“Raccontare una vita non è mai facile”: intervista a Giuliana Salvi, autrice di Clementina
Clementina ha fatto una promessa e vuole mantenerla: garantire un futuro ai suoi figli. Per questo ha la forza di reinventarsi dopo le dure prove che la vita le ha inferto, creando uno spazio tutto suo, da condividere con i suoi allievi. Giuliana Salvi, al suo esordio, racconta la storia di Clementina, la sua bisnonna, ma ora ci parla un po’ di sé…
La sua esperienza come scrittrice non nasce con Clementina, prima di comporre questa storia ha lavorato come redattrice televisiva. Cosa l’ha spinta a scrivere il suo primo libro? Quanto e come il suo lavoro è stato utile in questa nuova avventura?
La scrittura ha sempre fatto parte della mia vita, fin da piccolissima scrivevo racconti e mi divertivo a inventare storie. Il mio lavoro di redattrice mi ha permesso di dar sfogo alla mia curiosità ma scrivere un romanzo è qualcosa di unico. Non è semplice, richiede grande dedizione e solitudine. Quando ho deciso di scrivere la storia della mia bisnonna Clementina Martello l’ho fatto perché sentivo la necessità di creare una comunicazione immaginaria tra il passato e il futuro che in quel momento era mia figlia. Erano i mesi del primo lockdown, c’era grande sofferenza e questo dolore che sentivo intorno a me – mentre dentro di me c’era la vita – è stato il motore che mi ha spinto a iniziare.
Immagino non sia facile conciliare la scrittura con la frenesia di tutti i giorni. Che ruolo occupa oggi nella sua vita? Ha progetti futuri a riguardo?
In questo momento non scrivo quanto vorrei. Sono impegnata con la mia famiglia e ad accompagnare Clementina nel mondo. Ma la necessità di scrivere è sempre presente. Quando non scrivo leggo moltissimo.
Clementina è la sua bisnonna e il libro racconta la sua storia e quella delle persone che l’hanno accompagnata. Cos’ha provato trasponendola nero su bianco e come la sua famiglia ha accolto il libro?
La mia famiglia l’ha saputo quando ho firmato il contratto con la casa editrice. La scrittura per me è un fatto privato, non parlo delle storie che ho in testa con nessuno e soprattutto in questo caso avevo la necessità di stare da sola con lei, di creare un nostro rapporto immaginario per poterne scrivere liberamente. La mia famiglia è stata molto felice di sapere che il sogno di scrivere un libro si era realizzato.
Come Clementina, anche molti altri personaggi della storia facevano parte della sua famiglia. Alcuni di loro li ha conosciuti, altri no. Come è riuscita a ricostruirli così bene sulla pagina? Quanto di vero c’è in questi personaggi e quanto invece ha dovuto inventare?
Nel libro c’è la mia verità. La psicologia dei personaggi, gli intrecci e le dinamiche sono opera mia, com’è giusto che sia in un romanzo. Raccontare una vita non è mai facile, io volevo renderle giustizia quindi ho cercato un equilibrio tra realtà e finzione narrativa.
Nel corso del romanzo compaiono spesso le rose, come ad esempio sulla trapunta realizzata da Anna. Ma non solo, si ritrovano anche in una delle due citazioni iniziali e nel colore rosa della copertina. Questo fiore ha un significato particolare?
Rosa è il nome della mia nonna materna, una donna che ho conosciuto e che mi ha cresciuto. E poi la rosa è un fiore speciale, bellissimo ma anche doloroso, che può ferire se non si presta la giusta attenzione.
Clementina è una donna forte, austera e a tratti imperscrutabile, ma ha la capacità di costruire legami duraturi e sinceri e tutti coloro che la conoscono finiscono per volerle bene. C’è qualcosa in particolare che voleva trasmettere ai lettori parlando di lei?
Volevo rendere i tratti del suo carattere così come mi sono stati raccontati. Tutti noi siamo avvolti in molteplici sfumature. Clementina è stata tante cose e la vita l’ha posta davanti a sfide immense. Ma la tempra che ha dimostrato di avere è qualcosa di incredibile. C’è un fatto però fondamentale: nel momento in cui un libro esce i personaggi non appartengono più all’autore. A me basta averla scritta questa storia, poi ognuno ne ricavi ciò che vuole.
Uno dei temi centrali nella storia è l’educazione scolastica. Clementina diventa insegnante per mantenere una promessa fatta a Cesare: garantire un futuro ai suoi figli. All’inizio si sente persino in torto: non ha studiato, non pensa di poter assumere questo ruolo. Nonostante ciò, diventa una grande insegnante e tutti i suoi allievi le saranno riconoscenti. Cosa pensa del sistema scolastico attuale? Qual è il compito degli insegnanti al giorno d’oggi?
Penso sia uno dei mestieri più difficili che esistano. Essere persone di cultura non significa essere bravi insegnanti. Un maestro (o maestra) deve saper accendere il desiderio negli alunni e questo non è affatto facile, oggi probabilmente ancora meno di un tempo. Ma la cultura è potere e i giovani non devono dimenticarlo. Non è un caso che i primi luoghi di cui le dittature si impossessano sono le scuole e le università. Comunque, oggi gli insegnanti sono bistrattati in modo vergognoso tra le trafile burocratiche e il riconoscimento che spesso manca rispetto al loro operato.
Spesso ci ritroviamo a cercare somiglianze con i nostri cari. Se ci sono, quali caratteristiche di Clementina rivede in sé stessa? Cosa le ha insegnato questa donna coraggiosa?
Mi auguro di essere coraggiosa anche solo un quarto di quanto lo è stata lei. Certamente ho ereditato la sua tenacia, di questo non ho dubbi.
Sofia Penelope Arnera


