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Recensioni

L’animale femmina, di Emanuela Canepa

Emanuela Canepa

L’animale femmina

Einaudi

259 pagine

 

«Sa perché non sono ancora in pensione? Scuoto la testa. Perché mi diverto moltissimo. Le femmine sono animali interessanti».

L’avvocato Lepore e Rosita. Lui uomo adulto, avanti con l’età, avvocato, con una carriera più che consolidata, disincantato sulla vita e con un’opinione delle donne assolutamente discutibile. Lei giovane, studentessa di medicina, fuggita da una famiglia che la opprimeva, con un misero stipendio che guadagna facendo la cassiera in un supermercato di periferia. Si incontrano per caso, da una gentilezza quasi d’altri tempi della giovane protagonista, che sembra trovare così la sua occasione. L’avvocato Lepore le offre un posto di lavoro come segretaria nel suo ufficio. Rosita accetta e, grazie anche alla disponibilità dell’avvocato, riesce a tornare in pari con i suoi esami di medicina. Dalle conversazioni tra i due è Rosita a uscire sconfitta, quasi stordita dalla mentalità dell’uomo che l’aveva accolta in casa sua come una gradita ospite. L’avvocato Lepore mette alla prova Rosita, con una proposta indecente che le farà però guadagnare una raccomandazione presso un altro studio. Solo quando si trova faccia a faccia con la realtà che aveva accettato, Rosita trova il coraggio di decidere che tipo di persona essere: «Ho davvero bisogno di arrivare a questo?»

Il Premio Calvino 2017 non delude. Emanuela Canepa, che sembra osservare il lettore attraverso gli occhi della ragazza in copertina, descrive i personaggi attraverso le loro storie, i loro incontri. Un romanzo profondo, che riporta a galla lo stereotipo di donna forse ancora non del tutto superato. Un tentativo di riscatto sostenuto da un desiderio di vendetta: «Lei e mia madre siete uguali […] mai, mai un dubbio. E tutte queste certezze vi hanno reso felici?».

Un perfetto equilibrio tra disillusione e speranza di chi ancora crede nella felicità, «quando il tempo rallenta, sprofonda. Non pensi più a niente se non a essere lì. L’unica cosa che importa è quello che c’è».

di Mara Varisco