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Legge sul libro – Intervista doppia a Roberto Cicala e Claudia Tarolo

Sono trascorsi ormai più di due mesi dall’entrata in vigore della legge sul libro, che, come vi abbiamo raccontato, ha scatenato accese polemiche nel mondo dell’editoria. Si sperava in un rinvio, dal momento che l’emergenza covid-19 ha avuto (e sta avendo) pesanti ripercussioni sull’intera filiera del libro. Ma la richiesta, effettivamente avanzata dall’AIE (Associazione Italiana Editori), non è stata accolta.

Per farci un’idea ancor più definita sulle posizioni in merito alla legge sul libro, noi del Master abbiamo intervistato due nostri docenti, Claudia Tarolo, editor e coeditore di Marcos y Marcos e Roberto Cicala, fondatore ed editore di Interlinea.

Professori, andiamo immediatamente al cuore della questione. Il punto più discusso della legge sul libro è stato l’articolo 8, le modifiche alla legge Levi. Il tetto massimo degli sconti sui libri è passato dal 15% al 5% del prezzo apposto ai sensi del comma 1. Siete favorevoli o contrari? E perché?

  1. Tarolo: Sono favorevolissima; la mia casa editrice si batte da anni insieme ad altre per raggiungere questo fondamentale traguardo e siamo felici che l’istanza di librai ed editori indipendenti sia stata finalmente accolta in parlamento. Limitare drasticamente gli sconti è infatti fondamentale per garantire una concorrenza costruttiva tra i protagonisti del mondo del libro, basata sulla competenza e sulla qualità piuttosto che sul mero potere contrattuale. Non a caso lo fanno da anni altri paesi europei come Francia, Paesi Bassi, Spagna e Svizzera. Il prezzo del libro è fissato all’origine dall’editore. I librai non sono rivenditori, perché non comprano la merce, ma intermediari tra editore e lettore. Di conseguenza il meccanismo degli sconti non serve a favorire il lettore – per questo basta abbassare il prezzo all’origine! – ma ad avvantaggiare categorie di librai che puntano sulle grosse quantità e sulla semplificazione, o che trattano il libro come bene secondario (è il caso di Amazon) a scapito di chi offre un lavoro approfondito e capillare che consuma risorse. Un paese civile deve essere consapevole del ruolo culturale imprescindibile della bibliodiversità, che può crescere soltanto se tutti i librai possono operare a parità di condizioni economiche e differenziarsi in base alla qualità dell’offerta.
  2. Cicala: Se i libri sono come le amicizie allora non hanno bisogno di sconti, per dirla con Paolo Crepet, perché restituiscono tutto ciò che si è seminato. Eppure in un’Italia così difficile, e distratta, per fare impresa di cultura forse gli sconti potrebbero essere un incentivo adatto. Per questo in linea teorica sarei favorevole a sconti limitati e all’idealità della nuova legge, come nelle nazioni che hanno una civiltà di lettura più matura e politiche statali ben diverse, ma nella realtà, quella odierna e nostrana, la nuova legge rischia di mettere in crisi una certa filiera editoriale se non sostenuta adeguatamente. Però è presto dirlo, perché occorre capire una serie di disposizioni attuative che ancora non ci sono, specialmente per quanto i supporti finanziari alle attività di promozione e per quanto riguarda i libri di catalogo e le giacenze di magazzino.

 

L’obiettivo delle modifiche alla legge Levi è quello di «valorizzare la diversità della produzione editoriale, nel rispetto delle logiche di mercato e della concorrenza». Nella realtà dei fatti, credete che si raggiungeranno gli effetti sperati?E ci saranno conseguenze negative per i lettori, i librai e gli editori stessi?

  1. Tarolo: Poter scegliere la libreria in base alla piacevolezza, all’assortimento e alla competenza invece che in base a una semplice questione di sconti, aiuterà il lettore a orientarsi meglio nella ricerca, scoprendo testi di cui ignorava l’esistenza, sfruttando occasioni di condivisione e di incontro con autori o altri lettori. I prezzi, ripeto, sta a noi editori mantenerli più bassi, e possiamo farlo molto di più ora, perché caleranno le pressioni per concedere sconti insostenibili ai gruppi più forti, come le catene. Mi spiego: per offrire sconti ai lettori, catene e Amazon pretendevano condizioni insostenibili dagli editori, che reagivano alzando i prezzi! Veramente un cane che si morde la coda.
  2. Cicala: Di fronte a una nuova semina legislativa bisogna innanzi tutto lasciare crescere la pianticella: credo che tutti, dagli autori ai lettori con in mezzo editori, distributori, librai e bibliotecari, desideriamo che la bibliodiversità venga valorizzata e che nel mercato, questo mare di carta, non ci siano squali e onde troppo grandi per i vascelli più piccoli. Altrimenti aggiungiamo motivi a quanto diceva ironicamente Pennac sulla vita che è un perenne ostacolo alla lettura.

Il comma 3 della legge stabilisce che per un solo mese all’anno, per ciascun marchio editoriale, le case editrici possono offrire uno sconto maggiore del 5%, anche se comunque non superiore al 20%. Quanto concretamente questo punto potrà giovare agli editori e attirare i lettori abituati a sconti più elevati anche durante il resto dell’anno?

  1. Tarolo: Le campagne di sconto avranno molto più senso quando saranno episodiche, e magari ben concepite, per esempio tematiche, o per collana. Serviranno ad attrarre l’attenzione. Mentre se gli sconti ci sono sempre, è chiaro che l’effetto si annacqua. I lettori vanno rispettati, e non si rispettano se si alza il prezzo a monte per poi fingere di offrire uno sconto. Questo apparentemente avvantaggiava solo Amazon e le catene – mi realtà faceva il male di tutti. Il lettore capirà presto che l’importante è che il prezzo sia equo e uguale per tutti.
  2. Cicala: Una campagna annuale è giusta, naturalmente non sotto Natale, perché un editore può organizzare eventi e attività particolari per cercare di raccogliere lettori o, meglio, acquirenti. E sappiamo tutti che il passaparola, nei vari ambiti fisici o digitali, è il più formidabile strumento di marketing in questo settore.

Alla luce del forte impatto negativo che l’emergenza covid-19 ha avuto e sta avendo sull’editoria italiana, pensate che il governo avrebbe dovuto accogliere la richiesta avanzata dall’aiedi un rinvio dell’entrata in vigore della legge?

  1. Tarolo: E stato meraviglioso che il governo abbia capito quanto fosse importante lasciare che la legge entrasse in vigore esattamente quando sarebbe stata più utile e necessaria. Il Covid-19 ha portato tanto male a tutti, ma tra le poche cose buone a cui è bello guardare c’è stata proprio l’intraprendenza dei librai indipendenti che hanno promosso i libri ed effettuato consegne in tutta Italia anche durante le fasi più dure del lockdown, bilanciando le vendite online. Poter godere in questo momento degli enormi benefici della legge, che cancella l’illusione dello sconto, e concentra l’attenzione sul lavoro dei librai è stato cruciale. Sarebbe stato un errore madornale rinviare la legge proprio nel periodo in cui offriva il massimo beneficio consentendo ai librai indipendenti di farsi valere per qualità essenziali che l’illusione degli sconti oscurava.
  2. Cicala: La parola emergenza è fondamentale. Se quella di Covid-19 si lega virtuosamente a quella dell’editoria italiana qualcosa si potrebbe muovere. Mi spiego: in Italia, purtroppo, la lettura è sempre stata ed è tuttora un’emergenza nazionale, tanto per il settore del libro quanto per la crescita del Paese. E non è retorica. Se allora, come risposta alla crisi della pandemia, passeranno le proposte di voucher per i libri, il sostegno alla digitalizzazione della scuola anche sui testi di lettura, la rinascita delle biblioteche scolastiche e i contributi ai progetti di qualità, come in altri Stati, allora riemergeranno una voglia e un bisogno di lettura, al di là delle leggi e degli sconti.

Per concludere, azzardereste una previsione sullo scenario futuro della lettura in Italia in seguito all’entrata in vigore della legge (in piena crisi covid-19)?

  1. Tarolo: Il mondo editoriale, per sopravvivere, ha soprattutto bisogno di far aumentare i lettori. E questo si ottiene con un lavoro infaticabile di promozione della lettura e della libreria come luogo di incontro, di conoscenza e di scambio. Se pubblichiamo libri di valore, li offriamo al giusto prezzo, creiamo le condizioni per farli conoscere, per farli arrivare ai loro potenziali lettori, lo scenario potrà migliorare. Concentrarsi sui contenuti, consentire a tutti librai più bravi di lanciare iniziative per attrarre nuovi lettori: questo è il futuro. Chi non legge non è scoraggiato dai prezzi, o dalla mancanza di sconti, ma dal fatto che per sua sfortuna non ha avuto occasione di capire quanto i libri consentano di emozionarsi e viaggiare con la mente. Su questo dobbiamo tutti lavorare, sul trasmettere il contagio della lettura, il migliore che c’è.
  2. Cicala: Il punto nodale è proprio nella politica di incentivi alla lettura, al di là delle legge. Non si può continuare a vivere la cultura e i libri come un di più, uno sfizio, come qualcosa che non conta effettivamente per sviluppo sociale ed economia. Come sempre, è una questione di investimenti, di idea di Stato. E certo non posso che stare dalla parte di un cantafavole come Rodari: «Vorrei che tutti leggessero». È curioso e problematico che oggi sembri un sogno.
Giulia Lombardo