Interviste

Tra finzione e storicità per indagare il presente e l’animo umano

Intervista a Silvia Montemurro, autrice di Le cicogne della Scala

Dopo il successo de “La piccinina” (Edizioni e/o, 2023), Silvia Montemurro torna in libreria con un nuovo romanzo storico, “Le cicogne della Scala” (Edizioni e/o, 2024). Conosciamo meglio l’autrice e le sue opere, esplorando il suo lavoro di scrittrice e writer coach

Lo scorso autunno è uscito il suo ultimo romanzo, Le cicogne della Scala, edito da Edizioni e/o. Da dove nasce questa storia?

La storia Le cicogne della Scala è un romanzo sia di finzione che ispirato a personaggi storici realmente esistiti. Nasce dopo una presentazione in quel di Rozzano dove una lettrice mi disse che sua nonna faceva la costumista della Scala. Non lo ritenevo possibile, ma la figura della costumista della Scala mi aveva affascinata, tant’è che all’inizio avrei voluto darle questo titolo. Poi in realtà mi sono resa conto che ero affascinata dalle maestranze che hanno lavorato per anni dietro le quinte senza ovviamente mai essere davvero riconosciute e quindi da qui l’idea di dedicare loro un romanzo.

Si tratta di un romanzo storico: come è solita condurre le sue ricerche?

Ricerche storiche principalmente in archivio, ma non solo. In questa occasione, oltre ad alcuni libri – tra cui La Scala racconta (Hoepli, 2014) – che avevano un sacco di informazioni che mi interessavano, c’è anche tutto l’archivio digitale degli Amici della Scala, veramente un patrimonio perfetto per poter andare a esplorare tutto quello che mi serviva in quel momento. Solitamente mi piace andare a chiedere proprio alle persone che possono aiutarmi o, nel caso de La piccinina, un altro archivio sempre a Milano, cartoline, foto dell’epoca.

È solita incontrare ostacoli in questa fase del suo lavoro?

Gli ostacoli che incontro solitamente sono più legati magari agli orari d’accesso agli archivi o cose molto pratiche. Diciamo che mi immergo proprio nella storia, per cui romanzo storico vuol dire proprio anche essere in grado di trasmettere tutto quello di cui si viene a conoscenza e questa è forse la parte più facile.

Come per il suo romanzo precedente, La piccinina (Edizioni e/o, 2023), anche in questo caso la protagonista è una giovane donna costretta in un contesto a lei avverso. Quanto del personaggio di Nora ritorna in quello di Violetta?

In realtà non molto. Nora aveva questa balbuzie, era una persona certamente insicura. Non ritrovo questo aspetto in Violetta, che non ha nemmeno tutta questa grande voglia di compiacere qualcuno, non ha un obiettivo. Sono due personaggi molto differenti. Violetta non vive neanche in un contesto a lei troppo avverso: prova il senso di voler andare via più per esplorare e vedere luoghi diversi da Milano che perché a Milano stia male. Invece il personaggio di Nora era proprio costretto in una situazione.

In occasione dell’uscita del romanzo ha preso parte anche a Bookcity. Com’è stata questa esperienza?

A Bookcity c’ero già stata con La piccinina e anni indietro con altri romanzi, quindi non è stata la mia prima volta. Siccome ci sono stati tre eventi quest’anno a Bookcity, ognuno ha avuto la propria particolarità. Penso ad esempio all’evento in cui si è presentata questa nipote di un grande sarto e ha portato tutte le foto dell’epoca, quindi diciamo che mi ha permesso di avvicinarmi al mondo di cui avevo parlato nel romanzo.

Non è mancato poi un lungo tour nelle librerie. Che cosa le piace di più di questo contatto diretto con i lettori?

Mi piace l’idea di scorgere l’emozione dopo che hanno letto il libro e mi piace che le persone abbiano ancora voglia di uscire di casa e ascoltare un’autrice o un autore. Personalmente credo che le presentazioni non abbiano più moltissimo senso di esistere, se non fatte in un certo modo. Quindi questo tour mi ha anche insegnato che cosa non voglio più nella mia vita, proprio essendo scrittrice.

Che cosa pensa di volere di diverso a questo proposito?

Nella mia vita da scrittrice non voglio più partecipare a piccoli incontri dove c’è un’organizzazione non consona. L’aspetto che mi piace è sicuramente quando si crea anche quell’ambiente giusto di chiacchiera, di confronto – e ovviamente non si crea sempre, anzi è molto difficile – e dev’essere bravo l’organizzatore o ci dev’essere un gruppo di lettura dietro.

Capita mai che i lettori e le lettrici le facciano delle domande spiazzanti?

In realtà no. Sono una persona a cui piace tantissimo che vengano fatte domande di qualsiasi genere. Quindi sono anche brava a rigirare la domanda. Non mi è mai capitato di sentirmi in difficoltà. Mi capitò all’epoca del mio primo romanzo, ma era una storia diversa con tematiche diverse e io soprattutto ero molto giovane.

Ha alle spalle una lunga carriera, più che decennale. Le capita di incontrare lettori affezionati, che già la conoscono e hanno letto le sue opere precedenti?

Assolutamente sì. Ci sono lettori e lettrici che mi seguono davvero dalla prima storia e nel tempo, oltre che incontrarmi, mi seguono anche sui social, ogni volta aspettano l’uscita. Quindi sì, c’è gente che in effetti sta leggendo i miei romanzi da dieci anni e grazie per avermelo ricordato.

Se pensiamo al suo primo romanzo, L’inferno avrà i tuoi occhi (Newton Compton Editori, 2013), il tema affrontato e il genere sembrano abbastanza lontani dalle sue ultime opere. Che tipo di cambiamenti hanno caratterizzato la sua produzione?

Ho sempre detto che non c’è una grande differenza tra L’inferno e le opere successive. Nel senso che se guardiamo veramente le tematiche del romanzo e non la copertina dell’editore, cioè se andiamo veramente a leggere il contenuto, troviamo sempre storie di adolescenti in difficoltà, storie di amicizie e ombre, quali possono essere omicidi o crimini. C’era anche una bella storia d’amore dentro L’inferno avrà i tuoi occhi.

Che tipo di evoluzione pensa di aver vissuto come scrittrice?

Se c’è stata un’evoluzione non è stata nel genere letterario prescelto – cioè dal romanzo mainstream al romanzo storico – ma spero ci sia stata un’evoluzione che riguarda lo stile, la scrittura, la lingua, il fraseggio e spero che questo continuerà nel tempo. E l’unico modo per farlo continuare è da parte mia leggere, apprendere, seguire e formarmi sempre di più in questo campo.

Le sue ultime opere sono tutti romanzi storici. Cosa la attira in modo particolare di questo genere?

Il romanzo storico mi piace perché lo leggo, quindi ciò che leggi alla fine vorresti andare a scrivere. Ma mi piacciono anche i thriller, per cui non è detto che non scriverò anche thriller. Li ho anche scritti sotto pseudonimo, quindi in realtà mi attirano diversi generi. Il romanzo storico però mi dà la possibilità di lanciare dei messaggi anche a persone molto vicine a me – o comunque lanciare dei messaggi in generale –, che poi so che verranno recepiti anche dalle persone che lo leggeranno perché amano il genere come me. Questo fatto lo adoro, poter parlare dell’inizio del Novecento, ma in realtà pensare che ci siano delle tematiche ancora molto attuali.

Oltre che scrittrice, lavora anche come writer coach offrendo servizi di consulenza ed editing. Quando è nata questa attività?

Questa attività è nata quando ho deciso di abbandonare il mondo della scuola pubblica. Mi sono però resa conto che amo insegnare e quindi il mio lavoro doveva essere qualcosa che avesse a che fare sempre con l’insegnamento e anche con il coaching. Anche durante gli anni in cui ho insegnato a scuola, la parte che mi interessava di più era quella, non tanto di instillare contenuti e cercare di farli apprendere, quanto di capire le motivazioni dietro l’apprendimento. Quindi mi sono proprio votata a questa filosofia dell’aiutare gli scrittori e le scrittrici anche in maniera molto personale, stando dietro appunto anche alle loro motivazioni, alla psicologia. È una continua formazione anche per me, là dove mi interessa molto l’aspetto dell’editing della storia, ma anche l’aspetto umano che c’è dietro il procedimento della scrittura e dell’apprendimento delle tecniche della scrittura.

È inoltre molto attiva sui social, su Instagram in modo particolare. Quale pensa sia la caratteristica che la distingue?

Credo che sia come nelle presentazioni, che ci sia dietro un’autenticità che mi permette di espormi sui social senza alcun limite. Me ne pongo pochi di limiti, adesso che posso farlo. E quindi mi contraddistingue questo, l’autenticità. Spesso è difficile, spesso infatti l’essere attivi sui social non è sempre una cosa che vedo in maniera positiva, infatti se fosse per me ne farei anche a meno. È molto particolare, perché da un lato vorrei prima o poi trovare la nicchia giusta, così si dice in questo campo, e parlare magari attraverso solo un podcast, attraverso la newsletter. Finora sto ancora cercando di farmi conoscere, quindi, sì, devo essere attiva su Instagram.

Che rapporti intrattiene con i suoi follower?

Non riesco a chiamarli follower, appunto le chiamo persone interessate al mio mondo, al mondo della scrittura in generale, a stare meglio attraverso la scrittura, perché appunto ritengo che anche la scrittura-terapia sia molto importante e anche questa forse è una cosa che mi distingue dagli altri docenti di scrittura creativa.

Ha già in lavorazione un prossimo romanzo? Può darci qualche anticipazione?

Sì, in realtà ho lavorato molto in questo periodo. Ci sono delle novità all’orizzonte. Una novità che posso già annunciare è quella dell’uscita di un romanzo per ragazzi per Mondadori a fine aprile.

Francesca Fazio

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