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Alice: memorie dal sottosuolo

Alice sotto terra, realizzato dal tratto dirompente di Stefano Bessoni e edito da Logos Edizioni nel 2015, è quello che potremmo definire un bestiario da tenere sotto il letto, da sfogliare quando si ha voglia di un’altra storia.

La versione classica la conosciamo bene tutti, dopo che Charles Lutwidge Dodgson ha fatto del suo racconto in riva a un fiume il romanzo Alice’s adventures in Wonderland, con la casa editrice MacMillan nel 1865.

I mille volti di Alice

Da allora Alice ha sfilato nelle numerose edizioni nate in oltre centocinquant’anni di storia, icona di bambina curiosa perduta nell’onirico di Lewis Carroll e vestita da artisti e illustratori di mezzo mondo.

Con John Tenniel ha indossato quel vestito a mezza gamba che poi Disney, quasi un secolo dopo, si preoccuperà di colorare di bianco e d’azzurro nel trasportarla su pellicola.

Da Blanche Mcmanus, nella copertina delle edizioni Mansfield & Wessels del 1899, sarà di rosso vestita e con corti capelli neri.

Per Willy Pogany eccola che diventa di colpo ragazza: l’abito si è accorciato, ora indossa una gonna a quadri e sfila da giovane flapper girl. Definizione calzante se si pensa che Pogany la realizza per la Dutton & Company proprio nel 1929 .

Allora qual è Alice Kingsleigh?

Quella dipinta da Rebecca Dautremer? Quella quasi pollicina di Yayoi Kusama che nel 2013, per Orecchio Acerbo, la immaginava tra spirali e pois? O quella austeramente tratteggiata dallo stile e il disegno di Ralph Steadman?

Serve un viaggio nel romanzo per scoprirlo. Perché con ogni personaggio letterario le presentazioni sono d’obbligo tra le pagine del testo.

Lost in translation

Quasi quasi mi sembra di essermi sentita un po’ diversa. Ma se non sono la stessa, la domanda è: chi mai sarò? Ah, eccolo, il grande punto interrogativo!

Dalla traduzione di Masolino D’Amico del 1982 pare proprio che neppure Alice sappia chi sia Alice. Forse, per capire il mistero della sua natura, dobbiamo solo seguirla fin dal primo capitolo, Nella Tana del Coniglio:

[…] bruciando di curiosità, lo inseguì di corsa per il campo, facendo appena in tempo a vederlo sparire in una gran buca sotto la siepe.

È così che finiamo nel mondo sottoterra.

Ed è così che ci arriva Stefano Bessoni – illustratore, regista, animatore stop-motion. Cade di testa nel testo di Carroll e ne riemerge con quello che lui chiama un «piccolo taccuino di viaggio con schizzi e appunti sugli abitanti del Paese delle Meraviglie».

Mentre inseguiva un coniglio con il pelo bianco, gli occhi rosa e vestito con cilindro, giacca e panciotto, Alice si intrufolò maldestramente nella sua tana e precipitò sotto terra…

Stessa opera, traduzione diversa. O meglio, diversa interpretazione dei personaggi.

Ovvero, quello che più interessa all’illustratore: una differente raffigurazione del mondo delle Meraviglie.

Chi è Stefano Bessoni

Visitando il blog dell’autore ho scoperto che in lui c’è molto di più dell’illustratore. C’è il regista di cortometraggi, il collaboratore di Pupi Avati, il creatore di nuove versioni di Oz e di Pinocchio. C’è un fervente appassionato di anatomia, di zoologia, dell’arte del collezionismo e del mostruoso. Con temperamento nordico e humor macabro, Bessoni approda alla sua Alice sotto terra grazie anche all’ispirazione che film come Qualcosa di Alice del 1988 (regia di Jan Svankmajer) forniscono all’artista.

In un’intervista a CULT+ nel 2015 erano queste le sue parole:

La problematica dei romanzi dell’infanzia e per ragazzi è legata soprattutto al lavoro di tantissime Major che hanno operato una sorta di revisionismo fiabesco. […] Qualcosa che poteva essere troppo traumatizzante si è addolcito […] Questo ha funzionato, ma ha tolto alla fiaba quel valore iniziatico e formativo che in realtà dovrebbe avere […] Io ho recuperato quello che a mio avviso c’era alla base di questi mondi fiabeschi e ci ho lavorato mettendoci ovviamente del mio.

La galleria del sepolto

Prima di MacMillam, Lewis Carroll chiamava il suo romanzo Alice’s adventures underground. Ed è a quell’underground che Bessoni si attiene, di fatto, quando illustra il suo bestiario:

Forse il coniglio era veramente tormentato dal suo ritardo o forse era semplicemente una scusa per trascinare con sé la bambina e farle conoscere i molti abitanti del sottosuolo.

Ma attenzione! Se a dire bestiario la mente corre verso quel Animali Fantastici e dove trovarli, che Newton Newt Artemis Fido Scamandro realizzava per studiosi di tutto il mondo magico, è bene fare chiarezza: le creature di Bessoni sono meraviglie illustrate a suon di teschi, volti emaciati e sorrisi sdentati.

É una macabra galleria del sepolto:

Il Bruco era un accanito fumatore di narghilè […] Ma la sua caratteristica più peculiare era la grande passione per la frenologia. Da tempo cercava di tracciare una mappa precisa delle corrispondenze tra le zone cerebrali e i sogni, gli incubi e le allucinazioni.

28 pagine stampate a caratteri che ricordano vecchi appunti dattilografici, riportati anche in inglese, affiancate da altrettante tavole illustrate. Una copertina rigida a tinte fosche, dalla quale ci guarda la magra, cadaverica Alice Bessoniana con capelli verdi e profondi occhi cupi. Una Lepre Marzolina che ha grattato la terra con le sue lunghe zampe, per uscire da Meraviglie e raggiungere il colophon dove qualcuno, forse lo stesso Bessoni, l’ha appesa a chiusura di tutto. È questa l’opera donata al pubblico anche grazie al lavoro di Francesca del Moro e Alessio Zanero, in un’edizione ampliata in occasione del centocinquantesimo anniversario dell’uscita del romanzo di Carroll. Un libro apprezzabile da lettori adulti e da quei bambini che non hanno paura dell’Orrido. Un’edizione che non può non prendere posto sullo scaffale, accanto alle numerose versioni già uscite e a quelle che ancora aspettiamo di vedere.

Roberta Signorini