Interviste

Arriva Mitzi Miao! Intervista a Rosalba Troiano

Rosalba Troiano è una scrittrice, scenografa e costumista genovese. Dal 2004 è autrice di libri per bambini
e ragazzi pubblicati da Giunti Editore e altre case editrici italiane. È stata semifinalista al Premio
Bancarellino 2015 con il romanzo Cha-U-Kao.

Arriva Mitzi Miao! è uno dei suoi ultimi libri uscito per Giunti Editore. Una piccola Felisiana viene catapultata per errore sul pianeta Terra e deve trovare il carburante necessario per tornare a casa. Com’è nata l’idea di Mitzi e la sua storia?

Curiosamente, è nata mentre scrivevo un altro romanzo per il quale ho dovuto leggere alcuni testi sui gatti, con informazioni sui felini tra scienza e folklore. Mi ha colpito questa specie di leggenda metropolitana secondo la quale i gatti sono alieni che vogliono prendere (o hanno già preso?) il controllo sugli umani. Da lì mi sono immaginata il Pianeta Felix Vibrissa e i suoi abitanti ipertecnologici, anni-gatto molto più avanzati di noi. Mitzi Miao però è una micina, e siccome è vivacissima e molto curiosa, ci sta che combini qualche pasticcio… come catapultarsi per sbaglio sulla Terra a bordo di un Trasportino Stellare che non è assolutamente in grado di pilotare!

C’è chi inizia a scrivere partendo da un personaggio, chi dall’ambientazione e chi ancora da una tematica: qual è il Suo processo creativo durante la creazione di una storia?

Posso dire che per me il punto di partenza non è sempre lo stesso. In questo caso partivo senz’altro dalla protagonista e l’idea era di farle incontrare due piccoli terrestri che diventavano suoi amici e la aiutavano a ritornare a casa, di base la stessa storia di E.T. l’Extraterrestre. Mi piaceva però, l’idea che i due bambini la aiutassero in modo stravagante. Inizialmente, il padre di Lola, la bambina terrestre, era sempre un ingegnere ma lavorava come “proiettile umano” e si faceva sparare lontanissimo con un cannone di sua progettazione. Adoro i Luna Park e il mondo dello spettacolo viaggiante, perciò avevo immaginato di unire l’idea della gattina aliena con dei sistemi di “rimpatrio” che prevedessero l’uso di macchinari circensi o di giostre, tipo appunto il cannone, il Booster o lo Sling Shot. Questi sistemi si rivelavano inizialmente fallimentari ma poi tutto si risolveva per il meglio. Purtroppo questo plot iniziale non ha funzionato e quindi dopo aver scritto il romanzo per intero inseguendo questa idea, l’ho riscritto utilizzando un altro spunto che riguardava invece la decrittazione di un antichissimo codice… felisiano. In altri casi, avendo lavorato in passato come scenografa e costumista, per me l’ambientazione è molto importante. Spesso parto da un mondo immaginario e poi ci metto dentro personaggi che ci si trovino in grande difficoltà. Mai trattare bene i propri personaggi, se non… all’ultimo momento!

    Illustrazione di
    Chiara Karicola Colagrande

    I libri raccontano delle avventure, dei valori e delle emozioni. In Arriva Mitzi Miao! Lola esprime il desiderio di diventare un’ingegnera come il suo papà, che non c’è più da qualche anno. Qual è il modo giusto per parlare di determinati temi ai piccoli lettori e lettrici?

    Qui, devo confessare che ho lasciato un paio di righe di una parte che funzionava meglio con il seguito versione Luna Park, quando il padre di Lola durante il suo numero da proiettile umano era vittima di un grave incidente. Senza la parte successiva, questo accenno al papà che non c’è più suona forse meno comprensibile, ma ho deciso di tenerlo perché la morte di un genitore è un evento in cui purtroppo alcuni bambini si possono riconoscere, senza contare la stragrande maggioranza di storie in cui i protagonisti sono orfani. Non so se c’è un modo giusto per parlare di questo, ma conosco molti bellissimi testi, in particolare albi illustrati, che trattano con estrema delicatezza un tema del genere e che sono di grande aiuto ai piccoli. Io non amo in modo particolare il libro che, proprio da progetto dell’autore, fa da “sostegno” al lettore e non credo che ne scriverò mai, ma riconosco che chi lo fa, se lo fa bene, può davvero aiutare bambini e bambine ad affrontare un’esperienza così dura e così fondante della futura personalità. Nella mia storia, Lola, anche per via della sua perdita, diventa sensibile e generosa nei confronti delle sventure altrui, riesce a immedesimarsi ed empatizzare. Tuttavia Arriva Mitzi Miao! sfiora l’argomento “perdita del genitore” davvero di sfuggita. Oggi, le storie migliori, comunque sono prive di adulti con il quale i protagonisti devono fare i conti, tipo ubbidire e rispettare regole. Consiglio agli aspiranti autori di togliere di mezzo gli adulti il prima possibile, con ogni sistema e senza pietà!

    Secondo Lei, c’è ancora un timore generale e un comportamento iperprotettivo da parte dei genitori nel far leggere ai propri figli libri che trattano di alcune tematiche?

    Io penso di essere stata una bambina molto fortunata: in casa ho avuto accesso completamente libero a una vasta biblioteca. Nessun libro mi era precluso o proibito, tanto che ricordo di aver letto a nove o dieci anni l’intero Rapporto Kinsey. Memore di questa fortuna, anni dopo, ogni volta che portavo le mie bambine in libreria, lasciavo che scegliessero qualsiasi libro attirasse la loro attenzione. Vedo però che tanti genitori scelgono i libri per i figli (disgraziatamente sono loro ad avere i soldi, quindi il potere sulla fantasia e sui gusti della prole) mettendoci sopra una specie di bollino ideale, “questo sì/questo no”. Non credo sia di aiuto: se il libro approvato dal genitore non incontra il gusto, talvolta ribelle, trasgressivo e anticonformista del bambino o bambina, potrebbe spegnere del tutto il legittimo desiderio di leggere. E poi, hai voglia a farlo riaccendere di nuovo!

    Dal 2004 collabora con diverse case editrici del panorama italiano, ma prima di allora ha lavorato in teatro, cinema e tv come pittrice-scenografa, scenografa o costumista e anche come assistente alla direzione artistica. Com’è nata la passione per la scrittura di libri per bambini e ragazzi?

    La passione per la scrittura è nata molto prima, è contemporanea al mio amore per la lettura che si è formato davvero fin dal momento in cui ho imparato ad associare un significato ai “geroglifici” che vedevo nelle insegne per strada o sui libri di casa. Adoro leggere fin da quando ero piccola, e pressoché in contemporanea è nato in me il desiderio di imitare gli scrittori che più amavo. Aggiungiamoci il fatto che mio papà (un ingegnere come quello di Lola!) possedeva una meravigliosa, gigantesca macchina da scrivere (una Facit dei primi anni Sessanta) che era il mio più grande oggetto del desiderio. Senza timore che gliela rovinassi, papà mi ha insegnato a usarla non appena sono stata in grado di tamburellare parole compiute sui tasti, diciamo intorno ai sei/sette anni. Inventare racconti sulla Facit mi è venuto naturale, pareva fossero già stampati! Scrivo storie da allora, ma sono arrivata solo molto più tardi alla pubblicazione e alla collaborazione con Giunti, mio primo editore. Tra l’altro, fino alla nascita delle mie figlie non avevo mai scritto storie per bambini, e come tanti altri autori e autrici ho esordito nella scrittura per l’infanzia scrivendo le prime filastrocche e storie per loro, ma ci sono arrivata con un allenamento alla scrittura che durava già da trent’anni. Curiosità: per le storie uso da sempre la tastiera, se scrivo il mio diario, invece, adopero penne stilografiche col pennino largo e inchiostri colorati.

    Qual è stato il libro che l’ha fatta avvicinare alla lettura? C’è stato un libro della Sua infanzia che l’ha ispirata o verso cui si sente ancora molto affezionata?

    I libri che mi hanno fatto avvicinare alla lettura non erano libri ma 45 giri, quelli delle Fiabe Sonore genialmente sceneggiate e musicate da Silverio Pisu (la voce di Pinocchio, per esempio è di Paolo Poli!). Dopo aver ascoltato millemila volte Pinocchio, Peter Pan, Alice nelle Meraviglie e tutte le altre, è arrivato il desiderio di leggere le loro versioni originali su carta. Mi piace sempre raccontare, però, che il libro che ha fatto di me un’aspirante scrittrice è “Vacanze nell’Isola dei Gabbiani” di Astrid Lindgren, in cui la protagonista Ciorven, che ha sette anni, a un certo punto dice che da grande vuole «fare la scrittrice e diventare grassa». Leggendo queste parole mi si è proprio accesa una luce nella testa e ho deciso che, da grande, volevo fare la scrittrice e diventare grassa anch’io. In seguito ci ho messo di mezzo una lunga parentesi lavorativa in un campo molto diverso, ma sono convinta che il mondo dello spettacolo mi sia servito tantissimo per migliorare il modo in cui scrivo. P.S: non so se sono diventata una scrittrice vera, ma grassa sì!

    Illustrazione di Chiara Karicola Colagrande

    Lo scorso giugno, in occasione dell’uscita di Arriva Mitzi Miao! i bambini e le bambine con le loro famiglie hanno potuto partecipare a un laboratorio creativo fatto di colori e glitter, un vero incontro tra lettori e lettrici, autrice e illustratrice. Com’è stato vedere Mitzi Miao incontrare il suo giovane pubblico?

    A essere sincera, purtroppo Mitzi Miao finora ha incontrato i suoi possibili lettori solo un paio di volte. Mentre gli incontri autunnali sono già fissati, le vacanze estive, iniziate subito dopo l’uscita in libreria la cui data precisa era incerta fino all’ultimo, hanno precluso la possibilità di organizzare al meglio dei momenti di incontro con i bambini. Mi sarebbe piaciuto mettermi d’accordo, per esempio, con i gestori di stabilimenti balneari e con l’Osservatorio Astronomico della mia città. Dal momento che qui si parla di stelle, pianeti ed estate, non escludo di riuscire a farlo il prossimo anno. A ogni modo, per ora e per fortuna, ho riscontrato che non c’è bambino o bambina che non trovi adorabile Mitzi Miao, specie grazie a come è stata immaginata dalla bravissima illustratrice Chiara Karicola Colagrande. Poter decorare la sua tuta spaziale o un suo outfit terricolo – illustrazioni originali gentilmente fornite da Chiara – non solo con i colori, ma anche con carta da collage oppure con borchiette e brillantini adesivi di vario tipo rende l’incontro ancora più divertente e ne nascono dei piccoli capolavori, in particolare dai bambini più piccoli ai quali non importa niente di restare nei contorni neri del disegno e preferiscono creare al di fuori un insieme di accessori assurdi e dettagli straordinari. Quanto al futuro, ti rivelo che sto preparando le lettere dell’alfabeto felisiano in formato magneti da lavagna, così nei prossimi laboratori riusciremo a decrittare i messaggi arrivati dritti dritti da Felix Vibrissa o a mandargliene noi. Questo sarà un laboratorio un po’ più complesso, ma spero che i partecipanti si divertiranno molto. 

    Secondo Lei, quali sono gli elementi che bisognerebbe tenere a mente quando si scrive per un pubblico più giovane?

    La prima cosa, importantissima: per scrivere (anche e soprattutto per ragazzi) bisogna studiare e prepararsi a livello accademico, cosa che da noi non è ancora un concetto generalmente assimilato, anzi. Per le varie professioni editoriali esistono ottimi corsi e master come quello che hai seguito tu, Elisa, ma se escludiamo la Scuola Holden, in Italia non esiste ancora nessuna vera e propria facoltà universitaria che insegni per tre o cinque anni la scrittura per ragazzi come tecnica, la storia della letteratura e la critica letteraria dei libri per l’infanzia, come avviene in altri Paesi. Io amo in particolar modo i corsi di scrittura e ne ho frequentati tantissimi, sia di molto quotati sia di scarsissimi. Oltre a leggere con costanza i libri di narrativa e di saggistica in tema, sono anche una fanatica dei manuali di scrittura: ne possiedo un sacco e da tutti, come dai corsi, ho imparato molto. Perciò studio, lettura di romanzi e fiabe, critica letteraria e scrittura quotidiana (da imporsi come disciplina) sono gli elementi primi. Poi bisogna conoscere i propri lettori, frequentare un sacco di bambini e di ragazzi, scoprirli, capirli, ascoltarli, mescolarsi a loro, assorbirne linguaggi, impulsi, desideri, tendenze. Scrivere per loro senza mai vederne uno o parlarci, be’… lo fanno in tanti, ma di sicuro la differenza con i grandi autori per ragazzi, anche contemporanei, si vede. E poi c’è la vita, con tutti i suoi possibili magici aspetti ed esperienze, ci sono il cinema e la tv e il teatro che ci mostrano di continuo come si costruiscono le grandi storie, ci sono i viaggi, l’arte, la natura e la bellezza di cui dovremmo circondarci sempre. Ecco, di bellezza e poesia non dovremmo mancare mai. E neanche di memoria, altrimenti come fai a riempire una pagina di emozioni e sensazioni se non ricordi cosa hai provato tu, poniamo, bevendo il tuo primo bicchiere di sciroppo di granatina? Per fortuna, la memoria, si può allenare, circondarsi di bellezza invece è davvero più difficile nel mondo attuale, ma dobbiamo sempre sperare di riuscire a farlo. A proposito di questo, dico un’ultima cosa in cui credo: non basta inserire dei personaggi bambini o dei ragazzi per dare vita a una storia destinata a loro. Anche nella storia più tragica e drammatica, alla fine bisogna inserire almeno un piccolo germe di speranza nel futuro, il dolore passerà, il male sarà sconfitto, le brutture si potranno cancellare o mitigare, i cattivi perderanno o si pentiranno, i buoni miglioreranno ancora. Altrimenti, sono storie per adulti.

    di Elisa Carta.