Recensioni

La cronologia sommersa del passato: “Riti privati” di Julia Armfield

La storia di tre sorelle e del loro riavvicinamento in un mondo che si inabissa: con Riti privati,
Julia Armfield torna in libreria ed esplora il lutto, la normalizzazione della catastrofe e il tentativo
di trovare uno spazio in cui comprendere sé stessi per riuscire a restare a galla.

Una distopia privata, nella quale la vera tragedia non è rappresentata tanto da un mondo che si avvia spedito e inarrestabile verso la sua fine, quanto dalla vicenda umana ed emotiva delle sue protagoniste; Riti privati, il secondo romanzo di Julia Armfield uscito in Italia per Mercurio nell’aprile 2026, affronta la vicenda di Isla, Irene e Agnes, tre sorelle che «si affacciano all’eventualità di una vita senza il padre, incerte sulle regole» e che sono costrette a ricucire il loro rapporto, da sempre compromesso proprio a causa dell’ingombrante figura paterna, nel momento in cui si trovano a doverne gestire l’eredità economica e morale. Sullo sfondo, una città che affonda: piove senza sosta da anni, gli edifici vengono gradualmente sommersi e nessuno si ricorda più come sia vivere all’asciutto, potersi muovere in automobile, non doversi confrontare con una catastrofe diversa ogni giorno.

Non è difficile, in quest’ambientazione disastrata, riconoscere l’impronta di quella climate fiction che, intrecciandosi alla critica capitalistica, sempre più spesso trova spazio nella letteratura contemporanea; la città in cui abitano le tre sorelle, pur non avendo un nome né una precisa collocazione geografica, ha una propria voce e dei paragrafi a essa dedicati – con una soluzione stilistica certamente interessante, per quanto non del tutto convincente –, e può raccontare le disparità sociali ed economiche a cui vanno incontro i suoi abitanti: del resto le tre sorelle, figlie di un architetto d’avanguardia che progetta edifici capaci di alzarsi sul livello dell’acqua in base alle mutazioni del dissesto idrogeologico, se la passano di certo meglio della gran parte della popolazione, nemmeno loro possono esimersi dall’andare a lavorare come se la crisi che le circonda non avesse alcun peso, anche quando significa ritrovarsi in «un posto reso inquietante dal vuoto, dal fatto che si dovrebbe essere al sicuro altrove».

Il nucleo centrale del romanzo resta però la sfera intima, perché l’elaborazione del lutto, la difficoltà di ammettere le proprie colpe e di aprirsi alle verità che gli altri possono disvelarci, l’introspezione e la ricerca di motivazioni che vadano oltre le semplici giustificazioni muovono la vicenda; i rapporti umani, in quella dimensione interiore di riti privati tanto affettivi e quotidiani quanto a tratti soprannaturali e inquietanti, si creano, si sgretolano, si evitano e si rincorrono, ma restano su un piano separato rispetto al disfacimento del mondo esterno e ai poteri sovrumani che vi partecipano e vi si oppongono. E una volta scalfita la superficie è impossibile trattenersi dallo scavare in un passato oscuro rimosso nel nome dell’autoconservazione: emergono allora frammenti di ricordi ed eventi traumatici che hanno un impatto fondamentale sulla vita delle tre sorelle, in particolar modo quella di Agnes, l’agnello sacrificale, spingendole a chiedersi «a che punto […] smettiamo di essere il prodotto diretto dei nostri genitori? A che punto comincia a essere nostra la colpa?», e se non sarebbe forse meglio «non soffermarsi sul prima e aspettare che il pensiero svanisca come un mal di testa che cessa all’improvviso, lasciando che a esistere sia solo il presente. Il mondo ridotto a un acquazzone e nessun pensiero che le cose sarebbero potute andare diversamente». Ma dimenticare un passato che pervade tutto, come la pioggia che si insinua nelle cantine, sommerge i piani abitati e travolge interi edifici, è impossibile, e farci i conti è indispensabile per venire a capo delle proprie debolezze umane; non sorprende allora che non si arrivi mai a una vera e propria conclusione e che non ci sia una risposta per nessuna delle questioni sollevate nel corso del romanzo: la verità permea tutto e allo stesso tempo sfugge in ogni momento, è inafferrabilmente sotto la superficie, incontenibile come l’acqua.

di Maria Vittoria Di Michele