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Il Salone del Libro Extra apre con Alessandro Barbero

Inizia il Salone del Libro Extra

All’inizio un countdown, poi un breve video con alcune immagini di Torino, una Torino viva, pulsante. Poi
una scritta: «ripartiamo». «Ripartiamo dalla cultura, ripartiamo in sicurezza». Inizia così il Salone del Libro
Extra, un’edizione completamente nuova e diversa, tutta online, che noi ragazzi del “Master in Editoria” vi racconteremo sul nostro blog.

È il 14 maggio, sono le 19 in punto e siamo tutti collegati sulla pagina Facebook del “Salone del Libro di
Torino”. Oltre 3000 persone (poco dopo sarebbero diventate più di 4000) ad aspettare l’inizio di questo
evento così particolare e atteso, e fino a pochi mesi fa impensabile. L’incontro di apertura, tradotto anche
in LIS, è affidato al professor Alessandro Barbero, storico e piemontese doc, volto ormai amatissimo della
divulgazione italiana. Nella cornice di una Mole Antonelliana deserta il suo intervento è preceduto da una
breve introduzione di Nicola Lagioia, direttore del Salone, che sottolinea il grande lavoro dietro un’edizione
così diversa dal solito e ringrazia tutti coloro che parteciperanno.

 

Come abbiamo reagito alle catastrofi

Il titolo dell’incontro al Salone è “Conseguenze inattese”. Ovvero una veloce riflessione su come l’umanità nella storia
ha reagito alle catastrofi. «La Storia», ci dice Barbero, è «l’immenso catalogo di tutte le cose fatte dagli esseri
umani prima di oggi. È la collezione dei racconti e dell’analisi di come gli esseri umani si sono comportati
lungo tutto l’arco della loro esistenza di fronte a qualunque problema e a qualunque sfida». Interrogare la
Storia su questo argomento è un modo di guardare il presente e rivolgerci al futuro. Noi ci troviamo in una
situazione di grande difficoltà così come innumerevoli volte vi ci sono trovati gli uomini nel passato: come
hanno reagito davanti a questi momenti di crisi e quali sono state le conseguenze inattese?
In questa brevissima carrellata Barbero ci ha parlato tra gli altri dei Romani, che dopo aver affrontato una
grave epidemia di peste si sono ritrovati a comprendere l’importanza della forza lavoro e del capitale
umano, gravemente diminuito durante l’epidemia, e ad affrontare così il tema dell’immigrazione di forza
lavoro dalle popolazioni barbare. E poi della peste del ‘300, che ha quasi dimezzato la popolazione europea,
ma che ha anche lasciato grandi spazi di iniziativa per i sopravvissuti, con l’aumento dei salari e nuove
possibilità di mercato. E da essa l’intera Europa ha appreso una lezione importantissima anche per il futuro:
l’efficacia della quarantena nell’impedire la diffusione della pestilenza.

 

Ripartiamo

E allora è automatico che a un momento di crisi segua un cambiamento culturale, di abitudini, di
mentalità? La Storia ci insegna che non lo è. I cambiamenti culturali non sono garantiti, ma bisogna volerli.
Negli esempi che sono stati citati c’è sempre una fetta di umanità che, attraverso la politica e non solo,
rimboccandosi le maniche, lavora per un cambiamento, per un miglioramento. È solo volendolo e
creandone i presupposti che ci può essere un New Deal, come dopo la crisi economica del 1929. Ma non è
scontato che sarà così. Per fortuna, conclude Barbero, la Storia ci mostra che «l’umanità ha una
straordinaria capacità di reagire, di imparare dalle catastrofi, di ricostruire quello che è stato distrutto e di
imboccare strade nuove quando quelle vecchie si dimostrano dei vicoli ciechi». Ed è quello che ha visto
Gaetano Salvemini, che tornando in Italia dopo la Seconda guerra mondiale rimane meravigliato
dall’incredibile ripresa economica e demografica del Paese, e da questo formicaio umano «che è più rapido
a ricostruire di quanto non siano gli altri a devastare».
E allora, ascoltando le lezioni del passato, guardiamo al futuro, rimbocchiamoci le maniche e ripartiamo.
Ripartiamo in sicurezza, ripartiamo dalla cultura.

 

 

Giacomo Rebecchi