Sentirsi a Kasa
«Compito dell’educatore moderno non è abbattere giungle,
ma irrigare deserto»
(C.S. Lewis, L’abolizione dell’uomo, Torino: Adelphi, 2026)
A Milano, in un concentrato di banche e grattacieli, sorge un condomino che non si contraddistingue dai tanti altri della città: le linee rigorose del disegno, il cemento armato, la tinta pastello della facciata non suscitano la curiosità del passante. Ma al suo interno vive una fondazione speciale, divisa in tre appartamenti distribuiti su altrettanti piani: la Kasa dei libri. Il nome, la cui essenzialità è contrastata soltanto dal kappa militaresco, dà un’idea di che cosa si tratta: una casa popolata da libri, ma non solo; meglio è dire, una casa pensata precisamente per la sistemazione di libri. I libri sono quelli di Andrea Kerbaker – ecco perché quel kappa! – e sono più di trentamila, molti dei quali vere rarità.
Kerbaker iniziò a collezionare libri quando aveva meno di vent’anni, affidandosi ai tanti venditori di bancarelle che lo conoscevano da molto prima. Quando era bambino, il fondatore della Kasa acquistava fumetti da quelle stesse persone, rivendendoli poi a un prezzo maggiorato, tre quattro cinque volte tanto, rimpolpando così la paghetta. Alle soglie dell’età adulta, l’interesse per il fumetto si spostò verso il libro (del ‘900 in particolare), mentre la ricerca del guadagno si perse per strada: ironicamente, non c’è libro che la versione adulta di quel piccolo imprenditore in erba abbia acquistato pensando al valore economico o a una potenziale rivendita. Via via che la collezione aumentava, il problema di dove disporla si faceva più tormentosa; finalmente, all’inizio degli anni duemila, fu maturata la scelta di utilizzare gli appartamenti in Largo De Benedetti, proprietà di famiglia miracolosamente scampate ai bombardamenti americani su Milano – e chissà che una stella tanto buona non sia di perenne buon auspicio. Dopo alcuni anni, il passo successivo: la trasformazione in centro culturale, aperto ai cittadini e ai curiosi, alloggio di eventi di ogni tipo.

La Kasa non è pensata come una biblioteca, e fa di tutto per non diventarlo. Esiste una coerenza nella disposizione dei libri, ma la si deve comprendere. Bisogna avvicinarsi agli scaffali, alzare e abbassare il collo, passare in rassegna i nomi degli autori vicini di posto; insomma, esplorare. Un catalogo dei libri esiste, ma è custodito con gelosia. Al visitatore non resta che camminare per i corridoi, protetto dal mondo di fuori che bussa alla finestra, e perdersi tra le migliaia di volumi, godendo della mescolanza di alto e basso: Carducci, Joyce, Proust, Ginzburg accanto a pagine di giornale, disegni di Mirò, statuette kitsch, arredamento di gusto pop.
Non si deve fare l’errore di pensare che la Kasa sia uno spazio privo di regole, giacché esistono, in foggia di decalogo biblico, e sono ben esposte. 1) Nessun discorso dura più di dieci minuti 2) ogni intervento deve far ridere almeno un paio di volte 3) nessun incontro dura più di un’ora 4) al primo sbadiglio, si chiude 5) ogni incontro si festeggia con un bicchiere 6) le didascalie non oltrepassano mai le 10 righe 7) sono severamente vietati linguaggio accademico e tecnicismi 8) niente parole incomprensibili al 90% della popolazione 9) non si spiega, si racconta 10) nessuno è autorizzato a prendersi troppo sul serio. La cultura non viene svilita, semmai elevata da tali linee guida di comunicazione simpaticamente comandate: al bando tromboni e atteggiamenti di certa accademia, spazio a creatività, divertimento, amore per la Letteratura e i suoi autori.
Non stupisce che un’attenzione particolare sia rivolta ai bambini, senza dubbio i più capaci di cogliere il senso del luogo, privi come sono di preconcetti di sorta. Scorrere le pagine del libro delle visite, ripassando i saluti, i disegni e, perché no, anche le frasi sceme che i piccoli hanno lasciato, esemplifica l’importanza di dare ai bambini stimoli e fiducia. Accoglierli, raccontare delle storie, metterli alla prova con esercizi di scrittura permette loro di creare tra le nuvole, dimenticando per un momento i banchi di scuola. Il galoppo della fantasia, alla Kasa, nessuno ha intenzione di fermarlo.

La visita guidata soddisfa certamente gli adulti avidi di storie e aneddoti. Sentirsi raccontare dalla voce viva di Kerbaker o dei suoi collaboratori le storie dei millemila libri, di come sia stata trovata la prima edizione dei Misèrables, dei consunti volumi del sanscritista Michele (bisnonno di Andrea) Kerbaker, di quel libro tibetano donato da un monaco buddista e della tesi di laurea di Eco, non ha prezzo. Il cercatore più curioso ha a sua disposizione una stanza intera di libri con dedica: là potrà cercare il colpaccio, il legame ignorato o insospettabile tra due grandi personalità; e se anche non riconosce il dedicatario poco male, rimane la bellezza di perdersi nei pensieri scritti a persone care. Perché il libro vive e parla, soprattutto quando vecchio e scarabocchiato.
CONTATTI
Indirizzo: Largo Aldo de Benedetti, 4, 20124 Milano (MI)
Telefono: 02 6698 9018 e-mail: mostre@lakasadeilibri.it
Dario Mazzocchi


