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Recensioni

Quando il romanzo diventa inchiesta: il caso di Massimiliano Virgilio

Massimiliano VirgilioMassimiliano Virgilio, classe 1979, è giornalista, scrittore e autore già nel 2017 del romanzo L’americano, pubblicato da Rizzoli e vincitore del premio Porta d’Oriente nonché finalista per il premio Cortina. Già caso editoriale in Russia, Giappone e Cina, in lizza per una prossima serie tv targata Leone Film Group, presenta in anteprima per il Master in Professioni e Prodotti dell’Editoria dell’Università di Pavia il suo nuovo romanzo Le creature, una nuova storia dalla medesima riflessione pungente, al limine tra inchiesta e romanzo, ritratto di una Napoli sommersa di cui lo scrittore offre un interessante disvelamento.

Recensione

Napoli, casa-famiglia illegale, i “fantasmini” rivendicano il loro diritto all’esistenza. Qualcuno si accorgerà di loro?

Leonessa è colei che gestisce la struttura e qui trovano “riparo” i figli degli immigrati clandestini benestanti che giungono nel nostro paese e che non vogliono farsi carico di loro. Han, Dimitri, Ismail, Nina, Manuel rappresentano solo alcuni dei nomi di coloro abitano la struttura: sono i figli invisibili per essenza, di nessuno per definizione, dalla dimensione fantasmatica per la loro poca rilevanza nel tessuto sociale odierno, dimenticati e abbandonati dai genitori e dalla società in cui vivono, emblemi di un fenomeno sommerso e rappresentanti la microcriminalità in cui sono costretti a vivere fin da piccoli. L’opera di Virgilio, autore caro alla Cina, al Giappone e alla Russia per la sua presenza costante nelle classifiche e dove egli è riuscito a ottenere un vero e proprio exploit con centinaia di migliaia di copie vendute, è ambientata non solo nel cuore della città di Napoli tanto cara allo scrittore ma, tramite una fresca narrazione sulla criminalità e sugli effetti degli stereotipi, si propone di confutare questi ultimi nel migliore dei modi, ponendosi sul limine tra inchiesta sociale e narrativa, mettendo in luce i sentimenti dei personaggi ed esplorando il dramma dei ragazzini figli dell’immigrazione clandestina, allo sbando per noncuranza da parte dello stato e da parte di chi dovrebbe prendersene cura, ma allo stesso tempo capaci di provare gli stessi sentimenti che ci accomunano tutti. Non si ha quindi il racconto estasiato di uno scrittore napoletano che cerca di autocompiacersi delle proprie origini ma, al contrario, si ha un racconto che diviene denuncia sociale, una narrazione che mette a nudo nuovamente, come nel precedente L’americano (2017), uno dei fenomeni più sommersi della criminalità interna alla città partenopea.

Intervista a Massimiliano Virgilio

Laureato in Scienze dell’Educazione e per anni operatore sociale. Quanto i suoi studi e il suo lavoro passato entra nei suoi romanzi, nella rappresentazione dei drammi sociali che propone tra le righe dei suoi romanzi?

Molto. La mia inclinazione all’inchiesta sociale è parte della mia formazione, del mio sguardo sul mondo. L’altra è quella del romanzesco, dell’amore per storie ben raccontate, che sappiano avvincere il lettore dalla prima all’ultima pagina. Come lettore cerco storie del genere, come romanziere ho provato a scrivere il romanzo che avrei voluto leggere.

Autore d’indiscussa fama in Oriente, quando pensa che verrà dato il medesimo spazio anche in Italia alle questioni spinose che affronta nel suo romanzo e che riguardano per l’appunto realtà presenti nel nostro paese? 

Non lo so. Per fortuna in Italia ci sono già, oltre me, tante scrittrici e tanti scrittori che attraverso i loro libri affondano le mani della letteratura nei nodi scoperti e nelle ferite del nostro tempo. Andrebbero valorizzati di più dai loro editori, dai librai e anche dai lettori. Purtroppo viviamo in un paese pigro, che spesso ama specchiarsi nel già noto. Tuttavia ci siamo e siamo in tanti.

Com’è nata la storia dei “fantasmini”, delle creature che imbracciano fucili e giocattoli allo stesso tempo? 

Dalla scoperta di una realtà che non immaginavo: l’esistenza di case-famiglia “informali” in cui i figli dei migranti (invisibili figli di invisibili) vengono messi a pensione dai loro genitori che non possono occuparsene. Ho cominciato a seguire la storia di alcuni di loro, le ho incrociate con un fatto di cronaca sanguinoso, da qui è nata la storia dei fantasmini, cioè di queste piccole presenze, quasi invisibili, che affollano, a volte sprofondando, nei margini delle nostre metropoli.

Steven Gori