo della selezione: all\u2019inizio il libro era molto pi\u00f9 lungo. Abbiamo un po\u2019 sfoltito perch\u00e9 molto spesso, soprattutto quando si ricorda o si gestisce il tempo, lo si percepisce come lo percepisco io, un po\u2019 tutto insieme. Mettiamola cos\u00ec: ci sono delle cose che diventano ellittiche, o magari che abbiamo gi\u00e0 detto meglio da altre parti e quindi vedendo tutto quanto insieme \u00e8 diventato piuttosto facile riuscire poi a organizzarlo in maniera sensata. Durante la seconda fase di ristrutturazione come \u00e8 stata accompagnata dalla casa editrice, dall\u2019editor? Quando effettivamente sono venuti a bussare alla sua porta? Io ho iniziato senza avere una particolare ambizione, volevo semplicemente aggiustare della roba mia. Poi ho fatto leggere una cinquantina di pagine a mio marito [ndr Marco Figini, direttore editoriale di Magazzini Salani, Nord Sud Edizioni, Limina Edizioni, Ape Junior], che per deformazione professionale tende ad avere un buon occhio su quello che le persone scrivono, e lui mi ha detto che valeva la pena continuare soprattutto perch\u00e9 era una cosa che mi stava facendo bene, innanzitutto. Cos\u00ec poi l\u2019ho fatto leggere alla mia agente Maria Vittoria per capire se fosse qualcosa che potesse essere inseribile in un\u2019offerta editoriale di questo pianeta. E alla fine anche lei mi ha convinto ad andare avanti. Poi l\u2019ha proposto sul mercato ed \u00e8 andata bene perch\u00e9 ha riscontrato interesse da diverse case editrici. Alla fine abbiamo deciso di darlo a Einaudi. Sono stati molto pazienti perch\u00e9 io dovevo ancora finire di scrivere. E durante questa fase mi hanno chiesto un po\u2019 di aggiornamenti: io ho raccontato loro cosa volevo combinare, come mi immaginavo che la storia dovesse chiudersi, come tutto quanto dovesse funzionare per trovare un suo equilibrio. Ma abbiamo davvero iniziato a metterci le mani proprio quando io avevo finito, quando avevamo tutto il materiale a disposizione. Visto che ha una struttura cos\u00ec matta, un magico millefoglie fatto di tante anime diverse, \u00e8 stato importante che ci fosse tutto quanto, perch\u00e9 altrimenti sarebbe stato complicato riuscire a capire i reali equilibri tra le parti. E a quel punto l\u00ec mi hanno molto aiutato Marco Peano e Angela Rastelli [editor narrativa italiana Einaudi] che hanno fatto un lavoro di lettura diverso. Marco ha badato pi\u00f9 alla struttura suggerendomi cosa tenere e cosa limare mentre Angela ha fatto da controllore finale. L\u2019intervento \u00e8 stato molto utile e prezioso, hanno fatto un editing puntuale: spostiamo la virgola, cambiamo le paroline eccetera. A livello generale per\u00f2 non mi hanno praticamente toccato niente, non abbiamo fatto un intervento molto pesante; abbiamo soprattutto lavorato sulla struttura: \u00e8 stato fondamentale il loro occhio esterno. \u00abAi miglioramenti non domando ragioni, \u00e8 dei disastri che mi preme sviscerare le cause\u00bb. Nel libro lei si pone numerose domande, con cui interroga se stessa, il romanzo, il lettore. Ad alcune di queste domande pensa di essere riuscita a trovare una risposta? Sono pi\u00f9 brava a fare le domande che a dare delle risposte univoche. Oppure, quando rispondo, mi prendo un sacco di spazio, un sacco di tempo. Quindi non lo so. Io penso che anche farsi delle domande sia qualcosa che viene spontaneo leggendo il Montecristo e le storie di Dumas. Me le faccio quando leggo qualsiasi cosa e mi piace anche metterle a disposizione di chi viene a leggere che cosa penso di altri libri. Per me \u00e8 fondamentale capire cosa ci stiamo chiedendo quando affrontiamo la storia di qualcun altro. Mi piaceva tenerle perch\u00e9 mi aiutano a orientarmi sia quando leggo che quando scrivo; penso che siano un modo molto spontaneo, molto semplice e molto normale per avvicinarsi anche a chi legge. Se tu leggi una domanda in qualche modo cerchi di rispondere a modo tuo, anche se magari \u00e8 una domanda che io sto facendo a me all\u2019interno di una storia. \u00c8 una mano tesa verso il cervello che deve mettersi in moto e il cuore che si deve orientare a cercare una risposta. Quindi per me \u00e8 un pezzo di struttura che ha questa duplice valenza: serve a me e mi piace che tenda una mano verso chi legge. Il libro \u00e8 poi farcito di moltissimi inserti da \u201cCio\u00e8\u201d: il test degli infami, mail dalla provvidenza_senior@onnipotente.spa, bigini per capire a che punto siamo del romanzo di Dumas e usa moltissimo il maiuscolo. Si \u00e8 divertita a scrivere questi passaggi? Che funzione hanno? Mi sono divertita moltissimo perch\u00e9 c\u2019\u00e8 un\u2019anima buffa e surreale nel libro che, essendo anche un esperimento metaletterario, richiedeva dei passaggi simili. Io li ho molto difesi e, in realt\u00e0, sia Marco che Angela li hanno molto amati quando li hanno trovati all\u2019inizio. Ci vuole un\u2019assurdit\u00e0 di tanto in tanto; penso che appartengano un po\u2019 anche al mio tono in generale, che \u00e8 piuttosto surreale. Proprio all\u2019inizio del libro scrivo che questo \u00e8 il viaggio di una lettrice normale, di questo tempo, che prende in mano un libro che ha quasi duecento anni e lo intreccia a una realt\u00e0 in cui esistono le e-mail, esistono i titoli del telegiornale, sono esistiti i test del \u201cCio\u00e8\u201d, esistono le newsletter che ci consigliano come sviluppare la nostra creativit\u00e0. E quindi mi \u00e8 sembrato divertente molto spesso infilarci anche queste cose. Hanno due funzioni, devo dire, al di l\u00e0 della gioia cialtrona mia nel farle. Molto spesso, affinch\u00e9 la trama del Montecristo diventi comprensibile a tutti quanti senza scrivere due pagine di spiegone, io ho usato questi espedienti per tracciare il quadro della situazione. Quindi se abbiamo un ambiente da ricostruire possiamo lasciarlo fare a una contessa pettegola che su Twitter parla male di tutti oppure se abbiamo i viaggi che fa Dumas in Russia, al posto delle quindici pagine che avevo inizialmente scritto, si possono riassumere nei titoli di giornale. Ma mi sono anche serviti per muovere il tono. 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Un anno con il Conte di Montecristo. Un \u00abesperimento\u00bb a met\u00e0 fra diario personale e romanzo in cui racconta come Edmond Dant\u00e8s e il suo autore Alexandre Dumas abbiano saputo accompagnarla e interrogarla in un momento complesso della sua vita. \u00abOgni libro che leggiamo interroga la nostra disponibilit\u00e0 a farci prendere per i fondelli. [\u2026] Il Montecristo \u00e8 un\u2019esagerazione. [\u2026] Sappiamo che \u00e8 troppo, ma a Dumas scegliamo di andar dietro volentieri. Forse perch\u00e9 ci fa comodo pensare che tutto sia possibile\u00bb. Cos\u00ec scrive nell\u2019incipit del suo libro: che cosa l\u2019ha portata a lasciarsi trasportare in questa storia un po\u2019 implausibile? Innanzitutto ci tira molto dentro Dumas. Lui era abituato a doversi far ascoltare e a tenere viva la curiosit\u00e0 di chi leggeva i suoi romanzi. Se pensiamo a come sono usciti \u2013 a puntate sul \u201cJournal des D\u00e9bats\u201d, in una sorta di pi\u00e8 di pagina \u2013 era assolutamente indispensabile che lui riuscisse in questo e che diventasse anche una priorit\u00e0. Secondo me ci si scopre molto disponibili a dargli retta, per quanto succedano continuamente delle cose che sono esagerate e visibilmente assurde, perch\u00e9 ci piace immaginare che ci sia dell\u2019altro, che le possibilit\u00e0 si possano espandere. Ogni tanto leggendo qualcosa di inverosimile, di troppo gigante per essere vero, si prende forse il coraggio di considerare il proprio mondo di lettori un pochino pi\u00f9 grande, un pochino pi\u00f9 speranzoso di quello che \u00e8 nella realt\u00e0. Si impara a scoprirsi disponibili vedendo che magari, anche in un posto immaginario, ci sono delle cose enormi che succedono e che vanno anche per il verso giusto. Poi \u00e8 chiaro che la vendetta \u00e8 costosa e difficile. Ci sono un sacco di interrogativi etici che ci possiamo porre nei confronti di quello che poi finisce per combinare il Conte di Montecristo. Per\u00f2 insomma, vedere che lui manovra questa materia gigantesca \u00e8 comunque fonte di conforto in un certo senso. Poi \u00e8 bello accompagnare la storia del Conte anche con la vita stessa di Dumas. Durante la lettura del Montecristo ha appunto deciso di studiare e approfondire la vita dell\u2019autore, Alexandre Dumas: cosa l\u2019ha pi\u00f9 affascinata di questo personaggio, lui stesso un romanzo incarnato? All\u2019inizio mi sono molto incuriosita quando ho scoperto tutta la storia della sua famiglia. Mi sono poi messa a studiare il suo percorso biografico e mi \u00e8 sembrato che valesse la pena portarlo anche nel mio libro, anche se non era nei piani originali coinvolgerlo nel racconto. Avevo impostato il mio esperimento con la voglia di imparare e soprattutto di tenere traccia di ci\u00f2 che succedeva anche fuori dal libro: volevo dare spazio alle cose che scoprivo lungo il percorso e che mi stavano appassionando. E cos\u00ec \u00e8 stato inevitabile includere la storia di Dumas. Tra le cose che mi hanno stupito c\u2019\u00e8 sicuramente la sua inesauribile energia. Lui \u00e8 arrivato a Parigi, giovanissimo, da un paesino del nord della Francia senza aver un\u2019istruzione particolarmente solida e soprattutto senza avere particolari agganci, animato solamente dall\u2019idea di scrivere per il teatro e di partecipare al bel mondo e al fermento creativo e culturale della citt\u00e0. Nei primi vent\u2019anni ha trovato un lavoro, s\u00ec, ma ha anche fatto tantissimi esperimenti, ha cercato di imparare e poi si \u00e8 continuamente reinventato, riciclato e si \u00e8 posto come un innovatore per tantissimi versi: per anni si \u00e8 occupato di teatro, poi \u00e8 partito e ha iniziato a scrivere racconti di viaggio. E poi, quando \u00e8 passato ai romanzi, ha scompaginato completamente il panorama letterario di quel tempo a partire dal rapporto con il pubblico e le proporzioni del successo che si poteva riscuotere scrivendo. Alla fine, si \u00e8 riciclato di nuovo perch\u00e9 \u00e8 tornato al teatro, ne ha fondato uno suo, mettendo in scena sia i suoi lavori del passato ma anche riadattando quello che scriveva in forma romanzesca. Dumas era capace di scrivere sempre, ovunque e con un\u2019ispirazione e una creativit\u00e0 che sembravano inesauribili. E questo credo che sia forse l\u2019aspetto pi\u00f9 stupefacente di quello che ha combinato. Pensiamo anche ai giornali che ha fondato e che continuava ad alimentare, al fatto che lui scrivesse veramente in ogni modo, ovunque e di qualsiasi cosa anche. Lo puoi fare solo se ci credi molto, secondo me. E se puoi davvero credere che tutta quella creativit\u00e0 non finir\u00e0 mai e che potrai sempre attingere da questa fonte meravigliosa. Quindi forse \u00e8 quello che, al di l\u00e0 delle mille avventure e delle mille assurdit\u00e0 della sua personalit\u00e0 straripante, dovrebbe lasciarci ancora oggi sbalorditi. Quando ha deciso di intraprendere questo esperimento, come si \u00e8 svolto il processo di scrittura? Mentre leggeva le sue edizioni del Conte di Montecristo aveva gi\u00e0 idea della forma che avrebbero preso i suoi pensieri? Ci sono state due grandi fasi. Io ho scritto il grosso del libro mentre stavo leggendo il romanzo quindi, come recita il sottotitolo Un anno con il Conte di Montecristo, ci ho davvero impiegato un anno per leggerlo e studiare. Tante riflessioni sono venute fuori durante la lettura e mentre tenevo traccia di quello che scoprivo, che mi ricordavo e che avevo voglia di collegare a quello che mi era successo, alle domande mie. Scrivevo tutto quello che sentivo necessario. Poi mi sono tenuta un po\u2019 di tempo per un lavoro di ristrutturazione: quando ero pi\u00f9 o meno arrivata in fondo, dovevo guadagnarmi una visione d\u2019insieme per capire dove inserire quello che avevo scoperto sulla vita di Dumas e per scegliere cosa valesse la pena scrivere. Mi piaceva che fosse un libro in cui si vedeva un\u2019idea che prendeva forma e quindi consegnandola al lettore in quel modo l\u00ec, far partecipare anche chi legge al fatto che ci sia un pensiero che si sta facendo strada e che sta costruendo attorno a me qualcosa. \u00c8 stato un processo abbastanza anarchico anche se poi c\u2019\u00e8 stato il tempo della selezione: all\u2019inizio il libro era molto pi\u00f9 lungo. Abbiamo un po\u2019 sfoltito perch\u00e9 molto spesso, soprattutto quando si ricorda o si gestisce il tempo, lo si percepisce come lo percepisco io, un po\u2019 tutto insieme. Mettiamola cos\u00ec: ci sono delle cose che diventano ellittiche, o magari che abbiamo gi\u00e0 detto meglio da altre parti e quindi vedendo tutto quanto insieme \u00e8 diventato piuttosto facile riuscire poi a organizzarlo in maniera sensata. Durante la seconda fase di ristrutturazione come \u00e8 stata accompagnata dalla casa editrice, dall\u2019editor? Quando effettivamente sono venuti a bussare alla sua porta? Io ho iniziato senza avere una particolare ambizione, volevo semplicemente aggiustare della roba mia. Poi ho fatto leggere una cinquantina di pagine a mio marito [ndr Marco Figini, direttore editoriale di Magazzini Salani, Nord Sud Edizioni, Limina Edizioni, Ape Junior], che per deformazione professionale tende ad avere un buon occhio su quello che le persone scrivono, e lui mi ha detto che valeva la pena continuare soprattutto perch\u00e9 era una cosa che mi stava facendo bene, innanzitutto. Cos\u00ec poi l\u2019ho fatto leggere alla mia agente Maria Vittoria per capire se fosse qualcosa che potesse essere inseribile in un\u2019offerta editoriale di questo pianeta. E alla fine anche lei mi ha convinto ad andare avanti. Poi l\u2019ha proposto sul mercato ed \u00e8 andata bene perch\u00e9 ha riscontrato interesse da diverse case editrici. Alla fine abbiamo deciso di darlo a Einaudi. Sono stati molto pazienti perch\u00e9 io dovevo ancora finire di scrivere. E durante questa fase mi hanno chiesto un po\u2019 di aggiornamenti: io ho raccontato loro cosa volevo combinare, come mi immaginavo che la storia dovesse chiudersi, come tutto quanto dovesse funzionare per trovare un suo equilibrio. Ma abbiamo davvero iniziato a metterci le mani proprio quando io avevo finito, quando avevamo tutto il materiale a disposizione. Visto che ha una struttura cos\u00ec matta, un magico millefoglie fatto di tante anime diverse, \u00e8 stato importante che ci fosse tutto quanto, perch\u00e9 altrimenti sarebbe stato complicato riuscire a capire i reali equilibri tra le parti. E a quel punto l\u00ec mi hanno molto aiutato Marco Peano e Angela Rastelli [editor narrativa italiana Einaudi] che hanno fatto un lavoro di lettura diverso. Marco ha badato pi\u00f9 alla struttura suggerendomi cosa tenere e cosa limare mentre Angela ha fatto da controllore finale. L\u2019intervento \u00e8 stato molto utile e prezioso, hanno fatto un editing puntuale: spostiamo la virgola, cambiamo le paroline eccetera. A livello generale per\u00f2 non mi hanno praticamente toccato niente, non abbiamo fatto un intervento molto pesante; abbiamo soprattutto lavorato sulla struttura: \u00e8 stato fondamentale il loro occhio esterno. \u00abAi miglioramenti non domando ragioni, \u00e8 dei disastri che mi preme sviscerare le cause\u00bb. Nel libro lei si pone numerose domande, con cui interroga se stessa, il romanzo, il lettore. Ad alcune di queste domande pensa di essere riuscita a trovare una risposta? Sono pi\u00f9 brava a fare le domande che a dare delle risposte univoche. Oppure, quando rispondo, mi prendo un sacco di spazio, un sacco di tempo. Quindi non lo so. Io penso che anche farsi delle domande sia qualcosa che viene spontaneo leggendo il Montecristo e le storie di Dumas. Me le faccio quando leggo qualsiasi cosa e mi piace anche metterle a disposizione di chi viene a leggere che cosa penso di altri libri. Per me \u00e8 fondamentale capire cosa ci stiamo chiedendo quando affrontiamo la storia di qualcun altro. Mi piaceva tenerle perch\u00e9 mi aiutano a orientarmi sia quando leggo che quando scrivo; penso che siano un modo molto spontaneo, molto semplice e molto normale per avvicinarsi anche a chi legge. Se tu leggi una domanda in qualche modo cerchi di rispondere a modo tuo, anche se magari \u00e8 una domanda che io sto facendo a me all\u2019interno di una storia. \u00c8 una mano tesa verso il cervello che deve mettersi in moto e il cuore che si deve orientare a cercare una risposta. Quindi per me \u00e8 un pezzo di struttura che ha questa duplice valenza: serve a me e mi piace che tenda una mano verso chi legge. Il libro \u00e8 poi farcito di moltissimi inserti da \u201cCio\u00e8\u201d: il test degli infami, mail dalla provvidenza_senior@onnipotente.spa, bigini per capire a che punto siamo del romanzo di Dumas e usa moltissimo il maiuscolo. Si \u00e8 divertita a scrivere questi passaggi? Che funzione hanno? Mi sono divertita moltissimo perch\u00e9 c\u2019\u00e8 un\u2019anima buffa e surreale nel libro che, essendo anche un esperimento metaletterario, richiedeva dei passaggi simili. Io li ho molto difesi e, in realt\u00e0, sia Marco che Angela li hanno molto amati quando li hanno trovati all\u2019inizio. Ci vuole un\u2019assurdit\u00e0 di tanto in tanto; penso che appartengano un po\u2019 anche al mio tono in generale, che \u00e8 piuttosto surreale. Proprio all\u2019inizio del libro scrivo che questo \u00e8 il viaggio di una lettrice normale, di questo tempo, che prende in mano un libro che ha quasi duecento anni e lo intreccia a una realt\u00e0 in cui esistono le e-mail, esistono i titoli del telegiornale, sono esistiti i test del \u201cCio\u00e8\u201d, esistono le newsletter che ci consigliano come sviluppare la nostra creativit\u00e0. E quindi mi \u00e8 sembrato divertente molto spesso infilarci anche queste cose. Hanno due funzioni, devo dire, al di l\u00e0 della gioia cialtrona mia nel farle. Molto spesso, affinch\u00e9 la trama del Montecristo diventi comprensibile a tutti quanti senza scrivere due pagine di spiegone, io ho usato questi espedienti per tracciare il quadro della situazione. Quindi se abbiamo un ambiente da ricostruire possiamo lasciarlo fare a una contessa pettegola che su Twitter parla male di tutti oppure se abbiamo i viaggi che fa Dumas in Russia, al posto delle quindici pagine che avevo inizialmente scritto, si possono riassumere nei titoli di giornale. Ma mi sono anche serviti per muovere il tono. Il libro ha dentro delle parti che sono pi\u00f9 difficili a livello emotivo: io sono una persona che anche nel brutto tende a sdrammatizzare e a usare il surreale come un\u2019arma di difesa e cos\u00ec mi sono accorta, rileggendolo, vedendo dove avevo messo queste cose, che...\" class=\"yoast-seo-meta-tag\" \/>\n<meta property=\"og:url\" content=\"https:\/\/www.mastereditoria.it\/ilblog\/scrivere-per-necessita-in-compagnia-del-conte-di-montecristo-intervista-a-francesca-crescentini\/\" class=\"yoast-seo-meta-tag\" \/>\n<meta property=\"og:site_name\" content=\"il BLOG di EDITORIA\" class=\"yoast-seo-meta-tag\" \/>\n<meta property=\"article:published_time\" content=\"2026-09-16T08:21:44+00:00\" class=\"yoast-seo-meta-tag\" \/>\n<meta property=\"article:modified_time\" content=\"2026-09-16T13:28:17+00:00\" class=\"yoast-seo-meta-tag\" \/>\n<meta property=\"og:image\" content=\"https:\/\/www.mastereditoria.it\/ilblog\/wp-content\/uploads\/2026\/09\/Intervista_Tegamini-1024x576.png\" class=\"yoast-seo-meta-tag\" \/>\n\t<meta property=\"og:image:width\" content=\"1024\" class=\"yoast-seo-meta-tag\" \/>\n\t<meta property=\"og:image:height\" content=\"576\" class=\"yoast-seo-meta-tag\" \/>\n\t<meta property=\"og:image:type\" content=\"image\/png\" class=\"yoast-seo-meta-tag\" \/>\n<meta name=\"author\" content=\"Studenti\" class=\"yoast-seo-meta-tag\" \/>\n<meta name=\"twitter:label1\" content=\"Scritto da\" class=\"yoast-seo-meta-tag\" \/>\n\t<meta name=\"twitter:data1\" content=\"Studenti\" class=\"yoast-seo-meta-tag\" \/>\n\t<meta name=\"twitter:label2\" content=\"Tempo di lettura stimato\" class=\"yoast-seo-meta-tag\" \/>\n\t<meta name=\"twitter:data2\" content=\"15 minuti\" class=\"yoast-seo-meta-tag\" \/>\n<script type=\"application\/ld+json\" class=\"yoast-schema-graph\">{\"@context\":\"https:\/\/schema.org\",\"@graph\":[{\"@type\":\"Article\",\"@id\":\"https:\/\/www.mastereditoria.it\/ilblog\/scrivere-per-necessita-in-compagnia-del-conte-di-montecristo-intervista-a-francesca-crescentini\/#article\",\"isPartOf\":{\"@id\":\"https:\/\/www.mastereditoria.it\/ilblog\/scrivere-per-necessita-in-compagnia-del-conte-di-montecristo-intervista-a-francesca-crescentini\/\"},\"author\":{\"name\":\"Studenti\",\"@id\":\"https:\/\/www.mastereditoria.it\/ilblog\/#\/schema\/person\/6f9a05accb3a5aa7dc3ef4c332b4d171\"},\"headline\":\"Scrivere per necessit\u00e0 in compagnia del Conte di Montecristo: intervista a Francesca Crescentini\",\"datePublished\":\"2026-09-16T08:21:44+00:00\",\"dateModified\":\"2026-09-16T13:28:17+00:00\",\"mainEntityOfPage\":{\"@id\":\"https:\/\/www.mastereditoria.it\/ilblog\/scrivere-per-necessita-in-compagnia-del-conte-di-montecristo-intervista-a-francesca-crescentini\/\"},\"wordCount\":2711,\"publisher\":{\"@id\":\"https:\/\/www.mastereditoria.it\/ilblog\/#organization\"},\"image\":{\"@id\":\"https:\/\/www.mastereditoria.it\/ilblog\/scrivere-per-necessita-in-compagnia-del-conte-di-montecristo-intervista-a-francesca-crescentini\/#primaryimage\"},\"thumbnailUrl\":\"https:\/\/www.mastereditoria.it\/ilblog\/wp-content\/uploads\/2026\/09\/Intervista_Tegamini.png\",\"articleSection\":[\"Interviste\"],\"inLanguage\":\"it-IT\"},{\"@type\":\"WebPage\",\"@id\":\"https:\/\/www.mastereditoria.it\/ilblog\/scrivere-per-necessita-in-compagnia-del-conte-di-montecristo-intervista-a-francesca-crescentini\/\",\"url\":\"https:\/\/www.mastereditoria.it\/ilblog\/scrivere-per-necessita-in-compagnia-del-conte-di-montecristo-intervista-a-francesca-crescentini\/\",\"name\":\"Scrivere per necessit\u00e0 in compagnia del Conte di Montecristo: intervista a Francesca Crescentini - 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Un anno con il Conte di Montecristo. Un \u00abesperimento\u00bb a met\u00e0 fra diario personale e romanzo in cui racconta come Edmond Dant\u00e8s e il suo autore Alexandre Dumas abbiano saputo accompagnarla e interrogarla in un momento complesso della sua vita. \u00abOgni libro che leggiamo interroga la nostra disponibilit\u00e0 a farci prendere per i fondelli. [\u2026] Il Montecristo \u00e8 un\u2019esagerazione. [\u2026] Sappiamo che \u00e8 troppo, ma a Dumas scegliamo di andar dietro volentieri. Forse perch\u00e9 ci fa comodo pensare che tutto sia possibile\u00bb. Cos\u00ec scrive nell\u2019incipit del suo libro: che cosa l\u2019ha portata a lasciarsi trasportare in questa storia un po\u2019 implausibile? Innanzitutto ci tira molto dentro Dumas. Lui era abituato a doversi far ascoltare e a tenere viva la curiosit\u00e0 di chi leggeva i suoi romanzi. Se pensiamo a come sono usciti \u2013 a puntate sul \u201cJournal des D\u00e9bats\u201d, in una sorta di pi\u00e8 di pagina \u2013 era assolutamente indispensabile che lui riuscisse in questo e che diventasse anche una priorit\u00e0. Secondo me ci si scopre molto disponibili a dargli retta, per quanto succedano continuamente delle cose che sono esagerate e visibilmente assurde, perch\u00e9 ci piace immaginare che ci sia dell\u2019altro, che le possibilit\u00e0 si possano espandere. Ogni tanto leggendo qualcosa di inverosimile, di troppo gigante per essere vero, si prende forse il coraggio di considerare il proprio mondo di lettori un pochino pi\u00f9 grande, un pochino pi\u00f9 speranzoso di quello che \u00e8 nella realt\u00e0. Si impara a scoprirsi disponibili vedendo che magari, anche in un posto immaginario, ci sono delle cose enormi che succedono e che vanno anche per il verso giusto. Poi \u00e8 chiaro che la vendetta \u00e8 costosa e difficile. Ci sono un sacco di interrogativi etici che ci possiamo porre nei confronti di quello che poi finisce per combinare il Conte di Montecristo. Per\u00f2 insomma, vedere che lui manovra questa materia gigantesca \u00e8 comunque fonte di conforto in un certo senso. Poi \u00e8 bello accompagnare la storia del Conte anche con la vita stessa di Dumas. Durante la lettura del Montecristo ha appunto deciso di studiare e approfondire la vita dell\u2019autore, Alexandre Dumas: cosa l\u2019ha pi\u00f9 affascinata di questo personaggio, lui stesso un romanzo incarnato? All\u2019inizio mi sono molto incuriosita quando ho scoperto tutta la storia della sua famiglia. Mi sono poi messa a studiare il suo percorso biografico e mi \u00e8 sembrato che valesse la pena portarlo anche nel mio libro, anche se non era nei piani originali coinvolgerlo nel racconto. Avevo impostato il mio esperimento con la voglia di imparare e soprattutto di tenere traccia di ci\u00f2 che succedeva anche fuori dal libro: volevo dare spazio alle cose che scoprivo lungo il percorso e che mi stavano appassionando. E cos\u00ec \u00e8 stato inevitabile includere la storia di Dumas. Tra le cose che mi hanno stupito c\u2019\u00e8 sicuramente la sua inesauribile energia. Lui \u00e8 arrivato a Parigi, giovanissimo, da un paesino del nord della Francia senza aver un\u2019istruzione particolarmente solida e soprattutto senza avere particolari agganci, animato solamente dall\u2019idea di scrivere per il teatro e di partecipare al bel mondo e al fermento creativo e culturale della citt\u00e0. Nei primi vent\u2019anni ha trovato un lavoro, s\u00ec, ma ha anche fatto tantissimi esperimenti, ha cercato di imparare e poi si \u00e8 continuamente reinventato, riciclato e si \u00e8 posto come un innovatore per tantissimi versi: per anni si \u00e8 occupato di teatro, poi \u00e8 partito e ha iniziato a scrivere racconti di viaggio. E poi, quando \u00e8 passato ai romanzi, ha scompaginato completamente il panorama letterario di quel tempo a partire dal rapporto con il pubblico e le proporzioni del successo che si poteva riscuotere scrivendo. Alla fine, si \u00e8 riciclato di nuovo perch\u00e9 \u00e8 tornato al teatro, ne ha fondato uno suo, mettendo in scena sia i suoi lavori del passato ma anche riadattando quello che scriveva in forma romanzesca. Dumas era capace di scrivere sempre, ovunque e con un\u2019ispirazione e una creativit\u00e0 che sembravano inesauribili. E questo credo che sia forse l\u2019aspetto pi\u00f9 stupefacente di quello che ha combinato. Pensiamo anche ai giornali che ha fondato e che continuava ad alimentare, al fatto che lui scrivesse veramente in ogni modo, ovunque e di qualsiasi cosa anche. Lo puoi fare solo se ci credi molto, secondo me. E se puoi davvero credere che tutta quella creativit\u00e0 non finir\u00e0 mai e che potrai sempre attingere da questa fonte meravigliosa. Quindi forse \u00e8 quello che, al di l\u00e0 delle mille avventure e delle mille assurdit\u00e0 della sua personalit\u00e0 straripante, dovrebbe lasciarci ancora oggi sbalorditi. Quando ha deciso di intraprendere questo esperimento, come si \u00e8 svolto il processo di scrittura? Mentre leggeva le sue edizioni del Conte di Montecristo aveva gi\u00e0 idea della forma che avrebbero preso i suoi pensieri? Ci sono state due grandi fasi. Io ho scritto il grosso del libro mentre stavo leggendo il romanzo quindi, come recita il sottotitolo Un anno con il Conte di Montecristo, ci ho davvero impiegato un anno per leggerlo e studiare. Tante riflessioni sono venute fuori durante la lettura e mentre tenevo traccia di quello che scoprivo, che mi ricordavo e che avevo voglia di collegare a quello che mi era successo, alle domande mie. Scrivevo tutto quello che sentivo necessario. Poi mi sono tenuta un po\u2019 di tempo per un lavoro di ristrutturazione: quando ero pi\u00f9 o meno arrivata in fondo, dovevo guadagnarmi una visione d\u2019insieme per capire dove inserire quello che avevo scoperto sulla vita di Dumas e per scegliere cosa valesse la pena scrivere. Mi piaceva che fosse un libro in cui si vedeva un\u2019idea che prendeva forma e quindi consegnandola al lettore in quel modo l\u00ec, far partecipare anche chi legge al fatto che ci sia un pensiero che si sta facendo strada e che sta costruendo attorno a me qualcosa. \u00c8 stato un processo abbastanza anarchico anche se poi c\u2019\u00e8 stato il tempo della selezione: all\u2019inizio il libro era molto pi\u00f9 lungo. Abbiamo un po\u2019 sfoltito perch\u00e9 molto spesso, soprattutto quando si ricorda o si gestisce il tempo, lo si percepisce come lo percepisco io, un po\u2019 tutto insieme. Mettiamola cos\u00ec: ci sono delle cose che diventano ellittiche, o magari che abbiamo gi\u00e0 detto meglio da altre parti e quindi vedendo tutto quanto insieme \u00e8 diventato piuttosto facile riuscire poi a organizzarlo in maniera sensata. Durante la seconda fase di ristrutturazione come \u00e8 stata accompagnata dalla casa editrice, dall\u2019editor? Quando effettivamente sono venuti a bussare alla sua porta? Io ho iniziato senza avere una particolare ambizione, volevo semplicemente aggiustare della roba mia. Poi ho fatto leggere una cinquantina di pagine a mio marito [ndr Marco Figini, direttore editoriale di Magazzini Salani, Nord Sud Edizioni, Limina Edizioni, Ape Junior], che per deformazione professionale tende ad avere un buon occhio su quello che le persone scrivono, e lui mi ha detto che valeva la pena continuare soprattutto perch\u00e9 era una cosa che mi stava facendo bene, innanzitutto. Cos\u00ec poi l\u2019ho fatto leggere alla mia agente Maria Vittoria per capire se fosse qualcosa che potesse essere inseribile in un\u2019offerta editoriale di questo pianeta. E alla fine anche lei mi ha convinto ad andare avanti. Poi l\u2019ha proposto sul mercato ed \u00e8 andata bene perch\u00e9 ha riscontrato interesse da diverse case editrici. Alla fine abbiamo deciso di darlo a Einaudi. Sono stati molto pazienti perch\u00e9 io dovevo ancora finire di scrivere. E durante questa fase mi hanno chiesto un po\u2019 di aggiornamenti: io ho raccontato loro cosa volevo combinare, come mi immaginavo che la storia dovesse chiudersi, come tutto quanto dovesse funzionare per trovare un suo equilibrio. Ma abbiamo davvero iniziato a metterci le mani proprio quando io avevo finito, quando avevamo tutto il materiale a disposizione. Visto che ha una struttura cos\u00ec matta, un magico millefoglie fatto di tante anime diverse, \u00e8 stato importante che ci fosse tutto quanto, perch\u00e9 altrimenti sarebbe stato complicato riuscire a capire i reali equilibri tra le parti. E a quel punto l\u00ec mi hanno molto aiutato Marco Peano e Angela Rastelli [editor narrativa italiana Einaudi] che hanno fatto un lavoro di lettura diverso. Marco ha badato pi\u00f9 alla struttura suggerendomi cosa tenere e cosa limare mentre Angela ha fatto da controllore finale. L\u2019intervento \u00e8 stato molto utile e prezioso, hanno fatto un editing puntuale: spostiamo la virgola, cambiamo le paroline eccetera. A livello generale per\u00f2 non mi hanno praticamente toccato niente, non abbiamo fatto un intervento molto pesante; abbiamo soprattutto lavorato sulla struttura: \u00e8 stato fondamentale il loro occhio esterno. \u00abAi miglioramenti non domando ragioni, \u00e8 dei disastri che mi preme sviscerare le cause\u00bb. Nel libro lei si pone numerose domande, con cui interroga se stessa, il romanzo, il lettore. Ad alcune di queste domande pensa di essere riuscita a trovare una risposta? Sono pi\u00f9 brava a fare le domande che a dare delle risposte univoche. Oppure, quando rispondo, mi prendo un sacco di spazio, un sacco di tempo. Quindi non lo so. Io penso che anche farsi delle domande sia qualcosa che viene spontaneo leggendo il Montecristo e le storie di Dumas. Me le faccio quando leggo qualsiasi cosa e mi piace anche metterle a disposizione di chi viene a leggere che cosa penso di altri libri. Per me \u00e8 fondamentale capire cosa ci stiamo chiedendo quando affrontiamo la storia di qualcun altro. Mi piaceva tenerle perch\u00e9 mi aiutano a orientarmi sia quando leggo che quando scrivo; penso che siano un modo molto spontaneo, molto semplice e molto normale per avvicinarsi anche a chi legge. Se tu leggi una domanda in qualche modo cerchi di rispondere a modo tuo, anche se magari \u00e8 una domanda che io sto facendo a me all\u2019interno di una storia. \u00c8 una mano tesa verso il cervello che deve mettersi in moto e il cuore che si deve orientare a cercare una risposta. Quindi per me \u00e8 un pezzo di struttura che ha questa duplice valenza: serve a me e mi piace che tenda una mano verso chi legge. Il libro \u00e8 poi farcito di moltissimi inserti da \u201cCio\u00e8\u201d: il test degli infami, mail dalla provvidenza_senior@onnipotente.spa, bigini per capire a che punto siamo del romanzo di Dumas e usa moltissimo il maiuscolo. Si \u00e8 divertita a scrivere questi passaggi? Che funzione hanno? Mi sono divertita moltissimo perch\u00e9 c\u2019\u00e8 un\u2019anima buffa e surreale nel libro che, essendo anche un esperimento metaletterario, richiedeva dei passaggi simili. Io li ho molto difesi e, in realt\u00e0, sia Marco che Angela li hanno molto amati quando li hanno trovati all\u2019inizio. Ci vuole un\u2019assurdit\u00e0 di tanto in tanto; penso che appartengano un po\u2019 anche al mio tono in generale, che \u00e8 piuttosto surreale. Proprio all\u2019inizio del libro scrivo che questo \u00e8 il viaggio di una lettrice normale, di questo tempo, che prende in mano un libro che ha quasi duecento anni e lo intreccia a una realt\u00e0 in cui esistono le e-mail, esistono i titoli del telegiornale, sono esistiti i test del \u201cCio\u00e8\u201d, esistono le newsletter che ci consigliano come sviluppare la nostra creativit\u00e0. E quindi mi \u00e8 sembrato divertente molto spesso infilarci anche queste cose. Hanno due funzioni, devo dire, al di l\u00e0 della gioia cialtrona mia nel farle. Molto spesso, affinch\u00e9 la trama del Montecristo diventi comprensibile a tutti quanti senza scrivere due pagine di spiegone, io ho usato questi espedienti per tracciare il quadro della situazione. Quindi se abbiamo un ambiente da ricostruire possiamo lasciarlo fare a una contessa pettegola che su Twitter parla male di tutti oppure se abbiamo i viaggi che fa Dumas in Russia, al posto delle quindici pagine che avevo inizialmente scritto, si possono riassumere nei titoli di giornale. Ma mi sono anche serviti per muovere il tono. Il libro ha dentro delle parti che sono pi\u00f9 difficili a livello emotivo: io sono una persona che anche nel brutto tende a sdrammatizzare e a usare il surreale come un\u2019arma di difesa e cos\u00ec mi sono accorta, rileggendolo, vedendo dove avevo messo queste cose, che...","og_url":"https:\/\/www.mastereditoria.it\/ilblog\/scrivere-per-necessita-in-compagnia-del-conte-di-montecristo-intervista-a-francesca-crescentini\/","og_site_name":"il BLOG di EDITORIA","article_published_time":"2026-09-16T08:21:44+00:00","article_modified_time":"2026-09-16T13:28:17+00:00","og_image":[{"width":1024,"height":576,"url":"https:\/\/www.mastereditoria.it\/ilblog\/wp-content\/uploads\/2026\/09\/Intervista_Tegamini-1024x576.png","type":"image\/png"}],"author":"Studenti","twitter_misc":{"Scritto da":"Studenti","Tempo di lettura stimato":"15 minuti"},"schema":{"@context":"https:\/\/schema.org","@graph":[{"@type":"Article","@id":"https:\/\/www.mastereditoria.it\/ilblog\/scrivere-per-necessita-in-compagnia-del-conte-di-montecristo-intervista-a-francesca-crescentini\/#article","isPartOf":{"@id":"https:\/\/www.mastereditoria.it\/ilblog\/scrivere-per-necessita-in-compagnia-del-conte-di-montecristo-intervista-a-francesca-crescentini\/"},"author":{"name":"Studenti","@id":"https:\/\/www.mastereditoria.it\/ilblog\/#\/schema\/person\/6f9a05accb3a5aa7dc3ef4c332b4d171"},"headline":"Scrivere per necessit\u00e0 in compagnia del Conte di Montecristo: intervista a Francesca Crescentini","datePublished":"2026-09-16T08:21:44+00:00","dateModified":"2026-09-16T13:28:17+00:00","mainEntityOfPage":{"@id":"https:\/\/www.mastereditoria.it\/ilblog\/scrivere-per-necessita-in-compagnia-del-conte-di-montecristo-intervista-a-francesca-crescentini\/"},"wordCount":2711,"publisher":{"@id":"https:\/\/www.mastereditoria.it\/ilblog\/#organization"},"image":{"@id":"https:\/\/www.mastereditoria.it\/ilblog\/scrivere-per-necessita-in-compagnia-del-conte-di-montecristo-intervista-a-francesca-crescentini\/#primaryimage"},"thumbnailUrl":"https:\/\/www.mastereditoria.it\/ilblog\/wp-content\/uploads\/2026\/09\/Intervista_Tegamini.png","articleSection":["Interviste"],"inLanguage":"it-IT"},{"@type":"WebPage","@id":"https:\/\/www.mastereditoria.it\/ilblog\/scrivere-per-necessita-in-compagnia-del-conte-di-montecristo-intervista-a-francesca-crescentini\/","url":"https:\/\/www.mastereditoria.it\/ilblog\/scrivere-per-necessita-in-compagnia-del-conte-di-montecristo-intervista-a-francesca-crescentini\/","name":"Scrivere per necessit\u00e0 in compagnia del Conte di Montecristo: intervista a Francesca Crescentini - il BLOG di EDITORIA","isPartOf":{"@id":"https:\/\/www.mastereditoria.it\/ilblog\/#website"},"primaryImageOfPage":{"@id":"https:\/\/www.mastereditoria.it\/ilblog\/scrivere-per-necessita-in-compagnia-del-conte-di-montecristo-intervista-a-francesca-crescentini\/#primaryimage"},"image":{"@id":"https:\/\/www.mastereditoria.it\/ilblog\/scrivere-per-necessita-in-compagnia-del-conte-di-montecristo-intervista-a-francesca-crescentini\/#primaryimage"},"thumbnailUrl":"https:\/\/www.mastereditoria.it\/ilblog\/wp-content\/uploads\/2026\/09\/Intervista_Tegamini.png","datePublished":"2026-09-16T08:21:44+00:00","dateModified":"2026-09-16T13:28:17+00:00","breadcrumb":{"@id":"https:\/\/www.mastereditoria.it\/ilblog\/scrivere-per-necessita-in-compagnia-del-conte-di-montecristo-intervista-a-francesca-crescentini\/#breadcrumb"},"inLanguage":"it-IT","potentialAction":[{"@type":"ReadAction","target":["https:\/\/www.mastereditoria.it\/ilblog\/scrivere-per-necessita-in-compagnia-del-conte-di-montecristo-intervista-a-francesca-crescentini\/"]}]},{"@type":"ImageObject","inLanguage":"it-IT","@id":"https:\/\/www.mastereditoria.it\/ilblog\/scrivere-per-necessita-in-compagnia-del-conte-di-montecristo-intervista-a-francesca-crescentini\/#primaryimage","url":"https:\/\/www.mastereditoria.it\/ilblog\/wp-content\/uploads\/2026\/09\/Intervista_Tegamini.png","contentUrl":"https:\/\/www.mastereditoria.it\/ilblog\/wp-content\/uploads\/2026\/09\/Intervista_Tegamini.png","width":1920,"height":1080},{"@type":"BreadcrumbList","@id":"https:\/\/www.mastereditoria.it\/ilblog\/scrivere-per-necessita-in-compagnia-del-conte-di-montecristo-intervista-a-francesca-crescentini\/#breadcrumb","itemListElement":[{"@type":"ListItem","position":1,"name":"Home","item":"https:\/\/www.mastereditoria.it\/ilblog\/"},{"@type":"ListItem","position":2,"name":"Scrivere per necessit\u00e0 in compagnia del Conte di Montecristo: intervista a Francesca Crescentini"}]},{"@type":"WebSite","@id":"https:\/\/www.mastereditoria.it\/ilblog\/#website","url":"https:\/\/www.mastereditoria.it\/ilblog\/","name":"il BLOG di EDITORIA","description":"Master Professioni e prodotti dell'editoria - Universit&agrave; 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