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Recensioni

Mio caro serial killer, di Alicia Giménez-Bartlett

Mio caro serial killer

Alicia Giménez-Bartlett

Sellerio editore

471 pagine

 

«Si può sapere quale guerra sta combattendo, Petra? Quella dei sessi o quella tra forze di polizia?»

 

chiede, a pagina 89, l’ispettore Fraile a Petra Delicado, l’ossimorica  poliziotta regina dei gialli di Alicia Giménez-Bartlett. Questo battibecco avviene perché nell’ultima, attualissima storia, in libreria dal 15 marzo, l’ispettore Delicado si troverà a dover condividere le indagini con un collega dei Mossos d’Esquadra, il corpo di polizia della regione autonoma della Catalogna,

con il quale non scorre buon sangue. Non aiuta il fatto che Roberto Fraile sia uno stakanovista con ritmi da poliziotto protagonista di serie tv americane, che poco si adattano all’abitudine, ormai consolidata nella coppia composta da Petra e dal fido viceispettore Garzón, di bere qualche birra alla Jarra de oro per scordare lo stress del lavoro. A gettare altra benzina sul fuoco sarà anche il caratterino di Petra, sempre pronta a condannare le facili battute velatamente misogine che si scambiano i suoi colleghi poliziotti e a dimostrare di valere esattamente quanto loro. Nel rapporto con questo nuovo personaggio si riassumono sia le antipatie tra le diverse forze di polizia di Barcellona, sfondo delle indagini di Petra ma anche del dibattito politico sull’indipendenza catalana, sia il rifiuto più personale di Petra per chi non vive come lei il lavoro di poliziotto e per i “maschi alfa” in generale.

Come il titolo lascia immaginare, la polizia ha a che fare con una serie di delitti che sembrano opera di un serial killer: tutte donne, molto diverse tra loro ma accomunate dal fatto di essere sole e in cerca di un compagno.

«Quell’espressione, “assassino seriale”, era come una formula magica. […] Sì, il mito del serial killer era penetrato a fondo nell’immaginario collettivo della nostra società»

non è semplice per Petra e Garzón, affiancati da Fraile, trovare il bandolo della matassa, soprattutto perché saranno costretti a sottostare alle imposizioni dei superiori che, per gestire l’ondata mediatica alla quale il caso è sottoposto, non vedono l’ora di sguinzagliare le teste di cuoio (definiti con fastidio «robocop»), gli elicotteri e chi più ne ha più ne metta, quando a Petra e alla sua squadra tutto questo clamore sembra solo controproducente.

Non manca anche in questo episodio la vita privata dell’ispettore che, come spesso accade, rappresenta una fonte di stress non indifferente: l’arrivo inaspettato della vivace suocera metterà a dura prova i nervi di Petra, soprattutto perché l’anziana si improvviserà detective e con la sua curiosità morbosa si impiccerà nelle indagini della nuora.

Sarà in grado Petra di risolvere il caso? Ma soprattutto saprà collaborare con Fraile e mantenere la calma con la suocera? Per scoprirlo basterà leggere il romanzo, che scivola via veloce come una bella birra ghiacciata bevuta a fine giornata alla Jarra de oro, tra suspance e i botta e risposta sempre divertenti di Petra e Garzón, resi ancora più incalzanti dalla presenza del nuovo arrivato.