Eldodo Booksellers & Stationers, una nuova libreria a Milano. Intervista al proprietario Edoardo

Aprire una libreria in questo periodo storico, si sa, è una cosa da folli, da “pazzi e sognatori”: tali si professano – fortunatamente, aggiungo io – Elena ed Edoardo che, uniti nella vita come nel lavoro, hanno fatto una crasi anche dei loro nomi e, nel settembre 2023, hanno alzato la saracinesca di Eldodo Booksellers & Stationers, una nuova libreria indipendente situata nel quartiere della Milano sud-est ormai da tempo dominato dalla presenza della Fondazione Prada, che nel corso degli anni di saracinesche librarie ne ha viste anche molte – troppe – abbassarsi. Un nuovo polo culturale che in questi quasi due anni di vita è già diventato un punto di riferimento non solo per chi vive in zona, ma anche per chi viene da fuori e di cui sono certa sentiremo ancora molto parlare. Ecco cosa mi ha raccontato il suo gentilissimo proprietario, Edoardo.
Com’è nata l’idea di aprire una libreria proprio in questo quartiere? Avevate già esperienza nel settore o è stato un progetto partito da zero?
Io arrivo dal mondo dell’editoria: ho alle spalle un’esperienza trentennale in diverse case editrici, durante la quale ho avuto modo di conoscere tutto il meccanismo del mondo dell’editoria e di appassionarmici. Mia moglie, invece, viene dal mondo della moda. L’idea di aprire una libreria è venuta a entrambi: volevamo creare un prolungamento del nostro salotto di casa. Ci piace leggere, ospitare persone, discutere di temi letterari e siamo dei grandi lettori, ci dicevamo sempre che o avremmo dovuto cambiare casa perché non ci stavano più i libri oppure avremmo potuto aprire una libreria: abbiamo scelto la seconda opzione. Anche se comunque non abbiamo risolto il problema, dato che i libri in casa sono triplicati! Nel 2022 abbiamo iniziato a pensare a come impostare questo luogo e a fine settembre 2023 abbiamo iniziato ad operare. La scelta del quartiere ha dietro varie ragioni: innanzitutto mancava una libreria indipendente, soprattutto di questo tipo, e ci sembrava opportuno dare un servizio alla comunità; e poi abitiamo in zona: non solo ne conosciamo il tessuto sociale, ma sappiamo anche quanto stia cambiando e crescendo, dall’avvento di Prada ormai vent’anni fa all’ormai imminente inaugurazione del villaggio olimpico, ci sembrava proprio bello aprire qui.
Di che tipo di libreria si tratta?
Eldodo è una libreria generalista: abbiamo tutta una sezione di novità che spaziano dai romanzi alla saggistica alla narrativa. Siamo poi specializzati nei campi della moda, del design e dell’architettura, argomenti su cui teniamo tanti titoli particolari che importiamo e che non si trovano in tutte le librerie, che ci vengono specificamente richiesti da alcuni clienti.
Come selezionate le novità di narrativa da esporre?
Una prima selezione la facciamo in base a quelli che sono i bestseller del momento, perché abbiamo comunque bisogno di movimentare gli scaffali. La selezione viene fatta, nello specifico, da mia moglie Elena, anche sulla base del proprio gradimento personale, che non significa che compra solo ciò che le piace, ma che si fa guidare nella scelta anche dalle sue sensazioni e piaceri letterari. Spesso si tratta di piccoli editori poco conosciuti, ma che hanno un filone molto interessante a cui noi piace dare risalto.
Capita più spesso che il cliente entri per richiedervi direttamente un libro specifico oppure che si faccia un giro tra gli scaffali per decidere sul momento di acquistare qualcosa?
Diciamo che è un mix delle due cose: di molti clienti conosciamo già i gusti e siamo noi a proporre loro i libri. Alcuni sanno già di voler acquistare l’ultimo libro di quel particolare autore, altri passano da noi prima di partire per le vacanze e ci chiedono consigli su qualche libro da portarsi dietro. Quindi è molto importante per noi questa parte di suggerimento e consiglio, ci domandano se il libro lo abbiamo letto, cosa ne pensiamo. Ovviamente c’è anche la persona che entra e ci chiede un titolo specifico, se non è in libreria lo ordiniamo e in un giorno arriva. La percentuale di clienti che chiede un aiuto anziché servirsi in autonomia, comunque, è più alta e sta continuamente crescendo.
Considerato questo rapporto così importante con la vostra comunità, spesso organizzate anche degli eventi in libreria. Com’è il riscontro di partecipazione?
Gli eventi li organizziamo per il quartiere, ma facendoli ci siamo accorti di essere diventati un punto di riferimento anche per chi viene da altre zone. Per alcuni abbiamo ottenuto la partecipazione di personaggi noti e questo fattore ha portato in libreria un pubblico più vasto. Possiamo quasi dire che la percentuale di quelli che vengono da fuori sia anche più alta di chi si trova già qui vicino.
Guardandomi in giro noto anche una bellissima esposizione di oggettistica e cartoleria, la cosiddetta stationery, un reparto che troviamo ormai anche in tutte le grandi librerie di catena. Come selezionate questa tipologia di prodotti?
Qui c’è una selezione molto più accurata. La cartoleria che proponiamo non si trova nelle grandi catene, sono oggetti che provengono soprattutto dall’estero (Giappone, India, Inghilterra, Stati Uniti) e che selezioniamo direttamente partecipando a fiere internazionali o tramite nostre conoscenze di editori di cartoleria che ci piace rappresentare. Siamo molto attenti al tema della sostenibilità e della solidarietà, molti di questi prodotti vengono realizzati con materiali di recupero in piccoli laboratori prima dismessi ed oggi ripristinati, in cui le persone lavorano con contratti sociali che vietano il lavoro ai minori, non superano le otto ore di lavoro quotidiane, prevedono gli studi pagati fino all’università. La nostra stationery segue questo filone per un buon 80%.
Ho letto qualcosa anche circa il legno e, in generale, i materiali che avete usato per creare l’arredamento della libreria. Può dirmi qualcosa in più?
Grazie per la domanda, che mi permette di spiegare meglio il nostro obiettivo: dare una seconda vita alle cose. Gli arredi provengono da diverse realtà del mondo e hanno storie diverse: le librerie sono realizzate con assi di legno recuperate dal sottotetto di un’antica cascina toscana del 1850, sistemate da un falegname sulla base di un nostro disegno. Il banco di stationery è un vecchio tavolo di falegnameria del 1930 proveniente da Parigi, i tavolini erano dei porta botte della stessa cascina di cui dicevo prima, quel manichino in vetrina è del 1950 e apparteneva a mia mamma, sarta per oltre sessant’anni. All’ingresso c’è una scala su cui sistemiamo le novità: è del 1919 e arriva da una libreria di Londra. Le lampade sono del 1960 e provengono dalla Breda, uno stabilimento di Sesto San Giovanni.
Qual è il lato più difficile nel gestire oggi una libreria indipendente? Si sente molto la concorrenza delle grandi librerie di catena? Che consiglio darebbe a chi volesse intraprendere il suo stesso percorso?
Aprire una libreria oggi è una cosa da folli e noi ci sentiamo tali. La filiera editoriale è molto cambiata negli ultimi anni e oggi il libraio non riceve nessun tipo di supporto da parte degli editori: per riempire gli scaffali i libri bisogna comprarli. Esiste il diritto di resa, certo, ma è molto complicato e bisogna saperlo gestire, dato che comunque i soldi bisogna anticiparli e il mercato distributivo librario è forse quello con le marginalità più basse in Italia. Come si apprende dai giornali, ogni anno chiudono tante librerie, perché i costi di gestione sono troppo alti: l’affitto, la luce, il personale, il tempo che ci metti, il denaro che devi investire per comprare i libri. La differenza con una libreria di catena è che questa è sostanzialmente una fabbrica con alle spalle un editore che ha già la sua capacità finanziaria e produttiva; ha ovviamente dei costi di gestione, ma risulta più facile da controllare. Quello che mi dispiace è che una volta queste grandi librerie erano dei veri e propri punti di riferimento, perché chi ci lavorava amava ciò che faceva e sapeva trasmettere la sua passione al cliente che entrava chiedendo un consiglio, mentre oggi capita di frequente che venga considerato un lavoro come un altro, che viene svolto per necessità, ma senza la competenza necessaria, elemento che spesso è l’azienda stessa a non mettere a disposizione dei suoi lavoratori. Un suggerimento che posso dare a chi oggi volesse aprire una libreria è sicuramente metterci tanta passione; ma è necessario averla sin dall’inizio, altrimenti diventa difficile. Senza nulla togliere a chi si occupa di altri generi di prodotti, per vendere libri ne occorre una davvero particolare.
Sveva Ghilardi


