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L’importanza delle librerie: Reynolds e De Giovanni al Salone del Libro

Continuano gli appuntamenti con l’edizione speciale del Salone del Libro, #SalToEXTRA, luogo virtuale di incontro e scambio. Nell’ambito dell’evento non poteva mancare una riflessione su uno dei grandi attori della filiera editoriale: le librerie. A offrire spunti in merito sono stati, nel pomeriggio, Michael Reynolds e Maurizio De Giovanni.

Michael Reynolds e  il mercato americano

A intervenire per primo Michael Reynolds, editor in chief di Europa Edition, casa editrice indipendente con sede a New York e Londra voluta dai fondatori di Edizioni E/O. Europa Edition ha portato, tra gli altri, Elena Ferrante negli Stati Uniti, il cui mercato non è troppo aperto alla traduzione di prodotti non anglofoni. Come spiega Reynolds, Sandro Ferri e Sandra Ozzola hanno intercettato per tempo un’opportunità commerciale, comprendendo che il mercato stava cambiando.

«Non c’è grande diffidenza da parte dei lettori. I lettori americani sono per lo più simili agli altri. Vogliono leggere una cosa bella, importante, divertente. Non importa molto da dove viene il libro. Semmai l’ostacolo c’è stato da parte degli editori americani», spiega Reynolds. «Per un motivo o l’altro non sono stati molti accoglienti, non hanno cercato i libri altrove. Spero che adesso questo stia un po’ cambiando anche grazie ai nostri successi».

Reynolds ha sottolineato dunque l’importanza di creare ponti tra i mercati, ma anche di coinvolgere attivamente in questo processo tutti i protagonisti del settore, tra cui i librai. Se è vero che la catena di distribuzione è in qualche modo rimasta attiva nel momento di crisi, Reynolds sottolinea la mancanza di «spazi fisici e propositivi», facendo riferimento alle librerie indipendenti quali «grande motore di scoperta».

L’ottimismo nel suo intervento è però palpabile. Michael ha infatti concluso con un bel messaggio riguardo l’editoria, invitandoci a tenerlo a mente nel prossimo futuro:

La gente vuole ancora leggere, anzi forse ora il libro gli sembra ancora più rilevante rispetto a due/tre mesi fa. Credo che questa sia un’informazione importante da non dimenticare. Mentre altri settori lottano per rimanere rilevanti, il settore del libro lo è ancora. Il lavoro dello scrittore lo è ancora.

Maurizio De Giovanni: la libreria come “cattedrale del senso”

Anche Maurizio De Giovanni è intervenuto in merito all’argomento libreria, con un discorso mosso più dal suo animo di lettore che di scrittore. Parole sincere in cui, da amanti dei libri, è facile rispecchiarsi. «Io sono cresciuto nelle librerie. La libreria è un’esperienza sensoriale», ha infatti detto. «Udito, occhi, olfatto… l’odore dei libri nuovi, diverso ancora da quello delle biblioteche… e poi il tatto! Passare la mano sul dorso dei libri… E tutto questo impatta anche sul gusto, perché i libri hanno un sapore che poi ti rimane dentro. La libreria è una cattedrale del senso. Questo è assolutamente non replicabile»

De Giovanni ha ragionato sulla grande molteplicità di contenuti e narrazione che i media attualmente ci offrono, anche a discapito della lettura, ma senza demonizzarle. Al tempo stesso, ha riconosciuto il grande valore del commercio online (soprattutto in questo momento di isolamento). La compresenza di questi elementi e la loro autonoma rispettabilità, però, deve indurci a non trascurarne nessuno. E soprattutto a non dimenticarci proprio delle librerie e del loro grande «ruolo di divulgazione». E infine, come Reynolds, ha puntato lo sguardo su quello che la lettura può significare in momenti di crisi, anche riscoprendo il suo stesso ruolo:

Leggere è un viaggio. La narrativa ha la stessa funzione di quando è nata, quando si raccontava attorno a un fuoco per non aver paura degli animali feroci. Serve a questo: a passare la notte e non avere paura. 

Francesca Aliperta
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