La creatività dell’editor. Intervista a Veronica Fonte, junior editor di Feltrinelli
Veronica Fonte, classe 1994, è Junior Editor per Feltrinelli (sezione infanzia) per cui svolge anche un ruolo di docente nei corsi online della piattaforma Feltrinelli Education, in cui cerca di spiegare agli allievi i segreti del suo lavoro.
Buongiorno Veronica, oggi, ad appena trentun anni, sei junior editor di Feltrinelli, per cui innanzitutto ti chiedo: come hai raggiunto questo risultato?
In realtà il mio percorso è stato piuttosto semplice. Ormai quasi quattro anni fa ho frequentato il master in editoria di Mondadori e ho svolto lo stage curricolare proprio qui, in Feltrinelli, come junior editor della sezione ragazzi: questo stage mi è stato rinnovato e ho continuato il mio percorso di formazione all’interno della casa editrice. Un iter classico, quindi, forse un po’ noioso (ride).
Cosa ti piace di più della letteratura per l’infanzia?
Io sono una grade appassionata di letteratura per l’infanzia, nel senso che si tratta di una scelta che ho fatto tanti anni fa, ancora prima di pensare di iniziare a lavorare nel mondo dell’editoria. Ci sono diversi aspetti, ma penso soprattutto che sia un ambito, questo settore, molto sfidante perché fare bei libri per bambini è molto difficile, molto più di quanto non si pensi, considerato che un buon libro per ragazzi può essere fruito anche dagli adulti e non viceversa. E poi il pubblico dei ragazzi è del tutto speciale: per esso provo una grande spinta emotiva!
Passiamo ora a parlare del tuo lavoro di editor. In esso qual è secondo te la parte più importante?
Sono convinta che in questo lavoro sia centrale essere flessibili e avere una buona dose di pensiero laterale. È infatti un ruolo che ti obbliga costantemente a capire quanto sta avvenendo “fuori”: perché ovviamente non si tratta solo di avere un gusto a livello di scelta letteraria, ma si tratta anche di intuire quello che può interessare effettivamente i lettori o quello che potrà interessarli in futuro.
Flessibilità e pensiero laterale in questo possono aiutare molto, perché ti inducono a trovare sempre nuove soluzioni e a cambiare la tua strategia a seconda delle difficoltà. Perché questo è soprattutto un lavoro pieno di imprevisti: consegne in ritardo, problemi di approvazioni, momenti di crisi degli autori… possono accadere mille cose ma bisogna sempre essere in grado di gestire le situazioni.
E qual è la parte che preferisci?
Senza dubbio la curiosità, l’applicare il pensiero creativo alle scelte editoriali che faccio, a come elaborare i progetti che mi coinvolgono.
Quanti testi ti capita di editare al mese?
È un po’ complicato darti un numero preciso perché mi capita di seguire diversi progetti contemporaneamente e spesso in modo parziale, dovendo solo accertarmi che ciascuno di essi parta col piede giusto. Ma se parliamo di editing, di libri che io seguo completamente, ti direi una media di tre quattro libri al mese, a volte di più.
Come avviene la scelta degli autori?
In diversi modi. Prima di tutto gli agenti letterari, figure fondamentali, soprattutto all’interno di una casa editrice strutturata come la mia, in cui c’è già tutta una rete di queste figure che si occupano di inviare le proposte di autori e opere; per cui fin da subito mi è stato detto: “Questi sono gli indirizzi degli agenti letterari che lavorano con noi, scrivi, presentati e di’ che ti mandino le proposte”. Questa è stata la prima cosa che ho fatto il primo giorno di stage: scrivere ad agenti nazionali e internazionali, perché io lavoro anche sulla narrativa straniera. L’editor si crea quindi questa rete che comprende anche uffici diritti di case editrici di altri paesi.
Poi c’è tutta la parte di scouting che deriva dalle mie letture personali, quindi mi capita di leggere un autore che ha scritto magari anche per altre case editrici, e decido se cercare di stabilire un contatto. Questo scouting ovviamente comprende anche i social in cui vi possono essere figure interessanti da coinvolgere il un progetto editoriale. Infine c’è il caso: i manoscritti interessanti possono capitarti fra le mani durante le fiere o provenienti da scuole di scrittura, ma anche da amici di amici e, in certi casi, da persone incontrate in modo del tutto fortuito.
Da questi incontri nasce necessariamente un rapporto. Qual è la cosa che ti piace di più di questo legame?
Mi piace lo scambio intellettuale che si crea. Certo, non sempre si crea un bel rapporto, perché siamo esseri umani: spesso ci sono anche aspetti legati al carattere per cui è inevitabile che i legami fra editor e autore non siano proprio idilliaci; ma lo scambio intellettuale con qualcuno che ha qualcosa di interessante da dire è in generale decisamente stimolante, e soprattutto mi da una grandissima soddisfazione specie lavorare a stretto contatto con autori esordienti, o ai loro primi libri, vedere quanto crescono e sapere che li sto aiutando a crescere nella loro professione. In questo modo nasce quasi sempre un legame molto speciale.
Quindi ti capita anche di stringere o di aver stretto rapporti duraturi con le autrici o autori con cui hai lavorato…
Assolutamente sì. Con alcuni siamo diventati proprio amici, con inviti reciproci alle feste di compleanno e cose di questo genere. Ma, in generale, si creano dei bei rapporti, in cui ci si sente volentieri, se ci si vede ai festival si va volentieri a bere una birra, anche perché si condivide un fatto, la scrittura di un libro, che è veramente personale, spesso intimo, faticoso e a volte sofferto, insomma un processo molto importante per le singole persone.
Qual è il libro che ti ha dato più soddisfazione editare?
In realtà oggi mi è molto facile dirlo: sicuramente “La figlia del gigante” di Ilaria Mattioni, che ha vinto il Campiello Junior nella categoria dai sette agli undici anni.
Questo è proprio uno di quei libri che ho scoperto per caso, non tramite agente: Ilaria era già autrice per una casa editrice indipendente, ma principalmente è una professoressa universitaria di Letteratura per l’infanzia e Pedagogia; io in questi anni ho svolto anche un dottorato di ricerca proprio in Storia della pedagogia, naturalmente con specializzazione in Storia della letteratura per l’infanzia, per cui, durante il mio lavoro di ricerca, ho conosciuto l’opera di questa autrice che ho contattato, nella sua qualità di docente, per chiedere il suo aiuto nel recupero di alcune fonti.
Avendo poi entrambe una “vita parallela”, io da editor e lei da autrice, abbiamo scoperto di condividere molte idee sulla letteratura per l’infanzia, per cui a un certo punto le ho domandato se aveva scritto qualcosa di nuovo; lei effettivamente aveva per le mani un manoscritto cui teneva molto e che aveva avuto una complessa vicenda editoriale. Mi sono subito innamorata di quest’opera che ho immediatamente proposto con molta insistenza in casa editrice. Il libro venne acquisito da Feltrinelli e da qui è iniziato tutto il lavoro di editing in cui mi è anche capitato di domandare all’autrice di aggiungere una parte al testo. Il finale in effetti sembrava tronco, mi dava l’idea di un respiro spezzato, pur essendo, la scrittura di Ilaria, una di quelle che richiedono veramente pochissimi interventi, essendo lei un’autrice molto brava ed esperta nel gioco della lingua e delle parole.
Il libro ha poi vinto il Premio Nazionale Gigante delle Langhe ed è arrivata, il 16 aprile scorso, la comunicazione della vittoria anche del Campiello Junior, uno dei più importanti premi di letteratura per ragazzi nel nostro Paese.
Per finire, quali consigli daresti a chi volesse approcciarsi alla tua professione?
In realtà non so se sono la persona più adatta per dare questo tipo di suggerimenti perché sono capitata per caso a fare l’editor: inizialmente, infatti, ero molto orientata verso l’ufficio diritti (un ambito che comunque considero molto interessante).
Io direi che innanzitutto bisogna leggere tantissimo, ma anche essere molto pazienti – perché non si arriva facilmente a svolgere questo mestiere, che del resto si impara facendo. Si deve poi essere capaci di assorbire quanto accade attorno a te ed essere aperti mentalmente: di nuovo ti direi che essere curiosi è fondamentale per un editor, e questo è un altro aggettivo che assocerei senza ombra di dubbio a questo meraviglioso mestiere.
Matteo Casanova
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