Evelyne
Recensioni

Évelyne, il giallo elegante di Interlinea

C’è del marcio nella Belle Époque. Il male si deposita senza fretta nei meandri della società. È un furore, questo, che risiede in ogni uomo: uno scrittore scozzese aveva capito, con terribile lungimiranza, che i suoi contemporanei erano tutti dei Dottor Jekyll pronti a scatenare il loro Mister Hyde. La frenesia del male si deposita poco a poco, fino a che, dopo anni, un’ultima goccia fa traboccare il vaso. La storia di quel periodo decadente, di quella fin de siècle che sembra la fine della civiltà, ci consegna criminali iconici che agiscono nell’ombra, come l’assassino di Whitechapel; la letteratura, dal canto suo, genera degli investigatori iconici che, armati di pipa e lente d’ingrandimento, cercano di portare luce in quell’oscurità.

Ed è tra questi due poli, quello storico e quello letterario – tra Jack lo Squartatore e Sherlock Holmes – che si colloca Évelyne. Il mistero della donna francese, l’ultimo romanzo di Marco Scardigli pubblicato da Interlinea. Un giallo che si insinua tra le pieghe della Storia. Una Storia urbana, quasi privata, ma che proprio per questo appare più vivida che mai. L’autore, infatti, è riuscito a descrivere la Novara del 1904 (anno in cui si svolge la storia) in maniera impeccabile, tanto che se ne sente la nostalgia pur non conoscendo i luoghi del romanzo: le ambientazioni, il linguaggio dei personaggi, tutto è reso con una cura sopraffina. Su questo punto, però, conviene fermarci un momento, perché da qui scaturisce una riflessione sul genere a cui appartiene questo libro: quali sono gli elementi, nel contesto editoriale odierno, che portano alla realizzazione di un giallo che sia sì di qualità ma che incontri anche il favore del pubblico? Forse il mero regionalismo non basta più.

I gialli di provincia pubblicati ogni anno sono tanti; eppure, a guardare le classifiche, non sembrano mai essere troppi (date un’occhiata a un qualunque Top of the Books per averne la conferma). Da Montalbano a Rocco Schiavone, sono decine i commissari letterari impegnati a combattere il crimine della loro città tra un commento piccato in dialetto e l’altro. Il loro successo tra il pubblico sembra inarrestabile, perciò ogni casa editrice, quando decide di pubblicare un giallo con queste caratteristiche deve tenere a mente sia le esigenze del mercato, sia l’originalità che i lettori cercano in ogni romanzo.

Per quanto riguarda Évelyne, il marchio dell’originalità è dato proprio da ciò che in poesia si definisce, a grandi linee, come il tono del racconto, elemento che può essere descritto, per questo caso, con una sola parola: eleganza.

Non solo la storia possiede tutte le caratteristiche in grado di deliziare ogni tipo di lettore (dal più casuale all’intellettuale), ma è proprio la scrittura stessa ad essere contraddistinta da una certa raffinatezza che permette lo svolgimento elegante di una trama per certi versi disturbante all’interno di una «scenografia da fiaba». La forza del romanzo sta nella comunione di elementi forti (si parla di donne partorienti massacrate e di feti abbandonati) con una certa grazia che è frutto di varie caratteristiche. Prima fra tutte il linguaggio: Scardigli decide di adottare un vocabolario variopinto ma comunque familiare per ogni lettore; e poi c’è la struttura romanzesca, che partecipa allo stesso modo: se la presentazione dei personaggi sembra mostrare un ritmo blando, dopo le prime trenta pagine la narrazione procede con un montaggio alternato che nel finale diventa frenetico e palpitante. Da non dimenticare poi gli elementi che fanno presa su tutti i lettori: il triangolo amoroso tra i protagonisti (che genera quel minimo di tensione per far scoccare la scintilla), la presenza di una vera e propria femme fatale che scompiglia la vita di tutti i personaggi, la descrizione mimetica di un’epoca più semplice, e per finire la commistione tra realtà e fantasia che sembra essere la tendenza più gettonata nella letteratura contemporanea. Tutti questi elementi rendono Évelyne un giallo memorabile che, pur mantenendo alcuni capisaldi del canone della crime story all’italiana, riesce a ritagliarsi uno spazio inesplorato dove l’eleganza regna sovrana.

Evelyne

Anche il paratesto, il confezionamento del romanzo, segue la stessa direzione. In copertina troviamo un dipinto di Schiele che ci mostra una donna aggraziata e conturbante allo stesso tempo, così come il testo racchiuso all’interno del libro. Anche il tipo di carta scelta, di alta qualità, contribuisce all’eleganza dell’opera. Interlinea è riuscita nell’impresa di realizzare un libro a tutti gli effetti popolare senza però scadere nella sciatteria, sia dal punto di vista del testo, che del prodotto editoriale. Come nota finale, ricordiamo che Évelyne. Il mistero della donna francese è uno dei sei romanzi finalisti per il Premio Bancarella, tra i più prestigiosi in Italia, che consacra le opere più lette dal pubblico (specialmente quello più generalista) e più apprezzate dai librai indipendenti. Proprio per le caratteristiche messe in luce sin qui, è nostra opinione che il romanzo abbia tutte le carte in regola per ambire alla vittoria.

Se vi foste persi la nostra ultima recensione, la trovate qui: http://www.mastereditoria.it/ilblog/icardi-e-lannusatrice-tra-profumo-e-amore-recensione/

Emanuele Malpezzi

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