Mappare la realtà. Angelo Zinna e l’editoria turistica
Scrittore, giornalista, fotografo e autore di guide di viaggio, Angelo Zinna ha trasformato anni di nomadismo tra tre continenti in una professione editoriale. Dopo l’esordio con Un altro bicchiere di Arak (Villaggio Maori Edizioni 2016), cronaca di un viaggio in solitaria sulla Via della Seta, ha consolidato il suo percorso professionale specializzandosi in reportage e contenuti sullo spazio post-sovietico, come i podcast di successo Cemento e Kult. È una delle firme di riferimento di Lonely Planet, per cui ha curato e aggiornato numerose guide. Cura inoltre la newsletter Collisioni, dove raccoglie storie e riflessioni dai suoi viaggi.
1. Il tuo percorso unisce giornalismo, scrittura e attività di blog. Come sei arrivato all’editoria turistica? C’è stato un momento preciso in cui hai capito che il viaggio poteva diventare anche un lavoro editoriale?
Il mio percorso è iniziato con l’autopubblicazione di piccole guide in PDF sulla vita in Australia e Nuova Zelanda, dove mi sono trasferito per alcuni anni, prima di viaggiare in Asia. Sono stati i miei primi tentativi di scrivere una cosa simile a una guida di viaggio. Il salto verso l’editoria professionale è avvenuto nel 2016 con l’uscita di Un altro bicchiere di Arak: è stato il momento in cui ho iniziato a pensare che la scrittura potesse diventare un lavoro. Successivamente, ho scelto di strutturare la mia formazione iscrivendomi a Lettere a 27 anni. Ho iniziato a costruire un portfolio collaborando con testate internazionali, come “Matador Network”. Su questa rivista ho scritto riguardo a temi specifici che mi interessavano particolarmente (Asia centrale ed ex Unione Sovietica). L’approdo a Lonely Planet è avvenuto quando sono tornato in Italia nel 2020. Cercavano un autore per un aggiornamento su Roma. Da lì è iniziata una collaborazione che dura da sei anni, lavorando in lingua inglese su destinazioni come Toscana, Finlandia e Paesi Baltici.

2. Quali sono le fasi di lavorazione di una guida, dalla ricerca sul campo alla pubblicazione? Quale di queste fasi preferisci?
L’editore assegna un progetto con un budget, un numero di pagine prestabilito e una scadenza. Il mio lavoro parte dall’incrocio tra spazio e tempo: consulto la mappa per la logistica e la letteratura per comprendere il racconto storico e culturale del luogo. Una volta sul campo, cerco di bilanciare le grandi attrazioni con scoperte impreviste nate dai contatti locali. La guida è un progetto vivo: anche dopo la pubblicazione continuo a raccogliere dati per le edizioni successive. All’interno di una realtà come Lonely Planet mi interfaccio con i cosiddetti destination editor, che fungono da project manager e, a consegna avvenuta, con i copy editor per la revisione del testo. Vedere una cosa che nasce come un’idea molto astratta e prende forma attraverso il contatto con il territorio, secondo me è una cosa molto bella. Quindi direi che mi piace ogni fase della lavorazione di una guida di viaggio.

3. Quali sono le fasi di lavorazione di una guida, dalla ricerca sul campo alla pubblicazione? Quale di queste fasi preferisci?
L’editore assegna un progetto con un budget, un numero di pagine prestabilito e una scadenza. Il mio lavoro parte dall’incrocio tra spazio e tempo: consulto la mappa per la logistica e la letteratura per comprendere il racconto storico e culturale del luogo. Una volta sul campo, cerco di bilanciare le grandi attrazioni con scoperte impreviste nate dai contatti locali. La guida è un progetto vivo: anche dopo la pubblicazione continuo a raccogliere dati per le edizioni successive. All’interno di una realtà come Lonely Planet mi interfaccio con i cosiddetti destination editor, che fungono da project manager e, a consegna avvenuta, con i copy editor per la revisione del testo. Vedere una cosa che nasce come un’idea molto astratta e prende forma attraverso il contatto con il territorio, secondo me è una cosa molto bella. Quindi direi che mi piace ogni fase della lavorazione di una guida di viaggio.

4. Come si costruisce l’affidabilità di un contenuto turistico nell’epoca dei social e dei blog? L’editore, e dunque la guida turistica classica, è una garanzia di qualità?
L’affidabilità di una guida deriva dal processo di creazione della guida stessa: il lettore paga per informazioni verificate per mesi o anni da professionisti e filtrate da una casa editrice. Mentre i social vivono di velocità e quantità, il libro richiede tempi lunghi che garantiscono maggiore accuratezza, pur con il limite fisico dell’obsolescenza (un ristorante può chiudere dopo la stampa). Credo comunque che i due mezzi non siano esclusivi, ma complementari. Forse bisogna fare una riflessione in più sul perché le persone viaggino, dato che i social sono fortemente orientati verso l’aspetto estetico del viaggio. Alcune guide hanno provato a emulare questo approccio tramite prodotti più visuali, ma c’è da chiedersi se non sia un errore.

5. Come si gestisce il problema dell’obsolescenza nelle guide turistiche?
Lonely Planet aggiorna le destinazioni principali ogni due anni, un ritmo che solo pochi grandi editori possono sostenere economicamente. Tra la scrittura e l’uscita passa circa un anno: in quella fase cerchiamo di dare priorità a luoghi con un valore storico consolidato, pur inserendo novità per dimostrare la presenza sul territorio. Inoltre, l’ecosistema digitale dell’editore (sito, social, articoli online) supporta il cartaceo con aggiornamenti più frequenti.
6. Come immagini il futuro dell’editoria turistica? Il cartaceo scomparirà?
Non vedo la scomparsa dei libri a breve. Anzi, noto un ritorno all’analogico come reazione al sovraccarico digitale. La guida cartacea viene acquistata per risparmiare tempo nella ricerca, per il piacere della consultazione o persino come oggetto da collezione. Il vero punto interrogativo riguarda l’intelligenza artificiale: le informazioni standardizzate e di massa possono già essere gestite meglio dai software. La sfida futura per l’editoria non sarà solo il supporto fisico, ma capire come evolverà il turismo stesso in un’epoca di forte conformismo dei viaggiatori.
di Chiara Ferrara


