“L’anniversario” di Andrea Bajani: celebrare il peso del ricordo e la necessità della fuga
L’anniversario di Andrea Bajani esplora il distacco familiare come atto necessario alla sopravvivenza emotiva. L’autore racconta un’infanzia segnata dalla violenza psicologica e da una madre sfuggente, al centro di una relazione familiare dominata dalla figura paterna. Bajani ricostruisce la propria storia con un distacco apparente, ma carico di significati profondi, offrendo una testimonianza potente sulla necessità di rompere legami soffocanti per ritrovare sé stessi.
L’anniversario di Andrea Bajani si fa largo tra i dodici finalisti candidati al Premio Strega 2025. Pubblicato a gennaio nella collana Narratori di Feltrinelli, il romanzo intende celebrare una liberazione. Un distacco sofferto eppure necessario, senza il quale l’autore non avrebbe potuto dar vita a questa prosa straziante a cavallo tra la finzione del romanzo e la realtà di alcuni dettagli che si fa fatica o che non si vogliono ricordare.
Il racconto in prima persona non cede a sentimentalismi, la narrazione è così analitica da risultare totalmente distaccata dagli eventi vissuti sulla propria pelle. La forza della sua scrittura sta nell’uso di un lessico ricercato che amplifica il senso di isolamento e di una sintassi che restituisce la complessità dei ricordi e delle emozioni che Bajani prova durante la loro rievocazione.
È la cronaca disastrosa di un “monolitismo familiare”, il resoconto di un assolutismo tirannico e la testimonianza di una crepa psichica che separa e al contempo lega tutti i personaggi coinvolti. Parlare di personaggi potrebbe apparire improprio dal momento che i fatti narrati sono del tutto reali, ma lo stesso autore afferma di dover fare uno sforzo non indifferente per ricordare alcuni particolari, soprattutto quando si parla della madre.
La madre è una presenza sfocata, paradossalmente figura centrale e allo stesso tempo secondaria. L’opera stessa si apre con quella che si potrebbe definire una sorta di danza madre-figlio: a ogni passo all’indietro del secondo corrisponde un passo avanti della prima, una fuga disperata da una parte e una rincorsa remissiva dall’altra. Una donna resa protagonista proprio perché sempre marginale nella quotidianità, è questo l’unico modo in cui il figlio riesce a ricordarla.
Cercare, invece, di spiegare il rapporto tra i genitori potrebbe risultare semplicistico, per cui è meglio rimandare alle parole di Bajani:
“La porzione di mondo che occupava era così trascurabile da non chiedere udienza. L’ingombro familiare era tutto per mio padre, che si era messo al centro della scena e aveva scritto per così dire la versione unica del romanzo familiare.”
È come se l’intento dell’autore, se non l’unico almeno uno dei principali, sia quello di scorporare la figura della madre da quella del padre. Durante quest’operazione non emerge mai del tutto un risentimento verso la donna che l’ha messo al mondo, ma è come se in qualche modo volesse rispondere ai suoi dubbi cercando di dar vita a una figura che in realtà non è mai stata del tutto presente.
Il tema del distacco familiare attraversa l’intero romanzo come un filo conduttore. È un atto che richiede coraggio, è l’unico modo per sottrarsi alla violenza psicologica e fisica. Cosa fare quando il tuo benessere è minacciato dalle stesse persone che dovrebbero garantirtelo? Bajani risponde con la sua storia: prima piccole fughe, poi la rottura definitiva. Questa non è solo una cronaca intima, ma anche un’indagine sulla memoria e sulle narrazioni che ci costruiamo per sopravvivere.
Con L’anniversario, l’autore trasforma il passato in letteratura, raccontando con lucidità una liberazione dolorosa ma necessaria. La sua scrittura colpisce per la capacità di dire molto senza mai dichiararlo apertamente, lasciando a chi legge il compito di colmare i silenzi e le ombre del racconto.
L’autore ha già firmato opere come Mi riconosci (2018) e Il libro delle case (2022). Nato a Roma nel 1975, attualmente vive a Houston, in Texas, dove ricopre il ruolo di Professore di Scrittura Internazionale presso la Rice University.
Sonia Lo Nobile
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