di fulvio vite in fuga
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Luca Di Fulvio e le sue vite in fuga

«Quel mondo uccideva le persone anche quando le teneva in vita».

Quel mondo è la mafia che si attacca a Rocco «come colla», è la vita di Raquel e delle altre ragazze costrette a prostituirsi al Chorizo, è la chiusa mentalità di un paese siciliano, secondo la quale Rosetta e tutte le donne devono sottostare al volere maschile. La figlia della libertà è tutto questo.

Siamo ad inizio Novecento e Di Fulvio fa incontrare a Buenos Aires queste vite in fuga, in cerca della libertà, e ne incrocia i destini. Le storie dei personaggi si alternano l’una all’altra dando vita a un perfetto intreccio fatto di alta tensione narrativa, capace di coinvolgere il lettore senza fargli perdere quel famoso “filo”. E così si percorre un viaggio lungo più di 600 pagine attraverso personalità diverse, ma accomunate da quella volontà di crearsi un futuro migliore, tra lotta e compromessi. Abbiamo una storia che è sintesi di storie, una narrazione che, lasciando molto spazio al dialogo tra i personaggi, ne indaga l’io più profondo, tra forze e debolezze. È il racconto di chi ha il coraggio di parlare o di tacere, di chi inizialmente riconosce nell’altro la sua stessa paura per poi apprezzarne la «luce della dignità». I personaggi, quindi, diventano l’uno la forza dell’altro e contrastano fortemente con quelli che potremmo definire gli “antagonisti”. Se a primo impatto i tratti caratteriali di questi ultimi possono sembrare ben delineabili, solo entrando nel clou della narrazione si riescono a cogliere le sfumature e le ragioni delle loro azioni, a dimostrazione che cattiveria e sofferenza vanno spesso a braccetto.

di fulvio

Ogni vicenda è narrata con una scrittura realistica e cruda, fatta di un lessico diretto e colloquiale che disegna a parole quello che accade e connota fortemente le molte e diverse ambientazioni. Ci si trova ora nell’entroterra siciliano, ora nella periferia della capitale argentina, passando da una libreria e addirittura da un mercato della carne, ma il realismo con cui Di Fulvio riesce a dipingere tali luoghi rimane esemplare. È un racconto dinamico, alimentato da colpi di scena e condito da quel pizzico di sentimentalismo che compensa abilmente la forte durezza.

Già autore di grande successo in Germania, Di Fulvio torna a riproporre temi che al giorno d’oggi trovano terreno fertile: l’emigrazione e il riscatto sociale. Il titolo e l’immagine di una donna in copertina suggeriscono una narrazione dal punto di vista femminile, ma l’autore, pur partendo certamente da protagoniste donne e dalla loro dichiarata volontà di emancipazione e riscatto, allarga questa missione anche alla dimensione maschile, in questo caso individuata in Rocco, ed estende così a livello universale questa ricerca di libertà. Emblematico, inoltre, il gioco di forza tra potere maschile e femminile, che esula da luoghi comuni e farà da sfondo a tutta la storia ideata da Di Fulvio.

«All’inizio i maschi del barrio l’avevano ammirata per quello che aveva fatto. Ma poi si erano sentiti minacciati. Da lei e dalle altre donne che all’improvviso credevano di potersi unire e creare una catena di solidarietà. Donne che avevano cominciato a usare termini pericolosi come “giustizia” o “libertà”, parole che stavano bene in bocca agli uomini, non alle femmine. Perché quelle parole, in bocca a una donna, potevano sottointendere un altro termine, ben più scandaloso, che era “uguaglianza”. Parità di diritti».

Giulia Pagliuca

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