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Matrimonio a scadenza

di Elena Folloni

Il matrimonio di piacere
Tahar Ben Jelloun
La nave di Teseo, 2016
Collana: Oceani
p. 232, 18 €

matFès, anni cinquanta.

Per chi è in viaggio, lontano da casa per lungo tempo, le parole del Profeta permettono con un accordo tra le parti, di stipulare un matrimonio temporaneo, un matrimonio di piacere. Amir, abile commerciante, marito devoto e rispettoso musulmano, sceglie di stipulare la Mut’a con Nabou, statuaria senegalese e fervente animista. Sancito da un regolare contratto, quest’unione a scadenza segnerà il destino di tutta una famiglia.

Presentato al Salone del Libro di Torino il nuovo libro di Tahar Ben Jelloun esce sotto il neonato marchio Nave di Teseo. Esaurito allo stand,  e speriamo presto nelle librerie, è un racconto nel racconto, che copre sessant’anni, toccando i temi cari all’autore. Il susseguirsi delle generazioni, il rapporto con i figli e l’amore verso questi, opposti al razzismo, alla violenza e all’emarginazione. Scenari protagonisti, le grandi città del Marocco, ognuna con le sue facce, accoglienti od ostili, affollate o sonnolente e l’Africa di Dakar, con i suoi baobab, le sue notti e i suoi deserti.

Il razzismo qui raccontato è un chiaro esempio di come la stupidità umana sia infinita. Il pregiudizio, quello superficiale che si ferma agli occhi e a quello che vedono, occhi attenti solo alle sfumature della pelle. Se la mia è più chiara, allora sono migliore di te.

I conflitti tra la popolazione marocchina e quelle native dei paesi limitrofi, sono ben noti durante gli anni dei commerci di Amir, antico retaggio dei primi contatti tra arabi e neri, gli ultimi spesso padroni dei secondi, in una tollerata e presente schiavitù. E s’inaspriscono oggi negli squat di Tangeri, sotto gli occhi del nipote di Amir, là dove coloro che attraversano il deserto emarginato, pagano con i risparmi di una via il viaggio più rischioso. Oltre Gibilterra, verso l’Almeria e l’Europa. La speranza che muove i migranti, il senso di sconfitta e di sbando, nascono anche da sentimenti di rabbia verso questo stato di cose, persistente e radicato nella cultura e negli sguardi a loro rivolti.

Tra i personaggi, un’attenzione particolare va a Karim, figlio di Amir e della moglie marocchina, affetto da sindrome di down.

Figlio amato e ascoltato quasi come un oracolo nel riconoscere la cattiveria, l’invidia e la violenza contrapposte all’amore autentico tra gli uomini, come quello che facilmente riconosce in suo padre e Nabou. Amir riconosce nella presenza di Karim un dono di Dio, e non una limitazione.

La grande forza del tratteggiare i personaggi e il raccontare temi attuali con connotazioni fiabesche ci regalano una narrazione fluente e mai noiosa. E così il raccontare il dramma senza pietismo, le piccole gioie e le relazioni genuine tra le persone, con le loro contraddizioni. Respiriamo la polvere delle strade e il calore del sole, prima che scenda la notte sui tetti piatti delle case marocchine.

 

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