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I decibel della voce femminile: amplificazione o illusione di ascolto?

Finalmente la voce femminile riesce ad avere una sua cassa di risonanza: sono sempre di più le iniziative rivolte unicamente alle donne. Tuttavia, nonostante la loro importanza, siamo davvero sicure che siano grandi traguardi e non solo cerotti per nascondere ferite non ancora completamente rimarginate?

Con la sua quarta edizione, torna il Premio Inge Feltrinelli. Raccontare il mondo, difendere i diritti. L’iniziativa, che come ogni anno è rivolta unicamente alle donne, chiama in campo un tema molto rilevante, perlopiù se si tiene in considerazione la celebrazione degli ottant’anni dalla resistenza, ovvero “Scrivere per (r)esistere”: la parola come atto di resistenza e costruzione del futuro.

Tuttavia basta fare un piccolo passo e rischiamo di essere travolti dal fiume in piena delle iniziative letterarie che hanno come protagoniste voci o tematiche femminili: Premio Nazionale Alghero Donna, Concorso letterario nazionale Lingua Madre, Premio Letterario Kahlo, Woolf, D’Arco: tutti i colori delle donne e della loro bellezza, Pluriverso femminile, Premio Letterario al femminile “Le Parole di Lavinia”. Questi sono solo alcuni esempi, ma l’elenco sarebbe molto più lungo.

Spostando invece l’attenzione verso l’universo maschile e non trovando traccia di proposte riservate agli uomini, con una banale ricerca su Google, l’IA viene in nostro aiuto: «Non esistono premi letterari in Italia o a livello internazionale che siano esclusivamente riservati agli uomini. I premi letterari sono generalmente aperti a tutti gli autori, indipendentemente dal loro genere. Tuttavia, alcuni premi potrebbero storicamente aver avuto più vincitori uomini che donne, ma questo non è dovuto a una restrizione di genere nell’accesso al premio, ma piuttosto a dinamiche storiche e culturali legate alla partecipazione e al riconoscimento delle donne nella letteratura».

Sono proprio quelle «dinamiche storiche e culturali» che hanno portato la necessità dell’ideazione di spazi al femminile, in cui gli uomini non siano ammessi: ma attenzione, con questo non si vuole assolutamente sminuire l’importanza di queste iniziative, se mai far riflettere sui motivi che portano la donna ad avere la necessità di farsi notare ricorrendo a ogni mezzo a disposizione e dovendo lottare per questo. Ormai, nel 2025, il loro ruolo culturale dovrebbe essere scontato, ma purtroppo non è così e il persistere di queste iniziative, molte delle quali di recente creazione, ne sono la prova concreta.

Inoltre, nonostante la percentuale di donne lettrici sia superiore rispetto a quella degli uomini (il 72% contro il 60% secondo i dati AIE del 2024) e sempre le donne siano molto presenti all’interno della filiera editoriale, la loro presenza diminuisce quando ad essere presi in considerazione sono i ruoli dirigenziali (il 22,3% contro il 77,7% di uomini secondo The Wom, 2025). Basti pensare a quanti anni sono dovuti passare prima che una voce femminile, Annalena Benini, assumesse il ruolo di direttrice del Salone del Libro di Torino. O ancora, dal 1947 al 2025, sono solo tredici le donne che hanno vinto il Premio Strega.

Purtroppo la tendenza non riguarda solamente l’ambito letterario, la donna deve continuamente difendere i traguardi raggiunti in ogni settore e a volte viene persino accusata di aver raggiunto i suoi obiettivi con “mezzi illeciti”. Tutto ciò dovrebbe far capire che le iniziative culturali rivolte alle donne non sono un privilegio: il persistere della necessità di costruire spazi a loro riservati è la prova, purtroppo, che l’uguaglianza formale non si è ancora trasformata in uguaglianza sostanziale.

Sofia Penelope Arnera