Alexandre Dumas: un “garibaldino” con penna e calamaio
Con la recensione di oggi vogliamo presentarvi un libro che consente di entrare in contatto diretto con le vicende dell’Unità d’Italia, quale I Garibaldini, di Alexandre Dumas padre (1802-1870†).
L’autore francese quasi non necessita di presentazioni. Il suo genio poetico e narrativo è perfettamente noto grazie a opere come I tre moschettieri, Il conte di Montecristo, Il tulipano nero e molte altre ancora, ma questo non consente di esimersi dal riportare qui poche notizie biografiche utili a comprendere il suo coinvolgimento nella spedizione dei Mille.
Alexandre Dumas nacque il 24 luglio 1802 a Villers-Cotterets ed era figlio del generale francese Thomas Alexandre Davy de La Pailleterie (il cognome Dumas venne adottato da quest’ultimo quando ripudiò il padre, un marchese francese, preferendo poi prendere il soprannome della madre, che era le femme du mas: la donna della masseria).

Nella sua vita il generale Dumas subì due arresti. Il primo per mano di Napoleone, di cui non condivideva le mire imperialiste. Il secondo per opera del re di Napoli Francesco I.
Uscito dalle prigioni napoletane nel 1804, morì nel 1806 per un cancro allo stomaco. La malattia era stata provocata da un tentativo di avvelenamento operato dai Borboni, che insieme al generale cercarono di assassinare anche altri due prigionieri: lo scienziato Dolomieu (che perse la vita) e il generale Manscourt (uscitone pazzo). Fatti, questi, che indussero il figlio Alexandre a provare un sincero e motivato risentimento nei confronti dei Borbone, al quale diede sfogo proprio contribuendo alla riuscita della spedizione dei Mille.
Infatti I Garibaldini non è un romanzo, ma un’opera memorialistica che racconta il coinvolgimento diretto di Alexandre Dumas nella spedizione guidata da Garibaldi per la presa del meridione.

Dumas seguiva le imprese di Garibaldi fin dai tempi di Montevideo e fu proprio tra i primi autori che ne valorizzarono le doti e le imprese.
Quando si incontrarono, il 4 gennaio 1860, lo scrittore e il generale avevano già un’alta considerazione l’uno dell’altro, tanto che Dumas ricevette l’incarico di tradurre in francese le Memorie di Garibaldi, che in quel momento arrivavano fino al 1849. Concludendo il lavoro in pochi mesi fece perfino in tempo a unirsi alla causa dell’Unità italiana raggiungendo la Sicilia a bordo della sua goletta personale, l’Emma, con la quale portò ai garibaldini un carico di carabine del quale abbisognavano.
L’opera prende corpo partendo dalle testimonianze dirette dell’autore, le quali sono state integrate dallo stesso tramite la citazione di lettere e documenti in suo possesso, oppure ricorrendo alla ricostruzione degli eventi storici che si svolsero prima e durante la spedizione.

L’esposizione di alcune vicende presenta delle imprecisioni che oggi possiamo individuare facilmente accedendo a studi recenti, ma queste non privano comunque I Garibaldini del suo valore storiografico.
L’opera funge da punto di partenza per chiunque voglia muovere i primi passi nello studio del Risorgimento italiano e della spedizione dei Mille. In quanto sorgente di spunti e interrogativi che possono trovare risposta soltanto documentandosi appassionatamente su questi grandi argomenti.
Un particolare che non sfuggirà leggendo I Garibaldini riguarda invece il perentorio protagonismo di Dumas, che descrive i fatti autocelebrandosi come se volesse sentirsi dire “Sei stato proprio bravo”. Lanfranco Binni, autore della Prefazione dell’edizione Editori Riuniti, segnala e giustifica questa condotta dell’autore dicendo che rientra nella «logica prevalentemente narrativa» dell’opera e dalla convinzione, di Dumas, «di saper vedere la cronaca dal punto della Storia, con uno sguardo lungo che va oltre gli avvenimenti».

Detto questo, I Garibaldini è saturo di valore storiografico, in quanto consente di entrare in contatto con le vicende dei mille da molteplici punti di vista e grazie alle sue componenti narrative può risultare una lettura tanto fondamentale per i ricercatori, quanto intrigante per chi vuole avvicinarsi allo studio del Risorgimento italiano.
Emanuele Bacigalupo


