Recensioni

Malaparte. Morte come me. La grande prova dello scrittore.

 

 

Malaparte. Morte come me

Monaldi & Sorti

Baldini & Castoldi, pp. 494

18,00 €

di Giulia Grosselle

«È tutto il giorno che la cerchiamo, signor Malaparte», disse Marelli, quello alto e calvo. «Abbiamo delle comunicazioni da farle. C’è un procedimento penale contro di lei, con l’accusa di omicidio.»

Si apre così il romanzo di Rita Monaldi e Francesco Sorti, autori di successo internazionale con la serie di gialli storici che vede protagonista l’abate Atto Melani. In questo libro la coppia abbandona le atmosfere seicentesche per accompagnare il lettore nell’Italia dominata dal fascismo e lo fa attraverso le parole e gli occhi dello scrittore Curzio Malaparte.

È l’estate del 1939 e lo spettro della Seconda Guerra Mondiale incombe ogni giorno di più. Non per questo si fermano i fastosi e scintillanti ricevimenti delle ville di Capri, dove politici di rilievo, ufficiali delle SS e spie si incontrano con nobili, miliardari e artisti di tutto il mondo.

Proprio ad una festa organizzata dall’icona dell’eleganza Mona Williams, due ufficiali dell’OVRA – la polizia segreta del Duce – avvicinano lo scrittore per informarlo che su di lui pende l’accusa di un omicidio. Incolparlo della morte della giovane poetessa inglese Pamela Reynolds, avvenuta quattro anni prima, è un’abile mossa per eliminare un personaggio scomodo per il fascismo quale è diventato Malaparte, troppo imprevedibile e irriverente.

Consapevole di questo, lo scrittore decide di darsi alla macchia e di condurre un’indagine in prima persona, sapendo di poter contare sull’aiuto di pochi amici: il suo cane Febo, il principe di Sirignano, un pittore, e un camorrista. La sua strada incrocia quella di Lucia, una maestra che giocherà un ruolo chiave nella vicenda, e quella di altri personaggi che lo illumineranno su molti retroscena della storia contemporanea: la Scuola di Capri fondata da Maksim Gorkij e le divisioni interne al partito bolscevico, gli interessi di alti ufficiali nazisti, la superstizione dello stesso Duce.

La trama si sviluppa a partire da un’accurata ricostruzione storica, che non si limita a fungere da sfondo ma si intreccia agli eventi narrati, dando vita ad un romanzo capace di tenere inchiodato il lettore fino all’ultima pagina, in attesa della rivelazione finale. I colpi di scena si susseguono, rimescolando le carte e costringendo protagonista e lettore a tornare sui propri passi e a riconsiderare ogni ipotesi.

La voce di Malaparte si avverte con forza; gli autori hanno volutamente ripreso lo stile del noto scrittore e alcuni dei suoi stilemi personali per lasciarne emergere la personalità.

Del resto è lui stesso a creare la storia. Una delle peculiarità del romanzo consiste proprio nel gioco di livelli letterari che si incastrano alla perfezione: Malaparte, al pari di Monaldi e Sorti, basa il racconto delle sue vicissitudini su alcuni eventi reali della propria vita, ma lo fa romanzandoli, presentando al pubblico quello che è, a sua volta, un’opera letteraria.

Dovevo riflettere bene, prima di agire. Ogni mio passo sarebbe rimasto nero su bianco, scolpito dalla mia stessa penna. Quella sera, infatti, non stavo vivendo una vera vita, ma (come ogni scrittore) la stavo raccontando. Mi avevano obbligato a farlo. Dopo aver scritto, non sarei più potuto tornare indietro. Ciò che era scritto, era scritto. Non avrei potuto cambiare nulla.

Spinto da una forza esterna, lo scrittore ripercorre tra flashback e flashforward alcuni episodi centrali della sua vita, nel tentativo di spogliarsi di ogni maschera e di mostrarsi per quello che è realmente. Arrivando infine a comprendere come un singolo piccolo gesto d’amore possa cambiare il destino di una persona.

Malaparte. Morte come me è un’opera dalle molte sfaccettature: romanzo storico, giallo, un percorso letterario alla ricerca di sé. Un libro che coniuga divertimento ed erudizione e non smette mai di sorprendere.

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