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Il museo delle promesse infrante – Recensione

La lettura che questo mese vi proponiamo è la nuova uscita di Elizabeth Buchan, autrice già conosciuta agli occhi dei cultori della narrativa rosa con La rivincita della donna matura, edito nel 2006 da Piemme Edizioni e ripubblicato nel 2008. Di ritorno sotto la casa editrice Nord, la ritroviamo alle prese quest’anno con un nuovo romanzo in grado di appassionare un pubblico di lettori più eterogenei, senza rinunciare a ciò che «move il sole e l’altre stelle» e al tema che all’autrice risulta più congeniale: l’amore. Il romanzo, di recentissima uscita, s’intitola Il museo delle promesse infrante, titolo sicuramente evocativo e ambizioso (altrettanto quanto la copertina), ma che per tutta la durata della narrazione mantiene salda la responsabilità dell’aver incuriosito il lettore sin dall’inizio.

Se siete amanti di romanzi storici affiancati a storie d’amore, questo testo farà per voi. Premetto col dirvi che la parte dedicata al museo, quello (badate bene) delle promesse infrante, pare alle volte svolgere un ruolo abbastanza marginale all’interno di quella che sembra essere invece la più ampia cornice di sviluppo della storia: il passato di Laure, protagonista del romanzo nonché curatrice del museo stesso da cui il libro prende il titolo.

Accenni di trama e copertina

Già, perché in questo museo (cui in copertina vediamo esposti gli oggetti) non troviamo altro che i simulacri di tutte quelle promesse fatte e non mantenute, oggetti evocativi di quel dolore che coviamo dentro di fronte a delusioni subite, emblemi di ferite che non si rimarginano, in grado di far riaffiorare nei visitatori i traumi che avevano rimosso e che prima di varcare la soglia del museo giacevano nascosti negli anfratti polverosi delle loro menti. Volete un esempio? Che cosa potrebbe rappresentare un velo da sposa? «Ah, l’amore, un’orrenda colpa!», disse chi rinchiuse il suo cuore in un forziere. Provate a immaginarvelo, ve lo dico? Una promessa di nozze mancata. E così via, affogate anche voi nel mare delle promesse infrante immergendovi in questa lettura, ricordandovi però di riemergerne.

Il resto della narrazione (la maggior parte della trama, per la verità), verte sugli avvenimenti storici narrati con perizia di dettagli dalla mano dell’autrice e messi in bocca a Laure, catapultata dal suo museo di Parigi alla Praga del 1986, nel tetro panorama del regime sovietico, per mezzo del racconto che lei stessa svolge (con una qual certa uniformità e piattezza di tono, è lecito dirlo) a una giornalista sopraggiunta nella Ville Lumière interessata a redigere un articolo sul suo interessante museo.

Il cuore del romanzo

A questa sezione è dedicata la parte centrale del romanzo, che l’autrice svolge usando la tecnica del flashback e di altri salti temporali di cui la protagonista si serve per riportare alla mente il ricordo, indotto dalle domande della giornalista. Il vero perno del romanzo (lo ribadiamo) è infatti il passato di Laure, attorno cui si districa l’intera vicenda storica della Praga comunista e quella amorosa fra lei e Tomas, figura sulla quale aleggia un alone di rimpianto, la perdita di una di quelle tante famose occasioni della vita cui il museo mostra chiaramente di rappresentare.

Impressioni finali

Tra i vari giudizi letti a posteriori, mi sento (a onor del vero) di dover spezzare una lancia a favore di questo titolo che certo, per alcuni aspetti, parrebbe essere fuorviante rispetto a quella che poi è la trama (un intricato susseguirsi dettagliato e magari a tratti monotono di eventi storici afferenti al comunismo sovietico precedenti alla caduta del Muro). In fondo, se fossimo ogni tanto in grado di leggere oltre le righe, riusciremmo forse a comprendere che il museo di Laure non solo rappresenta l’allegoria della sua stessa vita ma potrebbe potenzialmente identificare l’esistenza di ognuno di noi, troppo spesso presi a fare promesse da marinaio, presto fatte e presto dimenticate, vittime e carnefici di quel gioco ai sentimenti su cui spesso la vita si costruisce, ferendoci l’un l’altro.

All’autrice si può forse rimproverare l’aver creato una sorta di pastiche tra generi letterari, un mix & match forse poco coeso, un “minestrone” di tante cose (narrativa rosa e romanzo storico in primis). Ma in fondo ci troviamo di fronte a un romanzo dalle poche pretese e qualora ogni tanto fossimo in grado di andare oltre il nostro snobismo intellettuale che solitamente ci contraddistingue, potremmo forse scoprire che esistono tante storie che meritano di essere raccontate e perfino apprezzate. E questa è una di quelle.

Che ci fai ancora qua? Parigi è dietro l’angolo, il museo delle promesse infrante ti attende, si deve fare i conti col proprio passato prima o poi! Prima il Louvre però, ovviamente.

Voto: 7 ½

Steven Gori