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La banalità del dolore: “Le notti blu” di Chiara Marchelli

le notti blu
Le notti blu
Chiara Marchelli
Giulio Perrone Editore, pp. 233
€ 15,00

di Laura Gialdi

 

Le notti blu, titolo dell’ultimo romanzo di Chiara Marchelli, sono quelle che i due protagonisti Michele e Larissa trascorrono insonni nel ricordo ossessivo del figlio, Mirko, che non c’è più. Sono passati cinque anni da quel 31 dicembre 2009 in cui decise di ingerire tre scatole di zolpidem una dopo l’altra, senza una spiegazione o un perché apparente. Cinque anni durante i quali la vita di Michele e Larissa, che da quarant’anni abitano a New York, non è stata più la stessa pur continuando a scorrere come sempre: le lezioni di Michele alla New York University, le passeggiate domenicali con Larissa a Battery Park, i piccoli rituali quotidiani che scandiscono le giornate ammantandole di una normalità fittizia. Michele e Larissa si stringono l’uno all’altra per superare insieme la tragedia che li ha colpiti lasciandoli in balìa di un “dolore sordo”, lacerante, che non dà tregua.

 

Il legame tra i due sembra indissolubile, ma un’improvvisa telefonata dall’Italia rivela la fragilità del loro equilibrio. Caterina, la donna che Mirko aveva sposato e per la quale si era trasferito a Genova rinunciando a una brillante carriera accademica presso la Columbia University, ha trovato una lettera di un avvocato indirizzata al defunto marito per un riconoscimento di paternità. La notizia lascia Michele e Larissa sgomenti: possibile che Mirko, il figlio che avevano cresciuto così amorevolmente, avesse una doppia vita e loro non ne sapessero nulla?
Da questo momento, le strade dei due protagonisti si dividono. Mentre Larissa non accetta l’idea che il figlio possa averla tenuta all’oscuro di tutto rifiutandosi di dar credito alla lettera, Michele affronta la questione da una prospettiva diversa: forse Mirko ha davvero avuto un figlio con un’altra donna, forse qualcosa di lui vive ancora

 

Con semplicità e delicatezza, Chiara Marchelli entra nelle vite dei suoi personaggi rendendo partecipe il lettore della loro sofferente intimità. La sua scrittura asciutta e senza sbavature riflette il dolore composto dei protagonisti, un dolore che nei silenzi e nei molti non detti si percepisce violento, pronto a esplodere da un momento all’altro ma tenuto a bada da sonniferi e antidepressivi. Procedendo a zigzag tra passato e presente, la scrittrice ricompone la storia di una famiglia normale costretta ad affrontare l’“abominio illogico e assurdo” di un figlio che si toglie la vita e a fare i conti con una scomoda verità: a volte le persone che si conoscono meno sono proprio quelle a noi più vicine.